Majin and the Forsaken Kingdom: Recensione


Recensione di Fabiano “Deimos” Zaino

Guidato dalle voci degli uccelli migratori, un ragazzo di nome Tepeu si avventura nel cuore di una terra maledetta. Dopo oltre un secolo di silenzio, il Regno inizia lentamente a risvegliarsi”.
Se siete rimasti affascinati quanto me nella lettura di questa piccola introduzione, sappiate che queste due righe racchiudono solamente in minima parte la bellezza poetica di un gioco come Majin and the Forsaken Kingdom. Il nuovo lavoro, diretto dalla mano di Yoshiki Okamoto (Resident Evil, Street Fighter), è una di quelle avventure di cui difficilmente potrete fare a meno una volta inserito il disco nella console: il gioco in questione è uno dei migliori platform game attualmente sul mercato.


ALLEANZA FRA UOMO E MOSTRO
Il mondo che ruota attorno all’avventura di Majn è un perfetto connubio fra la migliore delle favole giapponesi e i capolavori animati del maestro Miyasaki. Lo stile generale adottato dai ragazzi di Game Republic è senza ombra di dubbio uno dei più belli e immaginari di questa fine stagione. Dimenticatevi dunque giochi targati tripla A che hanno fatto un sacco di vendite, qui non siamo dalle parti del commerciale ma da quelle del genere di nicchia: il gioco in questione è uno di quelli che ci si porta dentro al cuore prima durante e dopo averlo finito. Questo lo si denota dall’impostazione di approccio che Majin ha nei confronti della collaborazione sempre costante di uomo (Tepeu) e mostro (Majin). Dai combattimenti alla soluzione degli enigmi, bisogna lavorare in coppia: forza bruta per il mostro e agilità per Tapeu ne fanno uno dei migliori giochi in cui si controllano due personaggi in totale simbiosi. D’altra parte, ad esempio, sappiate che Tapeu non può uccidere le creature senza l’ausilio del suo Majin (dotato anche del potere del fuoco, del vento e del fulmine), cosi come quest’ultimo non potrebbe superare alcune stanze senza l’intelligenza e l’agilità del piccolo uomo nell’infilarsi all’interno di cunicoli dove spesso sono celate leve o pulsanti.

Anche la mappa di gioco è piuttosto ampia e ben congeniata sia nelle fasi esplorative che di lotta: nelle prime ad esempio, potremo più volte tornare sui nostri passi grazie alle caratteristiche nascoste del Majin che ci permetterà di esplorare man mano zone a noi celate, dove potremo scoprire maschere diverse per il Majin e pezzi di abbigliamento per Tapeu. Sul fronte dei combattimenti, sappiate che il fine ultimo del gioco è quello di raggiungere un castello finale ma per fare questo dovremo sconfiggere quattro boss ben protetti. I nemici, tutt’altro che stupidi e anzi costantemente animati da ottime strategie, possono rivelarsi alla lunga forse un pelino troppo ripetitivi (purtroppo Majin implementa il respawn continuo) ma mai tediosi e il merito rimane l’ottima collaborazione fra uomo e mostro (quest’ultimo si potrà controllare grazie a una semplice e intuitiva interfaccia a schermo). Al di la di questo, posso aggrottare la fronte solamente per la caratterizzazione a “stanze” nei combattimenti, un vero peccato perchè mi sarei aspettato più spazio di gioco ma va bene anche cosi.


BELLEZZA POETICA
Vi dico da subito la verità, se volete comprare Majin per l’aspetto tecnico, qui rimarrete delusi: il gioco non “spinge” poligoni come altri platform game sul settore e di certo potrebbe competere difficilmente anche con il più recente titoli Fantasy (Two World 2) sul mercato. Eppure, Majin è certamente ben superiore a ogni cosa presente sul mercato tutt’ora perché riesce a destare curiosità da ogni texture e da ogni poligono che si muove sullo schermo. Nasconde dentro di se quel fascino magico e poetico che forse poche persone potrebbero davvero cogliere e che invece spero sia ben presente in chi sta leggendo questa recensione. Tecnicamente poligoni e texture sono molto bassi se non per i due personaggi principali (stupenda la vegetazione che cresce sulla schiena del Majin man mano che si va avanti con il gioco), cosi come l’uso del bump mapping, difficilmente stupirà. Anche sulla parte ombre c’è da dire che ne viene fuori un mezzo pasticcio anche se la gestione della luce fra il giorno e la notte, colpisce per la bellezza di alcuni effetti tutt’altro che brutti. In linea di massima, aspettatevi comunque un paesaggio più orientato verso il fiabesco (anche zen) che non il fantasy puro.  

Per quanto concerne l’audio invece, le musiche sono toccanti e accattivanti durante tutto il gioco ma purtroppo non posso dire dell’odiosa voce del Majin che se sulle prime sembra perfetta per il ruolo, dopo ore vi verrà la voglia costante di giocare senza audio sonoro. Ne viene fuori anche qualche tempo morto fra voce e labiale dei personaggi che non è sempre in linea ma sono piccole cose che non riescono a nuocere per davvero al lavoro svolto da Game Republic.

TERRA RIGOGLIOSA
Majin and the Forsaken Kingdom è un gioco meraviglioso sotto ogni punto di vista e principalmente si differenzia da altri per l’ottima gestione di due personaggi in totale simbiosi come Tapeu e Majin. Anche sotto il profilo del gameplay, il perfetto connubio fra platform e puzzle game (mai banali da risolvere), denota una padronanza eccellente da parte dei programmatori di portare alla luce qualcosa di fresco e divertente a patto di sorvolare su alcuni difetti grafici e sui combattimenti spesso ripetitivi a causa del respawn delle creature. Chiudo la recensione aggiungendo anche una buona longevità generale che si dirama fra le 20 o 25 ore di esplorazione costante a favore di segreti e scorci davvero mozzafiato. Compratelo perché non ve ne pentirete.  

Votazione finale: 8,9/10



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Articolo a cura di Redazione Player.it

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