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Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection dimostra che i monster collector possono evolversi davvero | Recensione (PS5)

Dopo la prova al Tokyo Game Show 2025 e l’anteprima di un mese fa, era chiaro che Capcom con Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection non stesse facendo “il compitino” con il suo spin-off più colorato, ma che, anzi, ci stesse puntando parecchio sopra con un comparto tecnico ben ragionato e delle idee di game design molto valide.

Dopo aver esplorato in lungo e in largo ogni area delle terre di Azuria e di quelle proibite posso affermare che il nuovo capitolo di Monster Hunter Stories sia una vera e propria dichiarazione d’intenti, pur con tutti i suoi limiti che esploreremo a breve: avere voce in capitolo nel panorama dei monster collector, una voce molto grossa.

Mentre la saga principale di Monster Hunter continua a inseguire il realismo della caccia e il tecnicismo tra riflessi, coordinazione e crafting, Twisted Reflection abbraccia la narrativa e l’esplorazione come i suoi predecessori, ma nei panni di un Rider, un cavalcatore di mostri, tutti da collezionare, allevare e buildare.

In chiusura dell’ultima prova di Twisted Refelction avevamo azzardato un’opinione un po’ ingombrante, ossia che il gioco potesse essere uno sguardo sul futuro dei monster collector, e in un certo senso, soprattutto sul versante tecnico, lo è. L’importante è non insistere in paragoni a brand più altisonanti come Pokémon, o si rischia di snaturare l’identità unica di Monster Hunter Stories 3 che, pur con i suoi limiti, riesce a essere comunque una bella prospettiva su questo genere.

Una fiaba ricca di sorprese e pericoli

Per chi arrivasse qui senza conoscere i capitoli precedenti, va chiarito subito un punto: in Stories non sei un Cacciatore, ma un Rider. Questo significa che non abbatti i mostri per sport o per necessità di crafting (almeno in termini narrativi), ma crei un legame con loro, li allevi e li porti in battaglia come compagni a tutti gli effetti. Non è necessario, inoltre, conoscere i videogiochi precedenti per godere appieno della storia e delle meccaniche di Twisted Reflection, ma sapere almeno qualcosina del brand di Monster Hunter è sicuramente un valore aggiunto.

Twisted Reflection è un JRPG che basa molto della sua natura sulla trama: ha una storia estremamente curata e piacevole da seguire poiché la narrazione abbraccia una struttura molto tradizionale dove ogni archetipo di personaggio è esattamente al suo posto: l’eroe predestinato, il compagno fedele, l’amico ombroso… Tutto è collocato nel punto giusto e trascina il giocatore a vivere la trama con curiosità.

Il o la protagonista è il discendente di un regno i cui ecosistemi sono messi a dura prova da un morbo particolare dalle origini sconosciute, in grado di trasformare le creature nei cosiddetti mostri indomiti. Nella ricerca dei misteri legati a questa strana malattia incidono anche l’ottenimento di un uovo di Rathalos Scaglieblu dal quale nascono due gemelli, la scomparsa della madre del protagonista e l’insorgenza di un principio di guerra con un regno che vive più a sud. Nella ricerca di una spiegazione a quanto sta accadendo, il giocatore dovrà oltrepassare confini fino a quel momento invalicabili e a si troverà faccia a faccia con diverse verità, da quelle più personali a quelle che coinvolgono il destino di intere popolazioni.

Il modo di raccontare la sua storia è sicuramente un passo in avanti nell’architettura videoludica dello spin-off di Monster Hunter, ma non aspettatevi una rivoluzione copernicana; potremmo definire la storia di Twisted Reflection una bella fiaba colorata in cui i colpi di scena – a volte inaspettati, a volte un po’ telefonati – fungono da ottimo motore narrativo che spinge verso la prossima area o il prossimo mostro. Non manca, inoltre, un po’ di materiale emotivo. Se però non siete in vena di dialoghi e cutscene, niente paura: c’è modo di skipparli.

Sebbene l’intero intreccio regga bene per la stragrande maggioranza dell’avventura, verso le battute finali ho riscontrato alcune piccole incongruenze di senso, delle minime forzature narrative pur di far combattere il protagonista contro mostri specifici. Niente che rovini davvero l’esperienza, sia chiaro, ma si ha la sensazione che, nella fretta di chiudere i conti con il grande mistero dell’Ovalquarzo, qualche dettaglio resti ancora celato e inspiegabile dopo aver concluso il gioco.

