Need For Speed: Rivals


Articolo a cura di Claudio Consoli


La serie Need For Speed ha sempre avuto alcuni punti fermi capaci di darle forte identità già dall’ormai lontano 1994 su 3DO, con il picco di popolarità raggiunto nel 1998 dal capitolo Hot Pursuit. Alta velocità, guida arcade di qualità, macchine poderose per sfrecciare nel traffico, e polizia alla calcagna. Nel corso degli anni, il successo cinematografico della serie Fast & Furious ha spinto EA ad avvicinare questa serie alle atmosfere del film, nel filone che vede Undergrond (1 e 2), Most Wanted  e Carbon protagonisti, grazie alla possibilità di modificare le autovetture, potenziandone non solo le caratteristiche funzionali ma anche l’estetica. Nel ciclo di vita della serie non sono mancati capitoli dove il “bisogno di velocità” s’è tradotto in corse legali su circuito, e in tempi più recenti la via dell’elaborazione è stata abbandonata anche nei capitoli di corse clandestine, nonostante siano ancora molti gli utenti a chiederne il ritorno, ritenendola fulcro dell’esperienza di gioco. D’altro canto, altri estimatori del brand puntano il dito proprio ai capitoli più “tamarri” come quelli citati, accusandoli di aver allontanato il marchio dalle sue origini, e sperando in un ritorno alla cura di aspetti come giocabilità, qualità dei mezzi ed ambientazioni, piuttosto che di aspetti secondari come l’editing. Punti di vista tanto validi quanto opposti. Per cercare di raggiungere un traguardo di successo con il suo ultimo capitolo della saga, EA ha consegnato le redini dello sviluppo nelle mani di Ghost Games, con il supporto di parte del team di Criterion Studios, noto per la serie Burnout e già all’opera in passato sul remake di Hot Pursuit del 2012 e di Most Wanted del 2012. Com’ è andata? Scopriamolo.

Più infrazioni, più punti

Partiamo fugando ogni dubbio: in Need For Speed: Rivals si corre illegalmente, eccome. Niente sfide su circuiti brandizzati e pubblico in visibilio, il ritorno della serie vede protagonisti velocità e gare su strade cittadine, schivando traffico e polizia. Questo a meno che il giocatore non decida, invece, di schierarsi dalla parte della legge. Il nome Rilvas riassume infatti in una sola parola la meccanica alla base di questo nuovo capitolo, che da modo di interpretare alternativamente sia il ruolo del pilota irregolare, sia della polizia, in questo caso allo scopo di fermare i trasgressori utilizzando qualsiasi mezzo necessario. Entrambi i punti di vista offrono una sorta di carriera i cui passi sono divisi per livelli, ognuno dei quali chiede di scegliere una tra tre differenti missioni da compiere per avanzare allo step successivo. A scandire ulteriormente il ritmo, sono presenti ad ogni passaggio di livello degli intermezzi ben recitati in italiano, su filmati altamente spettacolari, narrati dai due rappresentati degli opposti schieramenti. Nella semplice trama di Rivals, i primi piloti clandestini hanno iniziato a condividere sui social network le imprese più folli, cosa che ha scatenato lo spirito d’emulazione di molti altri corridori, mettendo così a rischio la sicurezza pubblica, che toccherà al braccio armato della legge ristabilire anche al costo di usare metodi criticabili ed impopolari.

Scesi in pista, o meglio su strada, questi elementi si traducono in richieste che vanno dal portare a casa posizioni di rilievo in gare improvvisate, al superamento di limiti di velocità, alla realizzazione di salti e derapate sostenute per una certa distanza e altro ancora nel caso dei piloti illegali, mentre alla polizia viene chiesto di raggiungere luoghi di pattugliamento entro un tempo limite, di fermare corse illecite, inseguire singoli fuggiaschi particolarmente aggressivi e non solo. In realtà la varietà dei compiti da svolgere per ognuna delle due fazioni si rivela abbastanza limitata sul lungo corso, ma il passaggio da fuggiaschi a poliziotti, effettuabile liberamente da un qualsiasi rifugio, riesce ad allontanare la sensazione di déjà vu di qualche ora.

Fulcro del gameplay è un’ampia mappa open world dove il giocatore viene catapultato dopo pochi minuti di gioco. Questa si estende da percorsi che costeggiano spiagge luminose ad aree urbane, sino a zone più desertiche e raggiungendo perfino colline verdi nelle quali sfrecciare ad alta velocità tra strade asfaltate e scorciatoie sterrate. Grazie all’integrazione del comparto multiplayer con quello singolo giocatore, ogni location vede la presenza non solo di traffico, avversari e polizia comandata dalla CPU, ma anche di avversari umani divisi tra forze dell’ordine e corridori, impegnati nei rispettivi obiettivi oltre che in inseguimenti e sfide tra loro. In questo contesto vivo e ricco di situazioni che scaturiscono casualmente ed in maniera naturale, i luoghi più sicuri dove recarsi per rifiatare e per depositare i soldi guadagnati dalle missioni, evitando di perderli a causa di un arresto, sono proprio i rifugi, dov’è possibile gestire la propria carriera, cambiare macchina tra i modelli sbloccati e personalizzare il proprio bolide, nel caso delle macchine a disposizione dei corridori clandestini.

