DIRT 3: Recensione


Recensione di Fabiano “Deimos” Zaino

Il 2011 è stato l’anno dei seguiti…siamo stati letteralmente invasi da giochi che recavano vicino al loro nome il numero due o tre.
A qualche giorno di distanza dall’uscita nei negozi, eccovi la recensione di DIRT 3, nuovo gioco di guida arcade di casa Codemasters: la software house in questione non è quasi mai scesa a compromessi per quanto riguarda i suoi giochi e se già il precedente DIRT 2 era un piccolo capolavoro di gameplay e grafica, in questo seguito, troviamo una struttura di gioco ampliata che vuole dare tanto al giocatore del singleplayer ma anche a quello più orientato al multiplayer.

AMO LA POLVERE

Lo dico subito, se provenite direttamente dall’esperienza di DIRT 2, in questo terzo capitolo troverete ben poche differenze. Non è però un vero e proprio male anche perchè tutto quello che riguarda il modello di guida e la parte prettamente tecnica del gioco, fino al parco macchine, è stato rivisto e abbellito per rendere l’esperienza di guida ancora più esaltante sia nella parte singleplayer che in quella del multiplayer. La corposa carriera di DIRT 3 si divide in ben quattro stagioni, divise a sua vota in eventi sempre diversi atti a mettere alla prova le capacità del pilota che è in noi. Si parte dal RALLY classico, quello in cui dovremo stracciare gli avversari grazie a una guida pulita e professionale, capace di mangiare secondi preziosi nei tempi avversari. Di tutte le modalità di DIRT, questa è sempre stata la mia preferita perchè è il vero cuore di un gioco che si rinnova di anno in anno ma dove le capacità del pilota possono giocare brutti scherzi in qualsiasi momento della sfida, essendo percorsi di lunghe distanze e che varieranno anche a seconda del clima.


Successivamente al Rally abbiamo la disciplina gemella chiamata RALLY CROSS che è una sorta di gara sporca su piste a metà strada fra la terra e l’asfalto. Tecnicamente parlando conta molto la velocità della vettura ma anche la bravura del pilota nelle staccate e nell’affrontare le curve in maniera certosina onde evitare di perdere tempo. Purtroppo, molto spesso capita di fare a sportellate con gli avversari ma è un problema che piace visto che la sana competizione fra vetture è sempre ben accetta.

Abbiamo poi la modalità LANDRUSH che si distacca dal Rally Cross solamente per la scelta dei veicoli: qui si corre sui dei potenti Pick-up modificati o sui molleggianti Buggy. I tracciati di questa disciplina sono molto impervi, ricchi di saliscendi, curve strette, salti e dunette poste una di seguito all’altra. La velocità delle vetture conta marginalmente perchè quello che è davvero richiesto è un controllo ancora più certosino di vetture che tendono a girarsi su se stesse per un non nulla ad ogni curva ma anche ad ogni salto. E quando ci si impatta contro un mezzo avversario, la differenza di peso fra queste vetture e quelle adibite al Rally, si sente eccome.

Tornando a eventi più classici abbiamo poi HEAD 2 HEAD che sarebbe la competizione delle tappe speciali dei Rally. Due soli piloti che si sfidano in un tracciato a metà strada fra asfalto e polvere per determinare la velocità del pilota. Anche qui è richiesta una buona tecnica di guida ma soprattutto la manegevolezza della vettura. Nel DRIFT dovremo percorrere una tappa predefinita nei due sensi di marcia (andata e ritorno), derapando in maniera quasi millimetrica entro un tempo limite – niente di complesso ma che anzi vi aiuterà parecchio ad affinare la tecnica di guida sia per quanto riguarda i Rally che il Rally Cross. Per ultimo abbimo il caro TRAILBRAZER che è una corsa contro il tempo in tracciati lunghi ma con macchine stra pompate con velocità di punta sempre superiori ai 200 km orari. Quello che conta è il prevedere una curva e affrontarla nella maniera più pulita possibile onde evitare perdita di secondi preziosi. Cappottarsi in questa modalità o uscire anche solo una volta fuori strada, vuol dire un abbassamento del tempo e dunque una sconfitta più che certa.


