Matt Bevin: i videogiochi sono la causa della strage in Florida

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Sono realmente i videogiochi la causa di tanta violenza?

Quando la politica si sofferma a parlare dei videogiochi, di solito non è mai per esaltarli. Ancora una volta, ci ritroviamo a parlare di uno dei temi più vecchi e discussi degli ultimi tempi: il rapporto tra violenza nei videogame e violenza nel mondo reale. Tutti noi abbiamo appreso della recente strage verificatasi alla scuola di Boca Raton, in Florida, dove un ex studente armato di tutto punto ha aperto il fuoco sui suoi ex colleghi, uccidendone 17 e ferendone 15 in maniera grave. Nonostante alcune indagini siano ancora in corso, Matt Bevin, Governatore del Kentucky (ed esponente del Partito Repubblicano), non ha dubbi: ci sono i videogiochi alla base di tutto.

Matt Bevin: da violenza virtuale a violenza reale il passo è breve

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I videogiochi ci rendono violenti?

Facciamo subito un’importante premessa: quello di cui stiamo trattando è un tema molto serio, che non può e non deve essere banalizzato, né tanto meno trattato con leggerezza. Quello verificatosi a Boca Raton è, per numero di vittime, il decimo eccidio più grave della storia recente degli Stati Uniti. Ciò che maggiormente preoccupa è il fatto che, di queste dieci stragi, ben tre si sono verificate negli ultimi cinque mesi. Proprio per questa ragione, eventi del genere possono essere facilmente strumentalizzati da chi, parlando alla pancia dei cittadini, volesse portare avanti le proprie personali crociate.

È il caso di Matt Bevin, il Governatore Repubblicano dello Stato del Kentucky, che ha affermato quale sia la causa principale di questa escalation di violenza: i videogiochi. Secondo il politico statunitense, la violenza e la “cultura della morte” celebrata nei videogame sarebbe alla base di incidenti di questo genere. Di seguito, alleghiamo alcune sue dichiarazioni rilasciate in una recente intervista.

“Ci sono videogiochi che, sì, sono elencati per un pubblico adulto, ma i bambini li giocano ugualmente e tutti lo sanno, e non c’è nulla che impedisca al bambino di farlo. Questi giochi celebrano il massacro di persone, ci sono giochi che replicano letteralmente questi eventi e danno alle persone la possibilità di guadagnare punti per fare la stessa cosa che fanno questi studenti all’interno delle scuole, dove ottieni punti extra per finire qualcuno che riverso a terra a chiedere di risparmiargli la vita. È spazzatura, allo stesso modo della pornografia: hanno desensibilizzato le persone sul valore della vita umana, sulla dignità delle donne, sulla dignità della decenza umana, stiamo raccogliendo ciò che abbiamo seminato qui.”

Sono i videogiochi il vero problema?

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C’è una relazione tra violenza virtuale e violenza reale?

Durante l’intervista allo show di Leland Conway, Matt Bevin ha inoltre affermato che non solo i genitori dovrebbero controllare ciò a cui i loro figli giocano, ma che gli stessi creatori di contenuti dovrebbero iniziare ad assumersi qualche responsabilità su ciò che mettono in commercio.

“Penso che dovremmo iniziare con una domanda onesta sui valori di cui questi prodotti si fanno portatori. Perchè abbiamo bisogno di un videogioco, ad esempio, che incoraggia le persone ad uccidere le persone? Che si tratti di testi, che si tratti di programmi TV, che si tratti di film, chiedo ai produttori di questi prodotti, questi videogiochi e questi film, chiedete a voi stessi quali valori portate avanti, oltre a quello dello shock visivo, e a parte la speranza che di guadagnarci qualche dollaro. Ma a quale prezzo? A quale prezzo?”

Secondo Matt Bevin, in parole povere, i videogiochi sarebbero responsabili dell’aumento delle sparatorie e di eventi come quello di Boca Raton, facendo perdere la “bussola morale” all’intero paese. Genitori, parenti, scuole, chiese, nessuno si interesserebbe più ai bambini. In questo modo, i bambini in questione finirebbero col crearsi le loro regole, senza temere alcuna conseguenza.