Ritorno ai fasti del brand

Il ritorno ai fasti del brand è stato raggiunto, dopo alcuni capitoli di qualità altalenante, grazie a quella che ci è sembrata essere una forte volontà di ricreare atmosfere e gameplay dei primi titoli della saga. La direzione presa da Ghost Games e dai collaboratori di Criterion Studios, vede protagonisti immediatezza e divertimento, piuttosto che elementi di personalizzazione estrema quali l’elaborazione dei mezzi da molti amata in passato. Quello che il giocatore può apprezzare gamepad alla mano è un gameplay abbastanza immediato da consentire di giocare da subito, ma sufficientemente profondo da necessitare del tempo per approfondire le varie tecniche di guida, soprattutto per arrivare a portare a termine inseguimenti ed arresti agevolmente, oltre che per l’uso ottimale di tutti i bonus a disposizione di polizia e gareggianti. La scelta di non approfondire la fase di editing delle macchine potrebbe in ogni caso scontentare i giocatori più creativi, giacché di fatto viene offerta solo la possibilità di ricolorare carrozzerie e cerchioni e di apporre adesivi o temi, mentre è stata completamente omessa la personalizzazione dei singoli componenti dell’autovettura, come parti meccaniche funzionali ma anche estetiche quali paraurti, minigonne o alettoni. Sul versante delle prestazioni, non prevedendo modifiche meccaniche, il gioco offre l’acquisto di pacchetti potenziamento generici su aspetti come la guidabilità, l’accelerazione o la resistenza, che impattano in maniera netta sull’effettiva resa della macchina. In merito alle automobili utilizzabili, tornano i marchi canonici della serie, tra i quali Porsche, Lamborghini, Dodge, Mercedes, Aston Martin, Chevrolet, Nissan e non solo, tra i quali spicca il ritorno del marchio Ferrari, con 4 modelli per i piloti e due per la polizia, per un totale complessivo di 47 autovetture, 23 per i fuggiaschi, e 24 per la polizia. Le autovetture disponibili si dividono infatti tra le due fazioni, con modelli esclusivi per l’una o per l’altra, fatto salvo per la sola Aston Martin Vanquish a disposizione di entrambe. Si tratta di una scelta limitante, perché se è vero che nel complesso il numero di modelli è abbastanza soddisfacente (non sono centinaia, ma considerando che sono previste solo supercar e non utilitarie, c’è comunque un’ottima scelta ) l’impossibilità di utilizzare la propria macchina preferita nella schiera in cui questa non fosse stata prevista, si rivela essere piuttosto fastidiosa. Peraltro, se il mezzo amato si trovasse lato polizia, questo significherebbe non poterlo personalizzare nell’estetica, giacché alle auto delle forze dell’ordine non sono consentite modifiche, e l’unica variante alla colorazione bianco/nera con sirene, è l’alternativa Undercover di ogni mezzo, che si presenta senza scritte e lampeggianti in vista, ma obbligatoriamente di colore nero. 


La privazione di elementi di personalizzazione in favore di aspetti di gameplay più interessanti che in passato, è un elemento soggettivamente apprezzabile o criticabile, ma che sicuramente avvicina ancora di più il concept del gioco al puro arcade. Un obiettivo, quello di essere un titolo di guida completamente orientato all’arcade, che viene palesato dalla presenza di gadget utilizzabili sia dai piloti clandestini che dalla polizia. Si tratta di aggeggi tecnologici quali emettitori EMP in grado di disturbare l’elettronica degli avversari, oppure boost della velocità più potenti del regolare NOS in dotazione ad ogni macchina, ma anche strisce chiodate per la polizia, emettitori in grado di generare campi di forza utili a respingere le autovetture vicine, e altre possibilità sia difensive che offensive. 

Abbiamo apprezzato l’introduzione di queste meccaniche, invero ispirate a quelle dell’ormai datato Midnight Club, soprattutto nelle fasi di fuga o inseguimento con altri giocatori online, con i quali un giusto uso dei bonus può fare la differenza tra vittoria o sconfitta. Niente paura però: il gameplay viene tutelato da abusi di queste possibilità grazie ad un numero massimo di utilizzi imposto, raggiunto il quale è necessario tornare ai nascondigli per effettuare una ricarica.

