Pubblicato in: Giochi di ruolo

Recensione: La Sposa di Barbablù

La Sposa di Barbablù, edito da Narrattiva, è un gioco di ruolo per 3-5 persone di argomento horror e investigativo. Le sue autrici sono Whitney “Strix” Beltrán, Marissa Kelly e Sarah Richardson, ed è basato sulla famosa fiaba del crudele Barbablù.

Nel gioco, la Sposa di Barbablù esplora la casa del suo misterioso e inquietante marito. Ella scopre progressivamente la verità su cosa è accaduto alle mogli precedenti, vive gli incubi e gli orrori nascosti nella grande villa e decide infine se sarà una sposa leale ed ubbidiente o una ribelle e sospettosa, aprendo o meno la stanza in cui le è stato proibito di entrare.

Le giocatrici (ma anche i giocatori – il gioco è pensato per persone di qualsiasi genere, sebbene le tematiche potrebbero essere apprezzate particolarmente da un pubblico femminile) interpretano le Sorelle: le varie personalità della Sposa che si contendono il controllo delle sue azioni e scelgono in che modo affrontare le molte e angoscianti minacce presenti nella casa di Barbablù.

La fiaba di Barbablù

Nella fiaba originale che ne porta il nome, Il protagonista Barbablù è un brutto ma ricchissimo uomo dalla barba, appunto, blu, che prende in sposa una giovane popolana. Subito dopo le nozze le comunica di doversi assentare per questioni di lavoro e le consegna le chiavi del suo castello, dicendole che è libera di andare in ciascuna delle stanze tranne che in una, segreta e proibita.

La sposa nonostante le raccomandazioni di Barbablù non resiste alla tentazione di entrare nella stanza segreta e fa una orribile scoperta: in tale stanza Barbablù nasconde i cadaveri delle sue precedenti mogli. A causa dello spavento, la chiave della stanza le cade di mano e si macchia in modo indelebile del sangue delle donne uccise.

Al suo ritorno, Barbablù si fa consegnare il mazzo di chiavi e scopre immediatamente la chiave macchiata, la prova lampante della disobbedienza della moglie. Egli le concede qualche minuto per pregare e prepararsi prima di essere uccisa. Fortunatamente, tramite l’aiuto della sorella e del fortuito arrivo dei loro fratelli giunti a visitarla la minaccia viene scongiurata: Barbablù viene ucciso e la sua sposa ne eredita le immense ricchezze. In alcune versioni della fiaba, malgrado le accorate preghiere nessuno giunge a salvare la sposa: ella viene uccisa da Barbablù e il suo corpo viene aggiunto a quelli delle altre mogli uccise.

I meccanismi del gioco

L’inizio del gioco ricalca la fiaba originale: la Sposa viene lasciata a esplorare la lussuosa ed imponente abitazione del marito, con l’ordine di non aprire mai una singola e specifica stanza. Da lì in poi, tuttavia, la storia è nelle mani dei giocatori, che sceglieranno quali stanze esplorare, come gestire quello che vi troveranno dentro e, soprattutto, se aprire o meno la porta finale accedendo a uno dei tre finali possibili. La Sposa potrebbe impazzire durante l’esplorazione della casa, smarrendo sé stessa e divenendo uno degli orrori che la popolano; oppure essere una Sposa devota, e decidere di non aprire la stanza segreta; oppure scegliere di essere una Sposa infedele, aprire la stanza segreta e scoprire la verità che si cela dietro ad essa.

Esplorare le Stanze consente di accumulare i Pegni, simboli della fiducia o della sfiducia della Sposa nei confronti di Barbablù: raggiunto un predeterminato numero di Pegni si scatena il finale, in cui la Sposa dovrà decidere se aprire o meno la porta della stanza proibita.
Tuttavia, l’esplorazione delle stanze, la rivelazione degli orrori contenuti in esse e il loro superamento costringerà le Sorelle a accumulare punti Trauma. Se abbastanza Trauma viene assegnato a una Sorella essa si “spezzerà”, divenendo inservibile alla Sposa e anzi divenendo un macabro e pericoloso ostacolo. Se tutte le Sorelle si spezzano prima di ottenere un sufficiente numero di Pegni, la Sposa perde la sua sanità mentale durante la ricerca della verità su Barbablù, e si accede al relativo finale in cui ella diverrà un nuovo Orrore che popola la casa.

