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Ubisoft usa una supercazzola per non pronunciare la parola “licenziamenti” mentre licenzia altro personale

Ubisoft intraprende una nuova fase di licenziamenti ma, nel tentativo di tenere l’argomento sotto traccia, li definisce “programma volontario di transizione di carriera”.

Siamo passati, nel giro di un paio d’anni, da una Ubisoft in forte crisi creativa e reduce da diversi flop, a una Ubisoft che pare star trovando la sua nuova strada sul mercato. Certo, pare trattarsi di una strada lastricata di meccanismi ben poco chiari, tra nepotismo, accordi con società controverse e uno smembramento sempre più logorante. Insomma, se arrivi ad avere più succursali che IP, un problema potrebbe esserci.

Ubisoft usa una supercazzola per non pronunciare la parola “licenziamenti” mentre licenzia altro personale (player.it)

In questo processo di riorganizzazione, la famiglia Guillemot sta giocando un ruolo chiave: Yves Guillemot è l’attuale CEO di Ubisoft, colui che ha preso le decisioni più controverse come la collaborazione con i finanziatori sauditi del Savvy Games Group e lo smembramento della società, con la cessione di gran parte delle quote alla cinese Tencent. Suo figlio, Charlie, ha adesso iniziato a ricoprire posizioni di potere proprio in una delle succursali più importanti di Ubisoft, i Vantage Studios, nonostante le controversie col movimento Black Lives Matter che, anni fa, lo avevano portato ad abbandonare la direzione di Tom Clancy’s Elite Squad.

E mentre la famiglia Guillemot sembra fare il bello e il cattivo tempo, sono tanti i dipendenti, anche storici, che si ritrovano ad affrontare un “cambio di carriera”, totalmente volontario. Perché è volontario, vero?

Se non è zuppa è pan bagnato

Giusto qualche giorno fa, vi avevamo raccontato in questo articolo dell’abbandono di Marc-Alexis Côté, l’uomo al timone di Assassin’s Creed da diversi anni a queste parte. Il motivo, dopo un po’ di incertezza iniziale, pareva legato al fatto di aver messo Côté davanti a una scelta: passare a Vantage Studios, abbandonando di fatto l’azienda madre e il ruolo di leader nel processo creativo di Assassin’s Creed o lasciare Ubisoft e Côté pare aver preso la seconda strada. Ma quello che pareva un caso isolato, potrebbe rivelarsi una manovra sistematica.

Massive Entertainment, altra società satellite di Ubisoft che cura e ha curato lo sviluppo di titoli come Star Wars Outlaws, Avatar: Frontiers of Pandora e la serie di The Division, ha infatti pubblicato un comunicato su LinkedIn, che ha acceso più di un animo per la natura ambigua che cela. Si parla infatti di un “riallineamento” dei team e delle risorse, con l’intento di concentrarsi maggiormente sull’implementazione di nuove tecnologie come Snowdrop e Ubisoft Connect, per potenziare i loro giochi e puntare in maniera specifica proprio sul franchise di The Division.

Se non è zuppa è pan bagnato (player.it)

La seconda parte del messaggio però, ha messo in agitazione chiunque sia attualmente al lavoro presso Ubisoft. In ottica di un’evoluzione a lungo termine, il team diMassive Entertainment scrive:

“Per supportare responsabilmente questa transizione, abbiamo introdotto un programma volontario di transizione di carriera, così da dare ai membri idonei del team, l’opportunità di portare la loro carriera allo step successivo, col supporto di un pacchetto comprensivo di assistenza finanziaria e di carriera”.

Un messaggio che a molti è sembrato parecchio discutibile, anche alla luce di quanto accaduto con Marc-Alexis Côté che, in quest’ottica, potrebbe costituire un precedente importante. Che sia un modo carino di parlare di licenziamenti, senza mai parlare davvero di licenziamenti? Bisogna ricordare che in Francia vige la cosiddetta Loi Florance”, legge Florange, una norma di diritto del lavoro estremamente rigida in materia di licenziamenti. In questo senso dunque, il processo che dovrebbe accompagnare al licenziamento imporrebbe una giusta causa, prevedendo il licenziamento per motivazioni economiche come extrema ratio.

Tra licenziare e risarcire con un cospicuo indennizzo tutti gli ex dipendenti e tentare di riassegnarli in maniera “volontaria”, pur non chiarendo davvero quale sia lo spazio di manovra del singolo dipendente, Ubisoft ha optato per la seconda strada. Non c’è altro da fare se non attendere i risultati di queste nuova, controversa, manovra.

This post was published on 24 Ottobre 2025 21:00

Pietro Falzone

Redattore Appassionato di videogiochi sin dal sempre più lontano 2002, quando per festeggiare i 5 anni ricevette una copia di Crash Bandicoot per la prima PlayStation. Il richiamo dell'avventura digitale lo fece innamorare di un mondo fatto di pixel, più o meno definiti. E l'amore non si è mai fermato. Inizia così a tastare tutti gli aspetti del mondo videoludico. Tra le sue più grandi passioni, si piazzano in ordine gli MMORPG (con sempre meno per giocarli, purtroppo), gli sparatutto in prima persona e, doprattutto, giochi di ruolo single player. Così si spiegano le più di mille ore, spalmate sui vari titoli From Software, da Demon's Souls in poi. Dalla fine delle medie, scopre una nuova passione: la scrittura. E come se non bastasse, scopre che nel mondo c'è chi scrive riguardo ai videogiochi, come se fosse un lavoro vero. Cosa fare di due passioni del genere dunque? Inizia così la ricerca disperata del giusto vascello, che riuscisse a convogliare voglia di fare, idee e tempo. Dopo un periodo passato a peregrinare, tra siti e sitarelli, approda su Player.it dove trova una casa in cui convogliare idee e spunti, al fianco di un team solido e costruttivo.

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