Le nuove imposte di Trump non piacciono a Sony, Microsoft e Nintendo

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Finora ci è andata sempre relativamente bene ed abbiamo parlato poche volte dei  terribili intrecci che ci possono essere tra il mondo dei videogiochi e quello della politica di tutti i giorni. Purtroppo il ripetuto peggioramenti dei rapporti internazionali tra l’America ed il resto del mondo ci ha già costretto a parlare di politica estera chiacchierando del futuro di League Of Legends all’interno del medio-oriente, motivo per cui oggi con altrettanta tristezza ci accingiamo a parlare di qualcosa che coinvolge direttamente Sony, Microsoft e Nintendo.

Le tre principali aziende produttrici di consoli, infatti, hanno inviato una lettere all’office of the united states trade representative dove espongono tutto il loro dissenso nei confronti di una tassa di prossima immissione che andrebbe a cambiare in modo importante il lato economico della produzione di console, peggiorando sia la posizione delle aziende sia complicando ulteriormente la posizione dei consumatori che dovranno combattere dei rincari di notevole natura.

Vediamo insieme più nel dettaglio cosa sta succedendo dall’altra parte dell’oceano Atlantico.

Sony, Microsoft e Nintendo contro le nuove tasse sui beni importati.

playstation 2 sony
Una foto di repertorio della scheda madre di Playstation 2, con componenti prodotti in praticamente tutta l’asia tecnologica.

 

Cina e Stati Uniti D’America stanno negoziando da giorni e giorni sullo stesso, ormai trito e ritrito argomento: l’importazioni dei beni cinesi all’interno degli Stati Uniti D’America. Nel corso degli ultimi mesi la situazione sembra sia peggiorata ulteriormente a causa della proposta del presidente Donald Trump di alzare la tassa sui beni importati al 25%, una maggiorazione del 15% rispetto ai precedenti valori.

Come prevedibile tale sanzione ha messo sull’attenti tutte quante le principali aziende mondiali che si occupano di tecnologia visto che la stragrande maggioranza dei componenti necessari alla creazione di processori e microprocessori viene prodotta, indovinate un po’, proprio in Cina. Grandissime percentuali dei componenti necessari a tutta l’elettronica e l’informatica moderna provengono dalle fabbriche del colosso asiatico.

Il mondo videoludico stesso, specie per quanto riguarda il comparto hardware/accessori, è estremamente dipendente dalla cina stessa; l’ESA (Entertainment Software Association), ben consapevole di tale problematica, non ha tardato a far presente al governo il proprio dissenso durante gli ultimi giorni di maggio.

“Il mondo dei videogiochi possiede un eccedenza commerciale per quello che riguarda l’economia americana e pertanto andrebbe in qualche modo protetto. Le tasse che arriveranno riusciranno solo a portare danni all’economia americana, colpendo le sue industrie ed i consumatori invece di migliorare la situazione”.

Non solo videogiochi.

Dopo la mobilitazione dell’ESA a fare un passo è stata la triade più importante del mondo dei videogiochi: Sony, Microsoft e Nintendo che hanno scritto una lettera al sopracitato office of the united states trade representative nel tentativo di fare fronte comune ed esporre il problema dal loro punto di vista. Nella lettera le tre aziende, sostanzialmente, chiedono di essere esentate dal pagare la tassa per le proprie console da gaming a causa dell’enorme impatto e dell’incredibile danno economico che essa comporterebbe.

La lettera riporta anche delle statistiche abbastanza precise: il 96% delle console importate negli Stati Uniti vengono prodotte in Cina, motivo per cui sarebbe enorme la quantità di prodotti che finirebbero per vedere il loro prezzo lievitare a causa della nuova tassa imposta da Trump. Questa andrebbe a danneggiare i consumatori, gli sviluppatori, i produttori ed i rivenditori stessi, andando a complicare la situazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro nel settore; in America sono oltre 220.000 i lavoratori impiegati in tale industria.

folding at home playstation 3 sony

Come se non bastasse l’arrivo di una simile tassa avrebbe anche come effetto collaterale quello di rallentare il progresso tecnologico, non solo legato all’ambito videoludico. Le tre aziende infatti ricordano a tutti i lettori di come alcune tecnologie inizialmente sviluppate per il mondo dei videogiochi siano finite per diventare utili in un sacco di altri campi. Wii e Kinect, ad esempio, sono stati utilizzati come punti di riferimento per i più moderni sistemi di tracciamento di controller nello spazio tridimensionale mentre il progetto Hololens ha ricevuto applicazioni in campo medico; il processore Cell di Playstation 3, nonostante sia ricordato da molti come uno degli aspetti più controversi della console, è stato utilizzato per costruire il più potente cluster di supercomputer del mondo della ricerca delle malattie basate sulla simulazione del ripiegamento di proteine“, non esattamente il nuovo battle royale del momento.

Le tre aziende hanno concluso la lettera specificando di essere essenzialmente le vittime di un fuoco incrociato perché le console per i videogiochi non rappresentano in alcun modo una priorità di qualche tipo all’interno delle politiche industriali cinesi.

Al momento non ci è dato sapere come questo aumento di costi si rifletterà sul territorio europeo e, più nello specifico, su quello italiano; è probabile che ci sia un aumento dei costi in proporzioni simile a quello che succederà in America, sopratutto per console e accessori. Questo accadrà, purtroppo, prima dell’arrivo delle nuove console videoludiche, motivo per cui ci ritroveremo forse a dover acquistare la nuova generazione a prezzi più elevati di quelli che ci aspettavamo.

Situazioni del genere,purtroppo, ci ricordano di come il mondo dei videogiochi sia semplicemente un’ industria come un altra e pertanto deve sottostare  alle leggi e ai regolamenti vigenti nei più importanti paesi al mondo; curioso notare invece come progetti come Xcloud e Google Stadia riescano a bypassare tale problema attraverso la loro non-fisicità, scaricando sul consumatore costi minori come quelli di un abbonamento invece di spendere centinaia di dollari in una singola console.