Starhawk – Recensione


Al debutto in esclusiva su PlayStation 3, Warhawk è diventato un titolo dai toni multiplayer molto forti e una delle migliori uscite dei primi mesi di vita della console Sony, ma una delle limitazioni più importanti risiedeva nell’assenza di una campagna per giocatore singolo. Con l’obiettivo di colmare questa lacuna e migliorare quanto già fatto in precedenza, giunge nei negozi Starhawk, il sequel che introduce una serie di cambiamenti che cambiano in modo significativo il gameplay e l’esperienza in generale. Ecco la nostra recensione!

Pronti ad una guerra stellare?

A cinque anni dal primo capitolo, Starhawk vede un cambio di sviluppatore, con LightBox Interactive che ha preso il posto di Incognito. Tante le novità che spiccano in questa seconda iterazione, a partire dal titolo che fa già ben capire dove si svolgerà questa nuova guerra: nello spazio; inoltre, sono state ampliate le meccaniche di gioco che vedono ora una particolare ma riuscita fusione tra strategico in tempo reale e tower defense. Ma andiamo a vedere tutto nel dettaglio.

Stavolta c’è una campagna single player

Sebbene Starhawk sia ancora una volta fortemente orientato al multigiocatore, questa volta gli sviluppatori hanno deciso di proporre una campagna per giocatore singolo, che amplia l’offerta e che è stata realizzata nell’obiettivo di introdurre gradualmente il giocatore a tutte le nuove funzionalità che caratterizzano questo nuovo gioco. Dura circa sei ore e ci vedrà protagonisti nello spazio nei panni di Emmett Graves, pioniere partito alla conquista durante la corsa all’Oro Blu, con evidenti rimandi alla febbre dell’oro, raccontati in piena atmosfera western. Ci si dovrà scontrare contro le Bestie, ovvero umani corrotti dalla geonergia che si sono trasformati in mutanti assassini. Emmett ha vissuto di persona le conseguenze dello sfruttamento della geonergia, dunque dovrà farsi largo da solo in questo setting dai toni molto cupi. Diciamo che la trama ha comunque qualche spunto interessante e originale ma finisce per essere poi scontata, anche perché v’è uno svolgimento privo di alcun colpo di scena e il giocatore rimarrà continuamente in attesa di un qualcosa che lo stupisca. Che, però, non arriverà mai.

Tra installazioni minerarie sugli asteroidi e fabbriche da difendere, il merito principale di queste sei ore di gioco in single player è quello di spiegarci per bene come funzionano le nuove feature di Starhawk, che sono davvero interessanti. Inoltre, v’è da dire che è possibile giocare alcune missioni in cooperativa, dove insieme ad un amico ci ritroveremo di fronte a ondate di nemici da abbattere, tenendo a mente che lo scopo principale sarà quello di raggiungere un determinato obiettivo. Giocare in due ci permetterà di meglio pianificare la strategia per sconfiggere i nemici: grazie alle mappe di grandi dimensioni realizzate appositamente per queste missioni, le battaglie proposte sia in terra che per via aerea riusciranno ad offrire una più che gradita aggiunta. Starhawk supporta lo split-screen, quindi si potrà giocare uno accanto all’altro fisicamente, ma la modalità cooperativa può essere affrontata anche via PlayStation Network, con un amico dunque anche lontano. In questo caso, i progressi fatti verranno salvati sui rispettivi account.

In generale, queste due introduzioni di cui abbiamo parlato finora mostrano sia visivamente che a livello del gameplay un salto evidente rispetto a Warhawk: gli sviluppatori hanno svolto un buon lavoro sia dal punto di vista della giocabilità vera e propria, che da quello artistico, con elementi grafici accuratamente progettati, in linea con l’atmosfera tipica di uno scontro spaziale. La particolarità di Starhawk risiede poi nella possibilità di impiegare le risorse energetiche per richiamare sul pianeta torrette, muri, garage e bunker, dunque dovremo mettere in atto un buon livello di strategia e avanzare verso l’obiettivo falciando orde di avversari tramite un buon armamentario a nostra disposizione. Quindi, oltre a costruire torrette antiaeree o postazioni di guardia per difenderci dai nemici, dovremo star attenti a restare sempre al centro dell’azione per massificare l’efficacia della nostra linea difensiva e per non vederci sopraffatti dagli avversari. Sono presenti anche gli scontri aerei, che ci permetteranno di solcare i cieli alla ricerca dei caccia nemici: tra schivate e giri della morte per evitare i proiettili altrui, avremo qui a disposizione varie armi – da recuperare sul campo – e in generale un’esperienza davvero divertente.

Giochiamo in multiplayer

Finora abbiamo evidenziato gli aspetti per giocatore singolo e per la cooperativa di Starhawk, che come abbiamo detto sono abbastanza ben sviluppati e fungono come una sorta di tutorial esteso per prepararci al meglio al vero focus del gioco: il multiplayer competitivo. Tutti gli elementi del gameplay sono presenti anche nella componente multigiocatore ma hanno chiaramente, qui, un sapore molto diverso e più coinvolgente. La mappa di gioco, davvero ampia, diventa ora dinamica e diversa ad ogni partita ed è pronta ad assecondare le scelte dei 32 giocatori che si sfideranno a suon di colpi spaziali.

Varie le modalità proposte in multiplayer, tra le quali spicca Cattura la bandiera, dove si dovrà studiare con cura l’assalto alla base nemica, conquistare l’obiettivo e preparare la fuga, nonché la modalità Zone, che ci impegna a controllare più basi possibili in modo da collegarle idealmente tra di loro per guadagnare più punti, il classico Deathmach a squadre e non, e l’opzione dedicata ai match esclusivamente da affrontare in via aerea.

Un buon gioco

Tecnicamente parlando, Starhawk è un titolo ben strutturato e sicuramente molto più completo del suo predecessore, sia per quanto riguarda la parte da svolgere a terra che quella da affrontare in cielo. Buoni i dettagli e gli effetti proposti dallo sviluppatore, che offrono un gioco sui buoni livello anche se v’è da dire che non si raggiunge la qualità dei titoli del genere più blasonati. Buono insomma l’impatto, soprattutto quando c’è molto caos sulla mappa, ma ci sono alcuni difetti – come i dettagli e la pulizia – che ne minano la qualità. Il motore grafico è comunque molto più performante di quello di Warhawk, dunque se vi è piaciuta la prima iterazione sicuramente rimarrete soddisfatti di questo sequel. Sul fronte delle animazioni non si registrano risultati di spicco, ma comunque in generale la fluidità dell’azione è piuttosto buona. Infine, ci soffermiamo sul doppiaggio italiano, che a volte infastidisce a causa di improvvisi cambi di tono che rovinano un po’ l’immersione nel gioco.

Conclusioni

Starhawk arriva su PlayStation 3 con l’obiettivo di migliorare quanto fatto dal predecessore, Warhawk, e in effetti ci riesce: introduce una campagna per giocatore singolo piuttosto buona, anche se non v’è nulla che spicchi riesce bene a far comprendere quelle funzionalità aggiunte per poi lanciarci al meglio nell’azione multigiocatore; non è un gioco perfetto, c’è infatti qualche elemento di confusione e tecnicamente non spicca, ma gli amanti del genere potrebbero apprezzarlo abbastanza per la gran quantità di elementi che offre, sia in cielo che in volo. Se insomma vi piace giocare online, dategli una chance, mentre chi è solitamente propenso al single player, è meglio che soppesi bene l’acquisto.

Voto: 8/10


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Articolo a cura di Redazione Player.it

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