Bevin ha inoltre dichiarato che, quando era bambino, spesso i suoi coetanei portavano armi a scuola, ma è stata la società moderna ad insegnare ai bambini di oggi ad usare quelle armi per uccidere.

La crociata di Bevin contro i videogiochi

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I videogiochi sono veramente una minaccia?

Non è la prima volta che sentiamo il nome di Matt Bevin accostato ai videogame. Lo scorso Gennaio, a seguito della sparatoria avvenuta nella scuola di Benton, in Kentucky, Bevin aveva postato un video sul proprio profilo Facebook, additando i videogiochi come “parte del marcio” dell’industria dell’intrattenimento, che sta man mano causando “la desensibilizzazione dei giovani sugli aspetti più tragici della realtà sulla definitività della morte“.

Già in passato non sono mancati i collegamenti tra videogiochi e stragi di massa. Fu scoperto che gli autori del massacro alla scuola di Columbine, ad esempio, erano grandi appassionati di Doom. Stesso dicasi per il folle della sparatoria al Politecnico in Virginia, innamorato per di Counter-Strike. Lo stesso Anders Breivik, il pluri-omicida norvegese, ammise di aver preparato il suo attentato utilizzando Call of Duty: Modern Warfare 2.

Cercando di utilizzare gli studi scientifici a nostra disposizione, possiamo dire che non c’è alcuna correlazione tra il consumo di videogiochi violenti ed i delitti con arma da fuoco. Non ci sarebbe quindi un collegamento evidente tra violenza virtuale e comportamenti aggressivi. L’unico dato accertato è una sorta di desensibilizzazione alla violenza, almeno nel breve termine.

Nonostante tutto questo, siamo sicuri che sentiremo ancora parlare del tema. D’altra parte, perché disturbarsi ed andare alla radice del problema, quando c’è a disposizione un capro espiatorio così invitante e credibile?

Restate sintonizzati per ulteriori news in merito.

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Articolo a cura di Claudio Albero

Nasce a Torre del Greco, una piccola metropoli alle falde del Vesuvio, nei favolosi anni ’80, che già però non avevano più niente di favoloso. Provano ad educarlo con Beatles e musica classica sin dalla più tenera età, ma lui, di tutta risposta, si appassiona all’ heavy metal ed ai videogame , spendendo un piccolo patrimonio in sala giochi, quando queste due parole erano ancora slegate dalle slot machine.

Dopo aver mosso i primi passi su Sega Master System II con Alex Kidd, il Super Mario con le orecchie a sventola, si innamora dei platform, degli action/adventure e degli RPG, con particolare attenzione alla saga di Final Fantasy.

Inguaribile sognatore con le radici saldamente ancorate nel passato, scopre la sua passione per la scrittura quasi per caso, in uno dei tanti pomeriggi passati tra i corridoi della Facoltà di Giurisprudenza di Napoli, dove si laureerà giusto qualche anno dopo, con una tesi in Diritto d’Autore basata sull’opera multimediale.

Dopo aver scritto di attualità e musica su Lacooltura.it , Road TV Italia e Federico TV , approda sui lidi di Player.it , in cui comincia sin da subito ad apprendere e fare domande, guadagnandosi rapidamente il titolo di “ redattore rompiscatole del mese ”. Nonostante sia legatissimo alla grande famiglia di Player, non sono rare alcune sue incursioni su portali come Gameplay Café e Spazio Rock .

Musica, videogame, concerti, boardgame, modellismo, fumetti, cinema e serie tv: tanti hobby diversi tra loro, ma collegati da un fil rouge che li unisce tutti: il divertimento . È proprio questo che cerca in un videogame, è proprio questo sentimento che muove le sue dita, ed è sempre il divertimento la sensazione che cerca di infondere nei suoi articoli.

Al di fuori del mondo del gaming, indossa giacca e cravatta per mimetizzarsi nel mondo degli avvocati, esercitando la professione forense, con lo scopo di conoscere a fondo le “ regole del gioco ”, nonché di minacciare di far causa a chiunque al minimo pretesto.

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