Cloudpunk | Recensione (PS4)

Avete mai desiderato viaggiare tra i grattacieli di una cupa e futuristica metropoli? Alti grattacieli ed insegne a neon, grandi zaibatsu, chioschi di okonomiyaki agli angoli delle strade sopraelevate e tanti pacchi da consegnare.

Sì perché la nuova avventura di Ion Games parla proprio di un fattorino futuristico che deve consegnare dei pacchi per tutta Nivalis, la città del gioco. Può sembrare un’attività tediosa ma non lo è, perché intorno a Cloudpunk – la ditta di spedizioni che da nome al titolo – c’è mistero, cospirazione e la vita della nostra giovane protagonista, una ex musicista dal passato incerto.

Sono lacrime nella pioggia, è tempo di… consegne!

Cloudpunk ci catapulta sin dai primi minuti nel vivo dell’attività di consegna. E’ il primo giorno di lavoro di Rania, deve rimpiazzare un vecchio collega che per cause da accertare (o forse, è meglio non farlo) non lavora più per la ditta. Ci troviamo a bordo del nostro HOVA, il mezzo volante che sarà il nostro fidato compagno per tutta l’avventura e dobbiamo portare a buon fine la nostra prima consegna. Regola fondamentale per tutti i dipendenti di Cloudpunk è “non chiedere mai cosa c’è all’interno del pacco“.

Può essere una soluzione ottima per portare a compimento il proprio lavoro, ma varie situazioni ci metteranno nelle condizioni di farlo. Noi videogiocatori siamo tenuti a scegliere quale rotta intraprendere e quale situazione scegliere: è meglio salvaguardare il nostro lavoro o noi stessi?

Tale quesito morale eleva lo spirito di gioco di Cloudpunk che – da semplice simulatore di fattorino futuristico – diventa un titolo con una trama profonda e mai banale che riesce ad amalgamare bene i temi che hanno reso il cyberpunk famoso.

Cloudpunk vi stupirà perché all’interno contiene tutto ciò che un titolo del genere ha bisogno: dilemmi morali, libertà e quest secondarie da portare a termine. Ci sono anche dei cani parlanti, cosa volete di più?

Consegnala ancora, Sam…

Quello era “suonala ancora, Sam“, ma siamo lì. Molti paragonano la nostra Rania al celebre Sam Bridges in Death Stranding e si riferiscono a Cloudpunk come un Death Stranding in salsa cyberpunk.
Non è del tutto falso, ma è necessario fare delle distinzioni.

Ovviamente, Cloudpunk è un ottimo indie che non arriva ai livelli del tripla A kojimiano, ma il presupposto delle consegne è quello.
Le nostre “missioni” sono abbastanza competitive e non perdono mai di mordente nel corso delle ore in-game. Sarebbe stato bello, considerando non solo la natura del titolo ma anche il contesto in cui il gioco si muove e si sviluppa, un sistema di condivisione con altri utenti.

Uno strand game cyberpunk in cui la connessione con altri fattorini dei cieli era disponibile per scambio di informazioni, suggerimenti e oggetti utili.
Tuttavia, Cloudpunk, malgrado sia un titolo single player, svolge egregiamente la sua funzione ed è un open world equilibrato e ben fatto.

Cloudpunk contiene tanti riferimenti e prende a piene mani da titoli cyberpunk usciti sul mercato estremamente validi, come Deus Ex, Syndicate, Remember Me, Blade Runner ma anche titoli più recenti quali Ruiner, VirtuaVerse e The Red Strings Club per quanto riguarda le ambientazioni.

Ma i fattorini sognano magazzini in cloud?

Tutto quello che c’è all’interno di Cloudpunk funziona.
L’interfaccia è abbastanza semplice e pulita. In basso a destra c’è una mappa che ci indica dove andare e la posizione della missione principale con specifico simbolino colorato oltre a tanti altri piccole icone colorate che indicano collezionabili da prendere o persone con cui parlare.

Il mondo di Cloudpunk pullula di strani ceffi, androdi e venditori capaci di propinarti qualsiasi cosa, da alcolici a feromoni. Chioschetti di cibo, tipicamente giapponese, sono presenti sui tetti sopraelevati degli altissimi grattacieli, è possibile comprare sushi o dei gustosissimi noodles. Accompagneremo sempre Radia in giro con il suo HOVA, la macchina volante iperfuturistica avuta grazie all’azienda.

