Dragon’s Prophet – Recensione


Articolo a cura di Claudio Consoli


Draghi, esseri mitologici dal fascino intramontabile. Protagonisti dei racconti e della cinematografia,  trovano nell’ambito videoludico particolare terreno fertile dove accrescere ulteriormente il loro mito. Temibili avversari o compagni inseparabili, negli anni li abbiamo cercati, combattuti, cacciati. Con Dragon’s Prophet è tempo di catturarli, invocarli, combattere al loro fianco.

Armi alla mano, per Auratia

Il free to play, nell’ambito MMORPG, è una formula indubbiamente interessante. Senza un costo di acquisto e senza l’obbligo di un abbonamento, il giocatore ha modo di provare un titolo, valutarne le caratteristiche, e decidere di investirvi denaro solo se le ritiene valide. Indubbiamente, una forma che da modo ai più disparati generi di multigiocatore di massa di farsi notare, nella già buona lista di titoli presenti sul mercato. Dragon’s Prohpet, MMORPG di casa SOE dallo stampo fantasy, punta a questa formula per far conoscere il mondo di Auratia al pubblico, incentrando il suo gameplay su un sistema di combattimento prettamente orientato all’azione, e cavalcature sfruttabili come compagni di combattimento: i draghi, appunto.

Dragon’s Prophet narra di in un universo antico, dominato dal caos, nel quale solo la nascita di leggendari draghi, con la conseguente sfida tra il bene ed il male, ha saputo riportare un fragile equilibrio. Il giocatore viene proiettato in questo universo centinaia d’anni dopo la guerra dei draghi, con la richiesta di combattere per la salvezza di Auratia.

L’incipit, ben narrato sul sito ufficiale del gioco e più sfuggente in-game, cala il giocatore nell’atmosfera fantasy dominante nel gioco, atmosfera che si concretizza quando, dalla creazione del personaggio, si ritrovano le canoniche classi del genere. Gli immancabili Guerriero e Ranger affiancano un duetto di maghi, in cui l’Oracle si caratterizza per la capacità di governare i poteri della natura ed il Sorcerer quelli elementali. Una volta in game, l’immediata necessità di far fronte a creature all’attacco da subito modo al giocatore di sperimentare il particolare sistema di combattimento. Sebbene sia presente la classica barra di abilità nella parte bassa dello schermo, le funzioni basilari di attacco passano per il tasti sinistro e destro del mouse, rispettivamente come attacco base e attacco speciale. La barra abilità resta comunque protagonista del sistema di combattimento, giacché su questa il giocatore sceglie quali abilità attive posizionare, che possono variare da cure e bonus, a elaborati attacchi speciali. A rendere interessante il battagliare è il sistema di combo: dopo l’attivazione di un qualunque attacco, sia esso base o speciale, le icone abilità attribuite a tasto sinistro e destro variano, indicando il successivo passo della combo disponibile. Sebbene il sistema si riveli più semplice da utilizzare che da spiegare, solo col tempo si riescono a scoprire le più interessanti e dannose combinazioni, che saranno sempre in evoluzione, grazie alla costante e frequente acquisizione di nuovi poteri e abilità. Particolarmente rilevante nelle meccaniche di combattimento e di interazione, è la scelta degli sviluppatori di non inserire un sistema di mira manuale, ma di lasciare che il bersaglio venga automaticamente selezionato semplicemente rivolgendosi nella sua direzione, selezione confermata da un’aura colorata attorno allo stesso, di diverso colore a seconda che si tratti di nemici, amici o NPC neutrali. Mantenere il bersaglio su un particolare avversario non significa comunque non poter colpire nemici accanto ad esso. La maggior parte degli attacchi testati infatti, sono considerati ad area, abilità base incluse, di conseguenza risulta possibile combattere contemporaneamente orde di zombi, ratti giganti e quant’altro, semplicemente mirandone uno e sfogando la propria ira su tastiera e mouse. Un sistema flessibile che da modo di combattere con un approccio catino a tratti simile a quello del più collaudato DC Universe Online, sempre di SOE, sebbene risulti spesso caotico e confusionario nelle aree più affollate di creature nemiche, oltre che semplicistico soprattutto nel combattimento con boss particolari, con i quali spesso lo scontro si risolve nel muovendosi rapidamente e scatenando attacchi a caso, senza tener praticamente conto della posizione del nemico.