Il cast di personaggi brilla nelle animazioni e nelle interpretazioni (è presente sia il doppiaggio giapponese che quello inglese), ma il discorso cambia un po’ quando si parla di approfondire il rapporto con loro in termini ludici: ogni membro che compone il proprio party porta in dote una serie di missioni che si sbloccano capitolo dopo capitolo, ma che purtroppo ricalcano sempre lo stesso identico schema per ciascun personaggio. In particolare, ho odiato con ogni fibra del mio essere i minigiochi di corsa. Purtroppo queste missioni sono fondamentali per sbloccare capacità dei personaggi che torneranno decisamente utili in gioco: armi e mostri differenti da quelli tradizionali.

Esplorare, equipaggiarsi e combattere

Sulla bella impalcatura della storia, Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection è stato in grado di costruire sopra un impianto ludico solido, divertente e, soprattutto, assuefacente in quasi ogni sua sfumatura. Le sensazioni avute in fase di anteprima sono rimaste inalterate nel prosieguo del gioco, con il solo limite che il picco esplorativo, personalmente, si è raggiunto con il Capitolo 2 e la sua verticalità. Le altre aree, per quanto interessanti e ben ragionate, non sono comunque state in grado di mantenere la stessa varietà di percorsi e zone.

Ogni nuovo Capitolo, infatti, sblocca una nuova area open map tutta da esplorare, ognuna con propri segreti e piccole zone raggiungibili solo a patto di aver davvero esplorato bene, e di avere le abilità giuste dei Monstie (termine usato per identificare i mostri addestrati per essere cavalcati e usati in combattimento).

In generale, il game loop di Twisted Reflection è molto chiaro e pericolosamente efficace: esplori grandi aree aperte, raccogli risorse, trovi e affronti mostri, metti le mani su nuove uova da far schiudere, fai crescere la tua squadra di Monstie e poi torni a tuffarti di nuovo nel mondo per verificare sul campo quanto sei diventato più forte e quanti altri Monstie ti mancano alla collezione. È un impianto che funziona perché alterna con ritmo intelligente la componente di avventura e scoperta con quella di pianificazione e ottimizzazione della propria build che consiste in quella del personaggio, del compagno scelto, dei rispettivi equipaggiamenti e dei loro Monstie cavalcati, i quali a loro volta hanno loro build genetiche!

Da questo punto di vista, Twisted Reflection assolve a pieni voti il ruolo di un JRPG monster collector, senza mai perdere di vista la sua identità “Monster Hunter” fatta di preparazione alla caccia, equipaggiamento e progressione. I Monstie non sono solo grandi mostri da abbattere per forgiarti un’armatura migliore, ma sono anche oggetto di collezione nel gioco e il tuo set di chiavi per muoverti nel mondo: ogni creatura ha sue abilità particolari che hanno effetto nell’overworld, come la capacità di planare, di saltare, di scavare, di arrampicarsi o di effettuare un attacco a soffio.

In sostanza, Twisted Refelction funziona perché ogni azione alimenta un’altra azione. Esplori per trovare tane, mostri e risorse; combatti per superare ostacoli e ottenere materiali; allevi nuovi Monstie per sbloccare possibilità nuove in battaglia; ottimizzi la squadra per affrontare mostri più impegnativi che, a loro volta, ti spingono a esplorare ancora più in là e a pianificare nuove build. Monster Hunter Stories 3 ti da sempre un motivo concreto per fare un giro in più nelle mappe.

L’unico neo a fine corsa è che il post-game mi è risultato poco soddisfacente e poco strutturato… Anzi, in realtà sarebbe azzardato anche chiamarlo post-game, dato che a fine storia è possibile ricaricare il salvataggio pre-finale solo per poter svolgere gli incarichi e le missioni secondarie lasciate in sospeso, nonché le riqualificazione degli habitat non ancora perfezionati. In altre parole, non ci sono nuovi contenuti se non la possibilità di sconfiggere i mostri invasivi, prima di allora delegati solo ad essere affrontati per farli scappare e sbloccare le uova di mostri in via d’estinzione.

Insomma, a fine gioco vi ritroverete comunque con del materiale giocabile, a patto che non ve lo siate già spolpato tutto lungo la progressione della storia, ma non è la stessa cosa di un endgame concepito per rilanciare davvero motivazione e progressione. Se siete il tipo di giocatore che ama chiudere il cerchio con sfide e ricompense dopo la trama, qui potreste avvertire un piccolo vuoto.

Trovare la quadra giusta in battaglia è divertente

Da buon monster collector che si rispetti, il combattimento di Twisted Reflection è ovviamente a turni e mette in scena scontri di gioco in stile JRPG: in battaglia il giocatore controlla il suo Rider affiancato dal Monstie attivo, oltre che da un compagno del corpo ranger e il suo Monstie. A fare la differenza non è la scelta della mossa più forte, ma della lettura esatta della situazione che comporta anche la scelta della mossa più efficace in base al contesto.