Bisogna prestare attenzione al veicolo e tenerlo in estrema cura: è molto fragile agli urti e – in caso di danneggiamento – Cloudpunk toglierà parte dei soldi dalla nostra parcella per acquistare pezzi di ricambio.
Lungo le strade sopraelevate, ci saranno dei meccanici, in cui possiamo comprare nuovi pezzi per il nostro HOVA (così da renderlo più resistente agli urti o più veloce) e vari benzinai nel caso in cui rimanessimo a corto di gasolina.
Non è possibile parcheggiare dove capita, ma negli appositi parcheggi indicati da una “P” sulla mappa.


Una volta fuori dal veicolo, possiamo usare la terza o la prima persona. Rania non può combattere o entrare negli edifici, può semplicemente correre, recuperare oggetti, parlare con pochi NPC che le chiederanno di recuperare oggetti in giro per la città o altro.

Possiamo entrare solo nel suo piccolo appartamento, che lei non lo considera tale, “è solo un posto per dormire“, totalmente personalizzabile. Con i soldi ottenuti dal nostro lavoro, possiamo comprare nuovi oggetti per la casa, abbigliamento e anche nuovi accessori per HOVA.

Unica nota di demerito, nelle fasi di guida, è la macchinosità dei controlli nei primi minuti di gioco, in quanto risulta difficile da capire come salire e scendere nell’atmosfera in quanto non c’è un vero e proprio tutorial, si viene praticamente buttati nella mischia sin da subito.

Cibernetica a blocchi

Il motore grafico di Cloudpunk è molto particolare e può far storcere il naso a qualcuno, è fatto totalmente da voxel: il risultato è come se stessimo volando in una metropoli ricreata su Minecraft.

Sarebbe stato bello un prodotto come grafica 3D di nuova generazione, come l’atteso Cyberpunk 2077, ma dopo varie ore all’interno dell’avventura, ci si abitua e questo stile particolare dona una visione del titolo quasi cartoonesca, in termini visivi, che più si sposa con l’idea che abbiamo degli anni Ottanta e dell’idea che si aveva del futuro in quegli anni, il decennio in cui il cyberpunk si è sviluppato.

Una menzione d’onore va alle musiche che sono assolutamente in linea con il contesto in cui il gioco si sviluppa, con l’uso massiccio di tracce che fanno ampio uso di sintetizzatori che si rifanno alle opere di Vangelis, Kavisky e Tangerine Dream, fautori del genere. Non mancano i suoni della metropoli come sirene di polizia e rumori della città che catapultano la nostra attenzione all’interno di quel mondo nel suo complesso, in cui dobbiamo muoverci ed esplorare con occhio attento e vigile per portare a termine le consegne.

Cloudpunk è una piacevole scoperta ed è un gioco relativamente semplice, sarebbe davvero un gioco ottimo per non fosse per alcuni bug dovuti al persistere di alcune missioni attive sullo schermo malgrado queste fossero completate oppure i piccoli freeze tra un’area e l’altra della grande metropoli di Novalis mentre siamo a bordo del nostro Hova.

Per il resto la trama è assolutamente interessante e alimenta un gameplay che – fine a se stesso – stancherebbe; grafica e sonoro catapultano in un mondo assolutamente differente dal nostro ma pieno zeppo di fascino e mistero.

Cloudpunk è un ottimo titolo per apprezzare il cyberpunk e può essere un buon “allenamento” per prepararsi a Cyberpunk 2077 in uscita il prossimo mese.
Cloudpunk è attualmente disponibile su PC, PS4 e Xbox One.

Cloudpunk vi calerà in una fumosa e vibrante metropoli in cui dovrete fare da fattorini per un’azienda illegale. La parola d’ordine è “non chiedere cosa stai consegnando”, ma Rania – la giovane protagonista – se lo chiederà il più delle volte, appellandosi al suo pensiero morale. A bordo del suo HOVA, la città è totalmente ai vostri piedi, la grafica minecraftiana e la colonna sonora synthwave vi trasporteranno in un mondo che non ha nulla a che invidiare agli altri esponenti del genere. Cloudpunk è un’opera da provare, amanti del cyberpunk oppure no. Vi stupirà!

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