Stray | Recensione (PC): quando il gatto c’è, i robot ballano

stray copertina

Cosa potrà mai fare un soriano rossiccio piombato nei bassifondi di un mondo post-apocalittico? I gatti sono già i padroni dell’Internet, ma in Stray, un tenero micio diventa anche portatore di speranza per l’intero pianeta.

L’avventura felina di BlueTwelve Studio e Annapurna Interactive è disponibile per PC e PlayStation, anche gratuitamente con PS Plus: l’abbiamo provata per voi.

Cadere (quasi) sempre in piedi

Sin dai primi attimi di gioco veniamo catapultati nel role-play del gatto, tra miagolii, balzi, fusa e sessioni di affilamento degli artigli sulla corteccia degli alberi in una rigogliosa radura abbandonata. Presto però la quiete della nostra “vita da gatti” verrà scombussolata da un incidente che ci farà sprofondare in un abisso a noi ignoto, dal quale cercheremo di evadere risalendo con l’aiuto di alcuni nuovi amici che incontreremo lungo la strada.

Nelle profondità della Terra risiede un’intera popolazione robotica che vive imitando quella umana, ormai scomparsa, e desidera scoprire cosa c’è in superficie. A bloccare i robot nei propri centri abitati sono gli Zurk, degli acari mutanti arancioni che divorano qualunque cosa, anche il metallo – e sono in tutto e per tutto simili agli Headcrab di Half-Life. Per colpa di queste misteriose creature, tentare la risalita è praticamente un suicidio, ma l’arrivo di una creatura agile, impavida e miagolante potrebbe cambiare la situazione.

Il gameplay di Stray ha una struttura a capitoli abbastanza lineare, infatti i salti sono scriptati e per tutte le ore di gioco si ripetono quasi sempre le stesse meccaniche con alcune variazioni.

Potremmo distinguere due fasi principali: l’esplorazione e la fuga.

La fase esplorativa è fortemente presente nei centri abitati, in quei capitoli dedicati alla ricerca di oggetti e alla soddisfazione di quest affidateci dai robot residenti. Stray in questo non si discosta molto da titoli del suo genere, ma riesce a far sfruttare al meglio al giocatore l’agilità dei movimenti del gatto, così da consentire una buona esplorazione sia orizzontale che verticale.

Raggiungere i tetti non sarà solo un modo per godersi la vista dall’alto, ma sarà fondamentale per trovare gli oggetti richiesti e proseguire nel gioco. Questa fase è molto rilassata e viene arricchita dalla presenza di alcuni collezionabili extra che vi permetteranno di passare qualche ora in più sul gioco anche a campagna principale conclusa (purtroppo però questi non prevedono una ricompensa particolare se non quella di sbloccare il trofeo dedicato).

La fuga invece si ripresenta ogni qual volta il nostro gattino dovrà proseguire nel suo percorso verso la superficie, o sarebbe meglio dire l’Oltre, utilizzando la nomenclatura del mondo di gioco. Queste fasi sono ad alta intensità e possono richiedere un paio di tentativi in base all’abilità del giocatore: ci si ritroverà a risolvere semplici puzzle ambientali, evadere in pieno stile stealth e soprattutto scappare dagli Zurk assetati di sangue. Ogni morte è un colpo al cuore per gli amanti dei gatti.

Se volessimo cercare una motivazione canonica al respawn del personaggio, potremmo in questo caso basarci sulla credenza popolare delle “9 vite” dei felini domestici. In Stray avrete fortunatamente infiniti tentativi, quindi non abbiate paura del fallimento nelle fasi maggiormente ricche di azione, dato che i checkpoint sono frequenti e i tempi d’esecuzione richiesti non sono così ristretti da risultare snervanti ai meno avvezzi al genere.

Certo è che se cercate una rilassante avventura con protagonista un gattino carino, questo non è il titolo che fa per voi.

Forse una delle critiche maggiori da muovere al gioco risiede proprio nell’assenza di un preciso target, dato che da una parte i casual gamer potrebbero trovarsi in difficoltà a superare alcune fasi del gioco, mentre i veterani lo potrebbero trovare privo di sfida. Aggiungere qualche impostazione relativa alla difficoltà avrebbe permesso una maggiore personalizzazione del gioco e un più ampio consenso.