La relazione uomo-drago

Per quanto le quattro classi cerchino di differenziarsi per specializzazioni oltre che per tipologia di attacchi a disposizione, comandi alla mano tale differenza risulta meno marcata di quanto ci si aspetterebbe in un qualunque MMO, probabilmente a causa del sistema di combo che finisce per rendere similare l’uso dei diversi tipi di campione. La vera personalizzazione dello stile di combattimento e del ruolo, passa invece tramite il curioso rapporto che nasce tra personaggio e draghi catturati. Sparsi per il mondo di Auratia troverete draghi di diverse dimensioni e livello di combattimento, oltre 300 tipologie a detta degli sviluppatori, che è possibile catturare e far diventare propri compagni di viaggio, semplicemente avvicinandosi e premendo un apposito tasto abilità. Tramite un minigioco non particolarmente ostico che richiede di mantenere un apposito segnalino al centro di un cerchio tramite la pressione dei tasti movimento, il drago verrà cavalcato e domato mentre tenta di disarcionare il protagonista. Una volta catturato, l’essere trasferisce al personaggio un suo peculiare potere, che può andare da abilità curative a mosse d’attacco, ma anche poteri più particolari come lancio di veleni e di magie elementali. Il giocatore viene, di fatto, incentivato alla ricerca di nuove tipologie di draghi, al fine non solo collezionistico, ma anche per ereditarne l’antico potere, e personalizzare al meglio le abilità del proprio personaggio, secondo il proprio stile di gioco ed il ruolo che si intende interpretare. Durante il nostro tempo passato in Auratia abbiamo potuto scorgere e catturare diverse decine di draghi, dai primi piccoli esemplari, a creature dalla stazza decisamente imponente e persino corazzati, sino a rari esempi di veri colossi,  sebbene mai all’altezza di alcuni boss realmente mastodontici. Nel tentativo di bilanciare il gameplay e far si che non sia solo il semplice minigioco a stabilire quale drago sia catturabile da un eroe, gli sviluppatori hanno inserito un sistema che verifica le abilità del personaggio e le confronta a quelle del drago, imponendo determinati standard per poter tentare la cattura. Una buona idea, utile ad evitare che la sola abilità nel gestire il minigioco, finisca per consentire anche a personaggi di bassa levatura di viaggiare su dirigibili alati pronti a scatenare l’inferno.

I draghi, oltre che ottime cavalcature in grado talvolta di volare , altre di correre ad alta velocità, balzare per lunghi tratti e non solo, si rivelano particolarmente utili anche in combattimento. E’ possibile infatti invocarne uno alla volta tra quelli catturati, chiedendogli di limitarsi a seguirvi, oppure consentendogli di attaccare bersagli utili nei dintorni. In entrambi i casi il supporto del compagno sarà limitato nel tempo, periodo che è possibile aumentare migliorando la statistica di Carisma del proprio personaggio. Prendendo in considerazione le diverse caratteristiche attribuibili al proprio eroe, che si allineano alle classiche del genere passando dalla forza fisica alla penetrazione magica, intelligenza e simili, o la componentistica migliorabile tramite il sistema di Crafting, non elaboratissimo ma credibile, e considerando le possibilità introdotte dalla gestione dei draghi e dalle caratteristiche da essi ereditabili, il livello di personalizzazione risulta particolarmente interessante e profondo, sebbene non sempre valori e caratterizzazione determinino, all’atto pratico, un reale cambio di stile di gioco che, come già abbiamo visto analizzando il sistema di combattimento, finisce spesso per ridursi alla realizzazione furiosa di combo e abilità speciali, appena queste terminano il loro tempo di ricarica.

Dopo la battaglia, riposino a casa… o forse no?