La strategia infatti si regge su due livelli sovrapposti; da un lato la triade Potenza, Tecnica e Velocità, ovvero lo stile con cui effettuare la mossa, la quale funziona come una morra cinese: la Potenza vince sulla Tecnica che vince sulla Velocità che vince sulla Potenza. E “vincere” contro lo stile avversario dà una ricompensa molto vantaggiosa, ossia la perdita del suo turno; dall’altro lato entrano in gioco le resistenze e debolezze elementali tipiche del brand di Monster Hunter, che cambiano da mostro a mostro.

Oltre agli attacchi “base”, entrano presto in gioco abilità con effetti specifici come colpi ad area, potenziamenti o debuff, mosse che infliggono status, mosse tarate più ad accelerare la rottura di parti di mostro, e così via. Insomma, una bella trasformazione a turni della stratificazione di strategie già insita nel brand Monster Hunter. Peccato che, cose peculiari come proprio la rottura delle parti di mostro, non siano visibili a schermo ma siano comunicate solo dall’Interfaccia di gioco.

Il combattimento a turni di Twisted Reflection parte con un’impostazione leggibile e confortevole (nonostante i menu tipicamente comlpessi da leggere inizialmente che sono un po’ la firma del brand Monster Hunter), ma più si avanza in gioco più le sfide si fanno toste e, soprattutto, cervellotiche, perché il gioco, come già accennato, non premia la semplice scelta della mossa più forte. Nelle fasi avanzate, anzi, le battaglie chiedono di ragionare build in modo più chirurgico, prevedendo pattern e finestre utili per strategie specifiche, e capitalizzando sulle sinergie tra Rider e Monstie invece di affidarsi allo strumento o alla mossa di turno.

Questa filosofia della lotta esplode proprio con i mostri invasivi, l’esempio più chiaro di come il titolo voglia costringere il giocatore a leggere lo scontro invece di spammare sempre la stessa mossa. Qui, infatti, l’approccio che risolve la battaglia è solo quello che consiste nell’annullare la strategia avversaria, spezzando il piano offensivo o difensivo che rende questi mostri pericolosi, ognuno a modo suo. È un tipo di sfida che cambia completamente le priorità delle scelte, e che soprattutto va compresa solamente dopo aver raccolto degli indizi prima dello scontro effettivo, e poi sfidando il mostro in questione e incappando nelle sue tecniche per impararne i pattern. Questo tipo di mostri, solo nel post-game possono essere davvero affrontati e battuti in maniera tradizionale.

Uova, habitat e geni

L’assuefazione di Monster Hunter Stories 3 esula dal solo combattimento, e affonda le sue radici nel collezionismo, una peculiarità tipica dei monster collector ma che in questo gioco ha una declinazione particolare: i mostri non si catturano, ma vanno allevati dopo averne schiuso le uova. Durante l’esplorazione delle mappe è infatti possibile imbattersi nelle Tane, delle piccole aree opzionali di rarità diversa in cui si possono raccogliere materiali, incappare in qualche mostro e, soprattutto, rubare uova.

Le uova di Monstie sono funzionali alla progressione: oltre a sbloccare un nuovo mostro nelle proprie scuderie da far ruotare nella squadra o da cui prendere mosse e abilità, è possibile liberarlo nelle aree per aumentare il Grado Habitat delle uova che si troveranno successivamente; si tratta di una meccanica essenziale per schiudere Monstie più rari e più forti o con mosse più particolari. Liberare mostri, inoltre, riqualifica l’intero habitat aggiungendo un tipo elementale in più ai mostri che ne fanno parte: una scelta che non è solo estetica (I Mostri assumono differenti colorazioni) ma anche strategica per le build dei Monstie.

In altre parole, gli habitat diventano un terreno creativo, un laboratorio dove poter sperimentare nuove strategie. Tra l’altro, aggiungere agli habitat mostri in via d’estinzione garantisce anche il ritorno di alcune sue varianti divergenti o più forti. Inoltre, quando il giocatore sblocca il Rito Sciamanico, diventa poi possibile trasferire i Geni da un Monstie all’altro. Questi Geni incorporano attacchi e abilità passive, e vanno sistemati in uno scomparto 9×3 che dà vita a un puzzle simile al Tris, dove conta anche mettere in fila simboli uguali o colori elementali uguali.