Dopo tutti gli eventi più o meno conosciuti, parliamo della vera novità di DIRT 3 che si chiama GYMKANA. Questa disciplina totalmente nuova verrà preceduta da un corposo tutorial con la voce del grande Ken Block (che numeri riesce a fare questo pilota). Le sezioni adibite a questa disciplina sono zone ricche di rampe e salti, cubi da distruggere, curve strette da affrontare driftando, pali della luce da evitare, saliscendi da sfruttare per fare diverse acrobazie e via di questo passo. Insomma, immaginatevi un grande spiazzo ricco di containers, rampe e altri oggetti che devono essere evitati o utilizzati per spettacolarizzare il modello di guida. Di tutte le modalità descritte, resta ovviamente sempre attivo il discorso personalizzazione del mezzo che si dividerà nell’approccio con le marce, rigidità delle sospensioni, durezza delle gomme, prestazioni del motore e via di questo passo…il tutto utile per mettere a punto una macchina in grado di aderire alla perfezione ad ogni evento che disputeremo. Sul fronte del gameplay dobbiamo dire che il gioco mostra una scalabilità maggiore per quanto riguarda il modello di guida ma anche l’intelligenza artificiale: in DIRT 2 i piloti non erano troppo agguerriti e dunque mi secca ammettere che qui non si sono fatti passi avanti ma indietro come IA avversaria. Anzi, la vera bruttura del gioco è che con gli aiuti attivati, capita raramente di vedere qualche sportellata fra le auto avversarie. Ancora più imbarazzante, attivando la sterzata assistita, la frenata automatica o la traiettoria dinamica, sembra quasi che il gioco guida da solo. Certo, non credo che i veri piloti useranno questi trucchetti…almeno spero ma il salto di “facilità” è davvero incredibile. Sul fronte danni, null’altro da segnalare a differenza del precedente gioco: si possono attivare anche in maniera completa ma per distruggere la vettura servirà un impatto davvero forte contro un albero o contro un muretto, altrimenti avrete lievi problemi con lo sterzo o cali di potenza del motore ma nulla di davvero grave. Per chiudere, ricordo che avremo modo di sperimentare sempre il famigerato Rewind che altro non è il riavvolgimento del tempo se faremo qualche vaccata in pista.

LA BELLEZZA DEI TRACCIATI
Devo ammetterlo senza riserve, se già DIRT 2 era stra bello graficamente, qui ci troviamo su un tassello ulteriormente rivisto e corretto di un motore grafico che lascia letteralmente a bocca aperta. Che sia una questione di bravura nella modellazione o nell’uso della luce, DIRT 3 è pura gioia per gli occhi senza se e senza ma. La parte puramente grafica è davvero ottima su console ma letteralmente da “Rally televisivo” se giocherete su PC e potrete godervi il gioco con tutti gli effetti al massimo. Di veri e propri problemi non ce ne sono benchè un frame rate ballerino si presenta nelle situazioni più concitate dove ad esempio si troveranno a schermo cinque o sei vetture per poi tornare alla piena normalità nelle situazioni calme. La modellazione dei mezzi è ancora più sublime del precedente gioco, minuziosa e iperparticolareggiata che si noterà subemndo danni con pezzi di carrozzeria uno sotto l’altro di fattura impensabile ma che sono presenti e che quindi sottolineano il lavoro di Codemasters in questo senso. Strabilianti poi gli effetti particellari come sabbia e neve: quest’ultima è davvero impressionante e vedrete che correre dentro una bufera bianca è una esperienza da togliere il fiato quasi quanto affrontare una pista con lo sbattere della pioggia torrenziale. Insomma, un gioco magnifico che offre davvero molto sul piano visivo. Mi ricordo di come a mio tempo con il codice di DIRT 2 in mano dissi che sarebbe stato impossibile migliorare ancora di più quella grafica…ebbene, Codemasters ci è riuscita. Di buon livello anche la parte sonora che ricalca alla perfezione tutta la soundtrack già udita nel precedente capitolo con toni che spaziano dal rock all’heavy metal. Sempre eccellente anche il campionamento di motori e rumori assortiti delle vetture. 

Oltre alla grafica puramente visiva, il titolo ci porta in giro per il mondo nell’ammirare la meraviglia dei tracciati Finlandesi (torna la neve, grande assente del secondo gioco), Kenia, Norvegia e Michigan. Ancora, Montecarlo o Los Angeles sono tappe adibite al Rally Cross, Head to Head e Landrush. In ultimo, sappiate che in DIRT 3 le condizioni metereologiche sono dinamiche quandi aspettatevi di iniziare una corsa al pomeriggio e chiuderla al tramonto. Correre su piste a ciel sereno e finire alla pioggia di notte o di giorno. Al variare delle condizioni climatiche, dovrete variare il modello di guida perchè se su un percorso sabbioso viene a piovere, tale sabbia si trasformerà in fango con un attrito diverso per la vettura.

ESPERIENZA CODEMASTERS
DIRT 3 è il punto di arrivo di una esperienza raggiunta nel corso degli anni in casa Codemasters. Un gioco di guida divertente ma con qualche riserva che mostra ancora una volta i muscoli sul piano tecnico e meno in quello del gameplay benchè offra tutta una serie di eventi di cui non ci si può proprio lamentare. La nuova modalità della Gymcana è davvero divertente ma basterà per qualche mese poi si passerà di peso al comparto multiplayer. DIRT 3 rimane comunque un ottimo titolo che ha dalla sua un modello di guida equilibrato e immediato benche alcune semplificazioni di troppo, potrebbero far storcere il naso a più di una persona. Insomma, noi ve lo consigliamo ad occhi bendati.

VOTAZIONE FINALE 8,7



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Articolo a cura di Redazione Player.it

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