Recensione di Fabiano “Deimos” Zaino

Dai creatori della serie di Gothic, i Pirana Bites, arriva finalmente nei negozi di tutto il mondo uno dei giochi di ruolo più attesi dell’anno: diamo il benvenuto a RISEN. Se la fine di Gothic 3 vi ha lasciato l’amaro nel cuore o se appartenete alla schiera di persone che proprio non possono fare a meno di craftare (crescere) con il proprio personaggio in ogni momento, continuate a leggere perché questo Risen ha la forza di portarsi a casa la corona di imperatore ma non senza qualche piccola lacuna. 

IL SENZA NOME
Il personaggio che andremo a guidare lungo tutta la storia di Risen è un senza nome e senza storia, di lui si conoscono pochissime cose e oltre alle poche informazioni che ci fornirà lui stesso, rimarremo abbastanza all’oscuro del suo passato: quello che conosciamo è il presente e quello che ne seguirà dalle sue (vostre/nostre) azioni di gioco, lo potremo livellare personalmente. Se devo essere da subito sincero, non ho assolutamente gradito la scelta dei programmatori di banalizzare il personaggio principale, senza donargli un vero passato alle spalle o una classica memoria, credo che il senza nome abbia perso parecchio carisma agli occhi del giocatore stesso che comunque – penso – fatichi a immedesimarsi in esso. Altra cosa che non ho gradito è la scelta dei programmatori di non permettere al giocatore stesso di “modellare” un corpo a proprio piacimento, sia per le caratteristiche fisiche che di classe. Ovviamente la storia deve comunque raccontarsi ma proprio non capisco come non poteva farlo a nostro piacimento e non forzata in termini di visualizzazione del personaggio principale. Comunque per le mani non abbiamo una copia di Oblivion o Fallout 3 ma non abbiamo neanche a che fare con un The Witcher, giusto per citarne uno a caso, dove invece il carisma del personaggio avrebbe innalzato ulteriormente l’esperienza di gioco.

L’ISOLA DI FARANGA   
Dopo il breve filmato introduttivo, scopriremo che il senza nome era un clandestino a bordo di una nave della Santa Inquisizione che colpita da una violenta tempesta e successivamente affondata da quest’ultima, si ritrova a sputar sabbia sulle rive di una misteriosa isola chiamata Faranga.
Sulle prime, quello che sembra un posto inospitale e privo di vita (se non la fauna locale) si rivela invece un isola particolarmente allegra, dove al suo interno ci sono due fazioni in lotta per il potere: da una parte gli Inquisitori e dall’altra i Ribelli. Il nostro senza nome dovrà ovviamente scegliere da che parte schierarsi ma attenzione perché le scelte di questo Risen portano finalmente a delle conseguenze davvero serie e differenti nel raggiungimento dello scopo finale. Dico finalmente perché se da una parte molti giochi di ruolo di questo genere hanno da sempre promesso vere e proprie scelte dinamiche ai fini della storia, mai come in questo caso mi sono trovato a vedere con i miei occhi, il dipanarsi di diverse linee guida per il raggiungimento finale non soltanto della quest principale ma anche e soprattutto di quelle secondarie. Ancora, posso garantirvi che anche la minima o la più stupida scelta, porterà a bivi differenti che si possono ottenere anche soltanto scegliendo una risposta (scelte multiple) anziché un’altra: non affidatevi dunque al caso ma leggete saggiamente ogni stringa di testo.

Faranga ha poi una particolarità unica, dalle sue terre non si può scappare perché tutto il territorio marino circostante è colpito da violente tempeste ma se questo non bastasse, sappiate che cercando di raggiungere il largo dell’isola, verrete divorati da dei mostri marini giganteschi che farebbero di voi ossa per i pesci. Da questo punto di vista, Risen è molto simile a Gothic 3, nel senso che tutto quello che avete intorno a voi è assolutamente esplorabile ma anche fortemente blindato nel senso che la libertà di movimento è una cosa totalmente effimera. Faccio un esempio più pratico: in Oblivion tutto quello che gli occhi vedevano, il corpo poteva raggiungerlo, anche scalando le montagne o cercando dei passi alternativi per raggiungere una determinata destinazione. Risen è in definitiva un gioco chiuso nel senso che non tutto quello che si vede e raggiungibile da subito, per di più alcuni posti non potranno proprio essere raggiunti ne ha piedi ne volando (si avete letto bene ma ne parlerò meglio più avanti).