Se dopo un’intensa giornata in groppa a giganteschi draghi, aver ucciso orde di zombi e spettri con combo elementali o aver corso avanti e indietro a consegnare oggetti a questo o quell’NPC, sentiste la necessità di un’atmosfera un po’ più casalinga, Dragon’s Prophet vi da modo di teletrasportarvi, grazie ad un’abilità attiva acquisita dopo qualche ora dall’inizio dell’avventura, nell’isola dedicata all’housing. Nella mappa a disposizione sono presenti differenti aree “edificabili”, dove poter mettere le radici e costruire la propria dimora. Attraverso un vero e proprio editor è possibile creare ed arredare un’abitazione secondo i propri gusti, inserendo alcuni tra gli svariati elementi a disposizione. I costi per realizzare la propria abitazione sono relativamente alti e dipendono direttamente dalla dimensione della stessa, oltre che dalla qualità estetica degli elementi che vi si inseriscono. Potendo scegliere dal più piccolo appartamento disponibile per qualche migliaio di monete, sino a regge di dimensioni più generose che arrivano a costare diversi milioni, il giocatore che deciderà di spendere tempo nell’isola delle case avrà di che farmare monete, per poter raggiungere risultati degni di essere mostrati. Per i più frettolosi, non manca comunque la possibilità di accorciare i tempi acquistando elementi direttamente dallo shop del gioco, in valuta reale. Dopo aver realizzato la casa dei vostri sogni, potrete finalmente sedervi ad osservare in tranquillità il vostro duro lavoro… o frose no. In realtà, infatti, l’isola dedicata all’Housing è anche paradossalmente uno tra i luoghi meno sicuri del gioco, fungendo di fatto da area PvP. Qui si svolgono combattimenti furiosi tra team composti da giocatori e relativi draghi, in battaglie ad alta velocità nelle quali tutti i pregi, ma anche i limiti, del sistema di combattimento vengono messi in mostra. Senza la necessità di impostare un obiettivo in fase di battaglia, gli scontri si traducono di sovente in combo continue contro qualunque avversario capiti a portata di tiro, ed aggiungendo alla confusione dell’effettistica  i grossi draghi che si affiancano ai giocatori, compenetrandone talvolta i poligoni, difficilmente si riesce ad impostare una tattica di combattimento diversa dal puro Hack ‘n’ Slash. Modalità di PvP aggiuntive dovrebbero essere introdotte nel corso del ciclo di vita del gioco.

Elementi a pagamento troppo presenti

La reale necessità dei contenuti a pagamento e il loro impatto sul gameplay, sono gli argomenti più caldi quando si parla di Free-To-Play. Parecchi sono i titoli che, dietro al “gioca gratuitamente”, nascondono funzioni fondamentali al prosieguo nella trama di gioco tra gli scaffali del negozio in valuta reale, magari svelando tale limite solo dopo qualche ora di gioco, avendo ormai già ottenuto l’affezione del cliente. Ancor peggiore è la presenza di elementi cosiddetti pay-to-win ovvero che, se acquistati con soldi veri, danno vantaggio al giocatore pagante rispetto a quello meno avvezzo allo shopping. Dragon’s Prophet, a modo suo, si presenta in una forma particolarmente onesta in questo senso, non nascondendo per nulla la necessità di acquistare praticamente qualsiasi cosa, già dalla sua prima ora di gioco. Bastano infatti ben poche quest per accorgersi di quanto lo spazio nell’inventario sia estremamente ridotto ed incapace di contenere la quantità enorme di armi, elementi per il crafting, oggetti chiave e materiale inutile, che la semplice uccisione di mostri sparsi per la primissima mappa di gioco fa ottenere al giocatore. Altresì, il limite di due draghi allevabili imposto all’inizio, facilmente potenziabile a tre grazie ai primi cristalli di semplice ottenimento, impone una scelta continua di quale fiero compagno sacrificare, al costo peraltro delle abilità speciali che questo dona al giocatore, che andranno sfumando con la sua dipartita, rendendo fondamentale l’acquisto di più slot per poter conservare le più importanti abilità, e vincolando il giocatore dall’animo collezionistico a spendere parecchi denari per poter continuare a coltivare la propria passione. Considerando che tra gli elementi da acquistare troviamo dai miglioramenti dell’equipaggiamento agli elementi per il crafting, ecco che diventa chiaro come il giocatore disposto a spendere qualche denaro sul gioco finisca per trarre un certo vantaggio a discapito di chi non lo faccia, e la necessità di acquistare con cristalli costosamente acquisiti anche funzioni basilari come il reset degli attributi di personaggio e draghi, semplicemente per poterne riattribuire i valori, completa il quadro. 