Vi ricordiamo che anche se in copertina c’è un micio, non vuol dire sia un gioco per bambini, infatti è classificato PEGI 12.

Gli Zurk possono essere intrappolati dietro queste porte con l’uso di un po’ di logica

Il gatto potrà interagire col mondo circostante in maniera variegata, zampettando su tastiere e pianoforti o combinando guai in città, ma non sempre gli abitanti saranno programmati per reagire alle sue malefatte!

Almeno, questa assenza di coinvolgimento ci lascia liberi di distruggere tutto ciò che vogliamo senza farci problemi.

La gatta sul tetto che… meraviglia

Qui sotto ci sono dei PICCOLI SPOILER relativi ai contenuti e alla trama del gioco; non venire a insultarci sui social se per te essere all’oscuro di tutto è importante, grazie.

I palazzi in rovina, le insegne al neon, i giochi di luci nei vicoli e una popolazione di robot che vive similmente a quella umana, coi suoi meccanismi sociali, le sue credenze, gli hobby e i vizi dei loro originari creatori.

In questo paragrafo entreremo un po’ più nel profondo di quello che è l’universo di Stray, dunque alcuni contenuti potrebbero risultarvi spoiler se avete intenzione di giocarlo e scoprire personalmente come funziona la nuova società organizzata del futuro.

I maggiori dettagli sul mondo distopico di Stray ci vengono dati collezionando i Ricordi, punti luminosi coi quali è necessario interagire per leggere brevi appunti sulla vita prima e dopo l’estinzione umana. Si sente forte la critica sociale che divampa dagli accumuli di spazzatura dai quali sono sommersi i sobborghi, dalle caste nelle quali anche i robot si sono distinti, finendo per ripetere gli errori dei loro creatori.

Ci ha sorpresi positivamente però non ritrovare per una volta in un titolo distopico una ribellione degli androidi agli uomini: i robot non sono la causa dell’estinzione umana, né hanno mai avuto tendenze ostili nei confronti degli uomini; proprio per questo ci si riferisce a essi col nome di “Compagni”, dato che altro non erano che aiutanti del genere umano.

Una piccola parte di progresso la vediamo già oggi e risiede nelle Intelligenze Artificiali in grado di imitare l’arte umana come Dall-E, concetto che viene ripreso in-game lasciando un briciolo di inquietudine nel giocatore che realizza così quanto effettivamente la robotica potrebbe svilupparsi.

L’ambientazione si ispira chiaramente alla città murata di Kowloon, un insediamento sovrappopolato e privo di governo dell’antica regione di Hong Kong: lo scrittore William Gibson, uno dei pionieri del genere cyberpunk, ne era ossessionato e ne descriveva con meraviglia le “finestre spaiate e non calcolate”, così come la capacità di risucchiare tutta l’energia come un buco nero.

Era un “alveare di sogni” agli occhi dell’autore, nonostante fosse la città con la più alta densità di popolazione e criminalità.

Il gatto vi ha mangiato la lingua?

Che Stray sia una piacevole avventura single-player dall’alto tasso di tenerezza e dagli scenari mozzafiato non è da mettere in dubbio. Tuttavia, la critica si è sbilanciata parecchio su questo atteso titolo, creando delle aspettative forse un po’ troppo alte.

Non si tratta di un’avventura lunga, noi abbiamo impiegato 7 ore a completare la campagna principale, impegnandoci, ma senza focalizzarci eccessivamente sulla ricerca dei collezionabili ai quali è possibile tornare una volta visti i titoli di coda. Ciò non è un male perché la trama scorre fluidamente e senza quell’inutile girovagare sempre per gli stessi punti della mappa che a lungo andare stanca anche nella più bella delle ambientazioni.

Come dicevamo prima, Stray è un titolo che non si indirizza a un pubblico in particolare, ma vuole proporre un’avventura che bilanci esplorazione e azione più o meno in egual misura, trovando comunque una sua dimensione ideale nei videogiocatori avvezzi all’uso di joystick o tastiere che cercano un’esperienza più rilassata del solito.