Altra limitazione è la crescita del personaggio.
Se provenite sempre dal citato Oblivion (o da Morrowind o da The Witcher) qui sappiate che non è possibile applicare una serie di punti esperienza diretti alle varie opzioni del personaggio ma che la crescita è direttamente proporzionale alle vostre scelte di gioco – in parole povere non dovremo spendere punti esperienza per fortificare la vita, la destrezza, la forza, la magia o la resistenza ma potremo acquisire tecniche maggiori man mano che conosceremo nuovi fabbri, maghi o guerrieri. Questo sistema di crescita ben si addice a un gioco di ruolo nudo e crudo come Risen, poco votato all’azione dei combattimenti che invece dovranno essere per forza di cose più ragionati.

Ed è nei combattimenti che il gioco punta molte sue carte.
Il bilanciamento dei programmatori è davvero magnifico e sottolineo fin da subito che vista la mancanza nell’isola di nemici piccoli (dai ratti agli insetti sembra che tutti abbiano preso grandi quantità di steroidi), ogni combattimento deve essere centellinato al millesimo perché anche l’animale che sembra più debole o stupido, può portarvi alla morte istantanea dopo appena due o tre colpi ben assestati. Altro aspetto del combattimento è la possibilità di parare o di eseguire delle vere mosse consecutive con i tasti direzionali del giocatore. Dimenticatevi dunque di ciccare all’impazzata sul mouse, qui si deve calcolare bene la distanza e la forza – caricando il colpo potrete eseguire una mossa più letale ma sarete oltre che più lenti, anche esposti al nemico. Idem per le parate, non serve a nulla continuare a stare sulla difensiva senza esporvi quel tanto che basta a sferrare un colpo. Fra l’altro, già dopo la prima ora di gioco, vi troverete ad affrontare nemici in numero crescente anche facenti parte delle stesse unità come gnomi, ratti giganti, falene velenose, ragni antropomorfi, mummie di fango, etc per poi giungere a incontrare nemici molto più pericolosi e grossi – nelle immagini a corredo dell’articolo di vede qualcosa di più ma sappiate che la distinzione è ben calibrata.

PARTY DUNGEON?   
Principalmente Risen è un titolo che si può affrontare in totale solitudine – non ci sono altri elementi di un ipotetico party da gestire ma se le lunghe passeggiate nella foresta oscura vi mettono una stizza folle, sappiate che ci sarà data anche la possibilità di pagare o farsi aiutare da alcuni personaggi secondari. Qui l’intelligenza artificiale gioca un ruolo molto importante e ancora per una volta in vita mia ho finalmente visto un guerriero guidato dal computer che sa come muoversi, come combattere e soprattutto come curarsi quando ne sente il bisogno senza che sia io stesso ad istruirlo sul da farsi. Complimenti.

Di negativo devo invece portare alla luce una scarsa popolazione di creature nei vari Dungeon che si troveranno in giro per l’isola – è anche vero che qui non è il numero a fare la differenza e che anche un solo nemico può dare parecchio filo da torcere ma in alcune sessioni sono entrato a contatto con ogni sorta di diavoleria a trabocchetto o a enigmi senza però incappare in alcun mostro da abbattere. Personalmente mi è anche venuto il dubbio (ma mi sembra assurdo) che il codice di gioco a cui noi di games.it abbiamo giocato non sia del tutto strutturato e che dunque nei negozi, questo genere di “problemi” non si verifichi.

MAGIA E DOMANDE
Come da manuale per quanto riguarda i titoli del Pirana Bites, sono due gli elementi che caratterizzano fortemente il gioco: la magia e i dialoghi del gioco. La prima può essere affinata tramite l’uso di vari incantesimi che andremo ad apprendere o a scoprire durante il gioco. Sulle cose che invece potremo fare con l’uso della magia, lasciate libera la fantasia perché i Pirana bites hanno pensato praticamente ad ogni sorta di diavoleria: dalle sfere di fuoco al cerchio magico protettivo, dal richiamo di creature che combatteranno per noi alla possibilità di levitare di modo da raggiungere zone altrimenti nascoste (quello che accennavo a inizio articolo). Grande potenza anche per quanto riguarda tutti gli incantesimi di offesa, come fulmini, muri energetici o palle di fuoco. Senza ovviamente dimenticare le magie di guarigione che presto diventeranno uno delle più abusate in assoluto anche se per l’isola si trovano parecchi ingredienti alchemici utili per creare svariate pozioni magiche ma non solo.