Fortunatamente, nel contesto di un gioco particolarmente orientato alla vendita di contenuti, è presente un sistema che, all’atto dell’utilizzo dei preziosi cristalli, rende necessario l’inserimento di una password secondaria impostata in fase di iscrizione, senza la quale la transizione non va in porto. Una funzione onesta e gradita, utile per consentire ai genitori di lasciar giocare indisturbatamente il titolo ai figli tutelandosi da acquisti improvvisati, o per dare un ultima possibilità al giocatore meno riflessivo di ragionare sui acquisti compulsivi.

Comparto tecnico altalenante

Camminando per le strade di Auratia, tra quest, eventi PvE pubblici ed eventi casuali, il giocatore viene accompagnato in scenari dallo stile fantasy coinvolgenti, sebbene molto lineari, non certo vasti e spesso realizzati con cura approssimativa. I modelli dei personaggi sembrano volutamente sacrificati in termini estetici, così da lasciare risorse di sistema libere ai draghi, sicuramente meglio caratterizzati delle controparti umane e dei mob sparsi sulla mappa, composti da zombie, topi giganti, goul e altri cliché fantasy. L’impressione, nel complesso, è di un prodotto che necessita ancora grossissima ottimizzazione, anche a causa di bug facilmente verificabili già dalle prime ore di gioco, sia nelle fasi di combattimento che nella semplice esplorazione. Restare incastrati nello scenario a causa di una compenetrazione poligonale è tanto all’ordine del giorno, dall’obbligare gli sviluppatori ad inserire un’apposita funzione di disincastro nel menu’ opzioni, e anche con sistemi di fascia alta, impostando il gioco a settaggi medi, cali di framerate, lag e approssimazione nelle animazioni sono elementi con cui il giocatore intenzionato a spendere molte ore nel mondo di Dragon’s Prohpet deve imparare a convivere, nell’attesa di importanti miglioramenti in tal senso. Se durante le fasi di livellino iniziale è possibile, apparentemente, spingere sulle impostazioni grafiche al fine di migliorare una resa visiva fin troppo semplicistica, una volta iniziati eventi pubblici, PvP e affrontati dungeon ricchi di nemici, un abbassamento di dettagli o risoluzione diventa d’obbligo. La presentazione visiva generale non sembra giustificare tale sforzo da parte di sistemi hardware ben dotati, lasciando ben intendere la presenza di un comparto tecnicamente migliorabile e di un netcode non all’altezza del numero di utenti che abitualmente popola gli MMO. Meglio il sonoro, soprattutto grazie a musiche evocative, a tratti incentivanti la battaglia, altre volte capaci di rilassare il giocatore, magari mentre sorvola le città, in sicurezza, alla guida del proprio drago più imponente. A completare il quadro di un prodotto fatto e confezionato senza troppi lustri, la presenza delle sole lingue inglese, francese e tedesco, e di soli cinque server divisi per nazione (uno francese, due tedeschi e due per Inghilterra/resto d’Europa), sebbene comunque nessuno, allo stato attuale, superi il livello di popolazione basso.

Commento finale
Dragon’s Prophet ha il potenziale per essere un titolo molto interessante. Purtroppo tale potenziale non è stato ancora sfruttato a dovere, lasciando al giocatore un prodotto con aspetti tecnici nettamente da migliorare e un sistema di combattimento action che necessita di grosse rifiniture. Quest particolarmente ripetitive vincolano il personaggio al canonico uccidi, raccogli e consegna per tutta la fase di livellino, mettendo a dura prova la pazienza del nuovo utente. Resistendo alla scarsa attrattività iniziale e all’invasività dei limiti imposti dal sistema Free-To-Play, è possibile affezionarsi ai migliori aspetti di Dragon’s Prophet nel tempo, catturando sempre nuove specie di draghi o migliorando la propria abitazione, anche se i numerosi elementi a pagamento potrebbero far vacillare, a lungo termine, la volontà di proseguire nel gioco, oltre che rischiare di rovinare il bilanciamento tra i giocatori meno avvezzi alla spesa e quelli più orientati alle microtransizioni.

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