Le uova, in sostanza, non sono solo “nuove creature” da collezionare e gli habitat non sono solo uno “sfondo” dove cercarle, ma insieme diventano un sistema che spinge il giocatore a sperimentare, ottimizzare e, soprattutto, a voler cercare ancora un’ultima tana prima di spegnere la console.

Un’identità forte e solida

Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection è il capitolo in cui la serie spin-off sembra finalmente pronta a riconoscere la propria identità senza più compromessi e storture. La saga non ha mai puntato al realismo dei capitoli principali del brand, ma è riuscita con questo terzo spin-off a raggiungere comunque un livello di identità meno “fanciullesca” e “chibi”, sfruttando una narrazione matura e un character design in grado di rivolgersi a un pubblico più adulto.

Anche dal punto di vista artistico, l’estetica, nonostante il cel-shading colorato, avvicina l’opera a qualcosa di più solenne dei precedenti capitoli. È una scelta che comunica da tutte le parti l’ispirazione palese ai capitoli di The Legend of Zelda per Nintendo Switch, ma che fa bene anche al clima rilassato e distensivo da vivere durante l’esperienza di gioco, che nei suoi combattimenti più avanzati richiede comunque un dispendio di cervello e neuroni non passivo.

Nelle mie tante settimane di gioco, grazie a Capcom che ci ha fornito il videogioco con un anticipo mostruoso, la resa visiva è risultata solida e fluida, e il RE Engine qui è sembrato trovarsi più a suo agio che nei capitoli centrali della saga grazie a questo approccio meno ossessionato dal dettaglio realistico. Persiste, però, purtroppo, un fastidioso pop-in degli NPC nelle aree più affollate, che per fortuna sono due città e che quindi non includono la presenza di pericoli.

Anche la musica contribuisce in modo netto a questa sensazione di maturità e importanza, facendo da collante emotivo tra esplorazione, scoperta e svolte narrative con temi che puntano più all’epica “da viaggio” e avventura che alla tensione della caccia. Quello che arriva pad alla mano è che il comparto sonoro di Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection sia più “autonomo” e riconoscibile dei precedenti capitoli, molto più in sintonia con la natura avventurosa del titolo.

E come non parlare delle animazioni curate in ogni minimo dettaglio, anche nell’esecuzione delle mosse speciali, ognuna diversa per ogni mostro? Il livello tecnico-artistico raggiunto per questo gioco dovrebbe far riflettere molto sul perché i monster collector non abbiano mai raggiunto prima questa qualità. Meno male che ci sta pensando Capcom.

Ambizioso e coraggioso

Monster Hunter Stories 3: Twisted Refelction sa dove vuole stare: in un territorio in cui l’ambizione non è un vezzo da comunicato stampa, bensì una direzione chiara, coerente, inseguita fino in fondo con una sicurezza che traspare dal ritmo dell’avventura e dalla qualità complessiva della messa in scena. I suoi difetti non spariscono – qualche ripetizione strutturale, un post-game che non rilancia davvero il game loop – ma sembrano più le inevitabili crepe di un grande e solido edificio, che non le fondamenta fragili di un’esperienza traballante. E soprattutto, una volta posato il pad, resta un merito che pesa più di ogni discorso: Twisted Reflection non ha bisogno di essere “l’evoluzione mancata di Pokémon” perché è finalmente un Monster Hunter Stories adulto e consapevole delle proprie potenzialità, un ottimo punto di vista sul genere monster collector che, finalmente, sta cominciando a differenziarsi su grande scala.

Voto: 9

This post was published on 9 Marzo 2026 16:00

Alessandro Colantonio

Game designer in erba e chitarrista a tempo perso. Nasce all'ombra del Vesuvio nel 1991, muove i suoi primi passi nel mondo dei videogiochi su un Windows 95 all'età di 5 anni, e diventa presto un Allenatore di Pokémon. Bazzica tra radio web e band durante i suoi studi universitari tra Napoli, Roma e Milano, si parcheggia nella fan-community di Pokémon Milennium dove instaura il suo regime dittatoriale da caporedattore, costruendo una macchina da recensioni e contatti e diventando inconsapevolmente PR. Oggi, oltre a prestare le sue dita a Player.it per articoli, recensioni e approfondimenti, figura anche come PR abusivo per il comparto giochi da tavolo e giochi di ruolo. I suoi generi preferiti sono i gestionali, gli strategici, i tattici e i GDR. Ma essendo un accumulatore seriale di videogiochi, cerca sempre di giocare ogni titolo che gli capita sotto mano. Fa parte anche del collettivo GDR Weirdoor e dell'organizzazione di Roll!Fest - Bracciano International RPG Festival.

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