Per quanto riguarda i dialoghi invece, sappiate che gran parte del gioco è basata su essi. Preparatevi dunque a leggere tutto quello che vi passa sotto gli occhi, soprattutto in fase di quest dove anche il più piccolo particolare può esservi utile ai fini della missione. Fra l’altro, cosa davvero importante, nella scelta della fazione, vedrete anche un cambio radicale del morale degli npc e di come si presentano a voi: da ribelli avrete maggiore possibilità di alleanze e comunicazione con la popolazione o con i malviventi di zona – da inquisitore potrete estorcere informazioni per timore ma non sempre questa tecnica funzionerà e molto spesso vi troverete ad affrontare non solo cittadini arrabbiati ma anche taglia gole non troppo simpatici – è anche vero che come Inquisitore avrete dei piccoli aiuti da parte della “legge suprema” ma sarete anche schiavi del sistema e dovrete davvero dosare alcune scelte che invece dalla parte dei ribelli saranno più elastiche…giocate e vedrete.

NON TUTTO E PERFETTO
Purtroppo, come dicevo a inizio articolo, Risen non è esente da difetti – questi ultimi coinvolgono non solo il gameplay ma anche la parte grafica che personalmente mi ha proprio sorpreso ma in senso negativo. Taglio la testa al toro, le immagini che sono circolate per la rete nel periodo dell’annuncio del gioco, erano ben rimaneggiate perché il sontuoso grafico che mi ero abituato di vedere, anche con tutti gli effetti attivati al massimo, purtroppo non esiste o meglio, non come mi sarei aspettato di vedere. Non solo la modellazione generale degli ambienti risulta una tantino troppo spigolosa ma anche alcuni personaggi sono poveri per quanto riguarda texture e poligoni – arrivando a vedere lo punta di un braccio proprio non sono riuscito a non ridere dietro a questo gioco. Quello che davvero si salva del motore grafico è la fluidità ma anche gli effetti di luce e di nebbia che restituiscono grande emozione. Anche la distanza visiva è ben calibrata e raramente ci saranno scene interrotte dal bad clipping della nebbia oppure camuffate con pareti di roccia o vegetazione: anche quest’ultima non lascia troppo a bocca aperta e produzioni più vecchie, hanno una resa grafica davvero maggiore rispetto a questo Risen (Oblivion in primis).
Idem come sopra per le animazioni di ogni personaggio, non ho visto molta fluidità, neanche per quello che riguarda il personaggio principale – mettiamo anche da parte i movimenti legati al salto e alla scalata di alcuni oggetti, tutto davvero troppo legnoso per competere con altri prodotti. L’unica cosa che mi viene in mente sul motore grafico è che i Pirana bites non abbiano voluto spingere troppo la mano sulle richieste di sistema ma d’altra parte avrei preferito un motore più scalabile che non povero in termini di prestazione.

Altra grossa magagna, questa rivolta al gameplay è l’impossibilità di uccidere per sempre alcuni personaggi dell’isola. Per fare una prova, nel primo accampamento dei ribelli ho voluto assassinare un guerriero che non mi stava troppo simpatico ma dopo avergli rubato praticamente ogni cosa nel suo inventario, questo è tornato a passeggiare come se nulla fosse successo e amici come prima. In ultimo, una questione inerente all’inventario, segnalo che non c’è un vero limite di oggetti che potremo avere – scelta che personalmente non ho altrettanto gradito ma che credo farà la felicità di chi è abituato a portarsi dietro grande quantità di oggetti senza dover rinunciare a nulla.

COMMENTO FINALE 
Risen ha dunque la forza di emergere, fra molti alti e pochi bassi. Già la storia di per se merita di essere vissuta momento per momento anche se il carisma del giocatore è praticamente assente, sono sicuro che le scelte ragionate e i momenti di suspance non mancheranno assolutamente come non mancheranno gli attimi in cui mettere il gioco in pausa per pensare adeguatamente se rispondere in una maniera o nell’altra ed è proprio questo che da vigore al titolo. Anche sul piano audio nulla da dire, ottime le musiche e tutti gli effetti sonori. In definitiva, Risen si dimostra davvero una gradita sorpresa e sono sicuro che anche se non ci lascia con la mascella slogata per la parte grafica, gli estimatori del genere non se lo lasceranno assolutamente scappare.

Votazione finale: 83/100

Requisiti consigliati
CPU Dual Core da almeno 2,2 GHz
RAM 2 GB
SCHEDA VIDEO da 512MB
HD 7 GB
LOCALIZZAZIONE sottotitolato
MULTIPLAYER assente 


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