Il gatto protagonista non ha nome e non è personalizzabile, cosa che ha fatto storcere il muso a chi voleva ricreare il proprio animaletto in-game.

A compensare questa mancanza ci hanno adesso pensato delle mod per PC, ma capiamo bene il motivo di questa scelta da parte degli sviluppatori: Stray è un’ode al gatto in purezza e il protagonista non ha nulla di speciale, è un comunissimo gatto randagio senza un intelletto straordinario o un design unico.

gatto stray
Quel musetto è decisamente tenero, ma un minimo di personalizzazione non sarebbe guastata

Sia per quanto riguarda la trama che per gran parte delle meccaniche, si ha una sensazione di “già visto”, quindi non aspettatevi nulla di rivoluzionario, ma preparatevi comunque a immergervi in un mondo ben costruito e a tratti sorprendente. Nella sua semplicità, Stray riesce a trasmettere il suo messaggio con chiarezza e bellezza, tenendo il giocatore incollato allo schermo fino alla fine della storia con lo stesso effetto che l’erba gatta fa ai felini.

Il finale, seppur perfettamente autoconclusivo, sembra lasciare aperta la via del sequel… ma ne parleremo ampiamente in un futuro articolo.

Tanto va la gatta all’Oltre…

…che si bugga ogni tanto. Le performance non sono impeccabili, abbiamo riscontrato qualche calo di frame, ma in nessun caso questi hanno inficiato l’esperienza di gioco; in particolare abbiamo invece notato più di un bug: una volta ci siamo incastrati quasi perennemente in una parete, più volte alcuni oggetti sono volati via alla velocità della luce al minimo tocco, inoltre da qualche parte nei bassifondi c’è un secchio fermo che continua a produrre un fragoroso rumore di rotolamento. Son piccolezze che in qualche modo rendono persino unica l’esperienza di ciascun giocatore, ma restano pur sempre errori.

La qualità grafica è ottima, le texture definisco bene i vari materiali e i giochi di luce rendono ogni scenario interessante e piacevole da esplorare. Inoltre, in ogni luogo dove per il gatto è possibile schiacciare un pisolino, partirà uno zoom all’indietro che ci permetterò di osservare i dintorni e di lasciarci emozionare dalle ambientazioni di gioco. Forse proprio il modello del gatto poteva essere reso in maniera più accurata, ma questo aspetto puramente soggettivo viene comunque bilanciato dalle animazioni fluide e realistiche con le quali si muove.

stray panoramica
Una panoramica della cupa Infracittà che emana tutta la sua inquietudine

Per quanto riguarda la colonna sonora non sono emerse tracce memorabili, ma vi è un buon equilibrio tra i silenzi dell’inizio del gioco, la musica dei centri abitati e i disgustosi versi degli Zurk. Gli effetti sonori ambientali rendono il tutto più vivo e la possibilità di miagolare in qualunque momento è una feature decisamente necessaria ai fini dell’immersione nel gioco.

Giudizio finale

Abbiamo smontato qualche mito, ma anche tessuto le lodi di questa perla che acclama i gatti in ogni loro sfaccettatura, anche quando fanno danni! Se il protagonista non fosse stato la tenera palla di pelo arancione con tutte le sue peculiarità e meme annessi, il gioco avrebbe avuto tutta un’altra natura e non sarebbe stato così ampiamente discusso e celebrato. Stray fa dunque per voi se cercate un’esperienza di gioco che abbia un po’ di tutto e non impegni eccessivamente: non è un gioco tranquillo, ma non vi richiederà nemmeno di compiere imprese impossibili – anche per trovare tutti gli achievement. Trama e gameplay lineari vengono compensati da un worldbuilding ragionato e coerente che non vi deluderà affatto, ma che potrebbe lasciarvi con alcuni quesiti irrisolti nel finale. Per un titolo da meno di 30€ e disponibile gratuitamente per gli iscritti a PS Plus, sono comunque degli ottimi compromessi.

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