Drakensang 2 The River of Time: Recensione


Recensione di Fabiano “Deimos” Zaino

Cosa si deve fare quando un Orco dannatamente forte è riuscito in tre colpi a scaraventare in aria sia il Nano che il Barbaro del mio gruppo? Quando le magie del fuoco e del ghiaccio non sono servite minimamente a scalfirgli la dura scocca che si porta appresso? Quando anche la lama del Barbaro gli ha fatto il solletico? Ebbene…bisogna mettere in pausa il gioco e ragionare sul da farsi oppure, mossa assai più astuta…darsela a gambe e ripassare quando saremo più forti.  


VEDIAMOCI IN UN SECONDO MOMENTO
Con mia grande soddisfazione, sono arrivato a parlarvi del seguito di uno degli RPG più belli mai usciti negli ultimi anni. Sto parlando della serie di Drakensang, tratta dagli omonimi libri della serie di “Uno sguardo nel buio” che ha avuto un Enorme (si, con la E maiuscola) successo in Germania e anche in altri paesi europei fra cui la nostra bella penisola. Drakensang The River of Time è il secondo capitolo di una saga che dovrebbe essere composta da tre giochi (anche se il terzo lavoro è attualmente incerto a causa del fallimento della software house…maledizione nera) e di cui questo secondo capitolo è un prequel e non un sequel. Chi ha già giocato al primo Drakensang, saprà che il titolo in questione è un fantasy puntato sul party game e di quei RPG duri e puri che non sono certo alla portata di tutti…insomma, dimenticatevi Oblivion e compagnia bella, perché qui non basta schiacciare il pulsante del mouse all’impazzata per abbattere un nemico.

Molte sono le novità e le migliorie di questo secondo capitolo ma andiamo con ordine. Prima di tutto, come scritto nell’introduzione della recensione, una delle novità del gioco è la possibilità di incontrare da subito delle creature che sapranno farci il mazzo a stelle e strisce: per Aventuria troveremo creature di ogni sorta e alle volte molto più forti della nostra combriccola di personaggi. Le possibilità quando si incontra un Orco, un Licantropo o uno Stregone molto più forte sono essenzialmente due: o si mette il gioco in pausa e si ragiona alla perfezione sui combattimenti oppure si cerca di sfuggire alla furia per ritornare sul posto un secondo momento. Questa scelta dei programmatori è assolutamente perfetta ed aggiunge quel livello di tenacia a “livellare” ancora di più i personaggi in altre situazione per poi tornare indietro in qualche quest maledettamente complicata o per abbattere quell’avversario che prima era impossibile eliminare. Detto ciò, posso garantirvi di come il livello di difficoltà del gioco sia, benché leggermente inferiore del primo Drakensang, abbastanza complicato da gestire per le persone alle prime armi per questo genere di titoli dove ogni mossa deve essere eseguita alla perfezione perché la perdita di un solo componente del gruppo, sarà una brutta gatta da pelare magari in altre situazioni.
Anche se segnalo di come le azioni del gioco o le scelte nei dialoghi, influiscano relativamente poco con le situazioni che si dipaneranno man mano che si prosegue per Aventuria, cosi come la fine del gioco non viene assolutamente influenzata dalla morte di qualche componente del gruppo. Resta comunque utile, spendere qualche momento di concentrazione per livellare alla perfezione ogni componente e cercare di ragionare negli scontri come un gruppo di persone che non come il singolo.


Come altri GDR sul mercato, anche in The River of Time, potremo scegliere una classe di appartenenza fra Nani, Umani ed Elfi per poi variare con i punti esperienza e punti avventura: i primi vengono usati per tutti gli attributi di base del personaggio (classe, vita, forza, armatura etc), mentre i secondi serviranno sostanzialmente per accrescere il passaggio di livello. Esiste anche la possibilità di andare a cambiare le proprie abilità grazie al dado da venti facce ma lascerei questa caratteristica solamente ai giocatori esperti che magari hanno vissuto gran parte della loro vita a giocare a Dungeon & Dragons  o altri giochi con set simili e che hanno dunque ben chiaro un set di regole da RPG duro e puro.

Fra le nuove meccaniche del gioco, segnalo anche la moderazione di tutte quelle sequenze inerenti l’hack’n slash che avevano stranito il primo capitolo. Qui ci capiterà di rado di combattere strenuamente contro mostri che spuntano in ogni dove ma saranno situazioni comunque presenti nei Dungeon o nelle fasi avanzate del titolo dove si deve “grindare” il più possibile per accrescere il livello dei giocatori in vista del confronto finale.


EMOZIONI DA AVENTURIA
The River of Time oltre a migliorare molti aspetti del gameplay del precedente titolo, aggiunge un livello qualitativo davvero eccellente e ben realizzato. Shader e texture difficilmente faranno storcere il naso alle persone abituate all’impatto visivo. Alcuni paesaggi sono eccellenti e riusciranno a mozzarvi il fiato per la bellezza degli elementi visivi: foreste rigogliose e prati lussureggianti si contrappongono alla perfezione con ambienti più spartani ma non per nulla privi di fascino. Anche sul fronte degli ambienti al chiuso non posso che essere soddisfatto dal lavoro fatto da Radon Labs benché in quest’ultimo caso non si arriva alle prove grafiche e stilistiche avute con un Dragon Age o con il più recente e spettacolare Divinity 2. Purtroppo, fra le note dolenti se non dolentissime, devo segnalare una compenetrazione di poligoni davvero fastidiosa nelle situazioni più concitate e un calo (dannato) di frame rate in alcune (inspiegabile) aree di gioco dove gli effetti di luce o gli elementi particellari, faranno la voce grossa. Anche con un computer dotato di 4GB di ram e scheda video da 1GB, abbassando la grafica ed eliminando gli effetti più muscolosi, la situazione cambia poco. Ma non lasciatevi spaventare da ciò che avete appena letto, il gioco rimane eccellente sotto ogni punto di vista e questi piccoli problemi non danneggeranno per nulla il giudizio più che positivo di questo capolavoro

LA CLASSE AUDIO 
In pochi titoli capita di parlare dell’audio e forse, viste le musiche di oggi, troppo spesso, questa caratteristica e messa in secondo piano: ebbene…in The River of Time vi fermerete ad ascoltare tutto quello che vi circonda ma gioirete anche udendo la corposa colonna sonora che fa da sfondo alle vostre azioni. Battaglie epiche o momenti di calma, vengono resi alla perfezione dalla colonna sonora totalmente strumentale del titolo ma se questo non bastasse, segnalo di come l’ottima localizzazione totalmente in italiano, renda ancora più grandioso il gioco.


Drakensang The River of Time è, in ultimo, uno dei giochi più belli di questa estate. Veri e propri punti deboli non ne esistono a parte le due magagne tecniche citate poco sopra – cosi come il titolo presenta uno dei gameplay più divertenti (ma complessi) che si possano trovare in un opera del genere. In ultimo, segnalo che il gioco, che vi darà filo da torcere per una sessantina di ore (forse più) è venduto alla bella cifra di 19,99 euro (FX Interactive) quindi chi se lo dovesse perdere, è proprio un Troll.
 
Votazione finale: 91/100


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Articolo a cura di Redazione Player.it

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