Autovetture sempre definite, anche troppo

Al primo avvio di partita è impossibile non apprezzare l’ottimo colpo d’occhio che NFS Rivals presenta. Le ambientazioni nelle quali correre liberamente e senza soluzione di continuità, sono varie e ben realizzate, ricche di dettagli che consistono persino in foglie che si levano al vento rendendo l’aria un elemento di coinvolgimento. Spostandosi per la mappa è possibile notare variazioni di luminosità e atmosferiche, che nel caso di pioggia mostrano carrozzeria e lunotti bagnati molto credibili. Tutte le autovetture presenti sono ben realizzate, sia sul piano estetico che nelle variazioni di guidabilità, volutamente enfatizzante nei singoli pro e contro, piuttosto che puntando ad una resa realistica del feeling del mezzo, proprio per la natura arcade del titolo. Ottimo il comparto audio. Le autovetture che abbiamo avuto modo di provare hanno rombi caratteristici ben definiti, e sono di qualità anche gli effetti di derapate, e quelli dell’interazione con l’ambiente in generale. Il doppiaggio, in italiano, è apprezzabile, sia nei filmati che durante il gameplay, dov’è possibile sentire le comunicazioni radio della polizia chiare e ben recitate. Ottima la colonna sonora, come era lecito aspettarsi dal brand, che quest’anno propone brani movimentati nella loro forma originale, così come remix di pezzi altrimenti più tranquilli, cui viene dato il giusto ritmo per accompagnare velocissime gare ad alto rischio d’impatto. Durante gli inseguimenti, la musica cambia automaticamente passando dal brano in corso ad un generico ritmo incalzante, che ben si sposa con la violenza degli scontri tra polizia e corridori, per poi tornare ai brani della track list a sfida risolta.

Al fronte di tanti pregi, non mancano però alcuni difetti nella produzione. Peccato, innanzitutto, per la mancanza, anche in questa edizione, della visuale dall’abitacolo, che dopo aver apprezzato nel più realistico Forza Motorsport 5, avremmo voluto provare anche negli inseguimenti arcade di Rivals. Sebbene non manchino i danni alle autovetture, inoltre, questi si limitano a graffi e leggere ammaccature, con totale assenza di danni pesanti. Solo in caso di guasto totale del mezzo è possibile notare cofani e portelloni posteriori aperti, ben lontani comunque dai danni che subirebbe un’autovettura lanciata a 300 chilometri orari contro il traffico in contromano. In questo caso poco conta si tratti di un gioco arcade: una migliore riproduzione dei danni sui mezzi in caso di impatto ad alta velocità avrebbe reso più coinvolgente la resa visiva generale.

Curioso anche il discusso limite di 30 FPS imposto al motore di gioco. Se è vero che solo l’utenza più attenta noterà infatti la differenza dai preferibili 60 FPS, i giocatori più incalliti la noteranno eccome. NFS: Rivals fa di questo limite una scelta, un vincolo imposto anche a PC estremamente potenti, superabile solo andando a modificare manualmente i file di gioco nel caso della versione computer. Su console, invece, tale limite non solo non è alterabile, ma mostra cali frequenti, sebbene percepibili solo da occhi allenati, soprattutto durante le gare, quando su schermo sono presenti più macchine con relativi effetti visivi da gestire. Da ottimizzare anche il comparto online: sebbene le sessioni open world con avversari umani funzionino egregiamente, abbiamo notato una certa tendenza a disconnessioni, senza preavviso, anche a gara in corso con spostamento verso altre sessioni di gioco. Ci è accaduto almeno cinque o sei volte nell’arco di una decina di ore di giocato e, sebbene non si tratti di livelli esasperanti, resta un difetto per il quale un fix da parte degli sviluppatori sarebbe più che gradito.


Commento finale

 

Need for Speed: Rivals è l’ultimo capitolo di una saga storica che non ha mai avuto paura di tentare cambiamenti alla propria formula per proporre qualcosa di differente ai giocatori, sebbene non manchino da parte dei più critici, accuse in senso opposto. Proprio questa volontà di trovare una via di rinnovamento ha finito talvolta per non convincere del tutto i giocatori, con pareri misti tra pubblico e critica. Rivals non è certamente destinato a mettere d’accordo tutti, d’altro canto resta un prodotto criticabile per le mancanze sul versante personalizzazione e condivisione delle proprie realizzazioni, elementi apprezzati da una buona schiera di pubblico e che sembrano ormai dei must, soprattutto su una generazione di console che fa della condivisione un punto fermo. Nonostante questo, il titolo si dimostra, più di altri predecessori, capace di divertire grazie a modalità immediate, un alto ritmo di eventi da svolgere che non danno il tempo di annoiarsi, e una buona meccanica “guardia e ladri” alla base che funziona sia in singolo che in multigiocatore, questo però limitato a soli sei giocatori contemporaneamente.

I difetti tecnici evidenziati sono probabilmente pecche dovute all’approdo su una generazione di console ancora nuova e da comprendere per ottenere ottimizzazioni migliori, e non è da escludere che queste possano essere raggiunte anche in corso d’opera e rilasciate via aggiornamenti. In conclusione, un titolo che abbiamo apprezzato parecchio, un ottimo benvenuto alla nuova generazione, che speriamo rappresenti una nuova base da cui ripartire in futuro.

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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