Il sistema di gioco è originale (sebbene ispirato nel meccanismo a Mosse ai giochi “Powered by the Apocalypse”, come Apocalypse World di Vincent e Meguey Baker) e pensato per produrre sessioni one-shot di circa quattro ore; scegliendo stanze differenti da esplorare, differenti Sorelle e differenti descrizioni iniziali il gioco diverrà a ogni occasione completamente differente. Tutte le Sorelle dispongono di alcune Mosse in comune per progredire nell’esplorazione delle Stanze, sfuggire alle minacce presenti e interagire con il Trauma, ma ogni tipo specifico di Sorella (Animus, Fatale, Madre, Vergine, Strega) dispone di Mosse specifiche o è particolarmente abile in un tipo di Mossa.

Un gioco di orrore femminile

L’orrore risiede non solo nella tragicità dei finali previsti, ma anche e soprattutto nell’atmosfera evocata e nelle relazioni fra le varie Sorelle, che come detto rappresentano vari e conflittuali aspetti della personalità della Sposa. Le mosse a disposizione del Custode spingono il racconto verso ambiti disturbanti, truculenti, inquietanti… con particolare attenzione a ciò che è in grado di spaventare i partecipanti stessi, e soprattutto tutto ciò che possa essere particolarmente inquietante per una giovane sposa immersa in una villa spaventosa e stregata. Gelosia, invidia o ammirazione verso le spose precedenti, sesso, gravidanze desiderate o meno, l’essere abbandonata, il senso di colpa, il timore di essere giudicata, l’essere vincolata a ciò che la società si aspetta da una leale sposa, la continua minaccia alla propria identità, o al proprio fisico, o alla propria bellezza… sono solo alcune delle tematiche che possono emergere per via del modo in cui le stanze della casa sono costruite dal gioco.

Il mondo di gioco è evocato magnificamente per raccontare una storia di sopraffazione patriarcale sopraffina in cui tutto cospira per fare sentire la Sposa inadeguata, viziosa, pavida, debole, curiosa, malvagia… e bisognosa di guida e di correzione, che lei lo voglia o no. L’esplorazione di queste tematiche in chiave drammatica e horror rende il gioco assolutamente perfetto per un pubblico femminile, ed è evidente come ciò sia un deliberato obiettivo di design delle abili autrici: un obiettivo perfettamente centrato.

La Sposa di Barbablù finisce male: la storia che viene narrata e i suoi finali saranno sempre oscuri, tragici, sanguinosi… e se tutto è andato bene, carichi di macabra e poetica bellezza.

Un formato accattivante

Il manuale ha un formato quadrato di 20,6 per 20,6 cm e 110 pagine. La copertina ha una consistenza “gommosa” molto particolare e non spiacevole al tatto, con un pregevole inserto metallizzato. La veste grafica richiama quella di un libro di fiabe gotiche, con motivi floreali e serrature a decorare ogni pagina e un set di font molto leggibili e molto adatti. L’illustrazione di copertina e tutte quelle di apertura capitolo sono magnifiche opere d’arte in bianco e nero con singoli dettagli in blu e oro, che richiamano vari momenti della fiaba classica di Barbablù o evocano possibili situazioni spaventose rappresentabili in gioco. Il libro è poi costellato, ovunque sia opportuno, di illustrazioni che aiutano a suscitare la corretta atmosfera del gioco: fiori che perdono i petali, farfalle vivisezionate, falene che si avvicinano a fiamme, ragni che divorano mosche finite nella loro tela, e una lunga sequenza di illustrazioni a tema orrorifico di donne ritratte in bianco, rosso e nero.

Conclusioni

La Sposa di Barbablù è un gioco di ruolo decisamente originale, dalla struttura inconsueta che può risultare spiazzante; allo stesso tempo, è decisamente un gioco perfetto per fare quello che si prefigge di fare, ovvero aiutare i partecipanti a raccontare un racconto dell’orrore ispirato alla fiaba di Barbablù ambientato in una casa stregata. La sua originalità richiede un minimo di adattabilità da parte dei partecipanti, ma essenzialmente il gioco consiste nel raccontare una storia in modo collettivo, scatenando eventuali Mosse e seguendo le indicazioni relative all’accumulo di Pegni e di Trauma fino ad arrivare a uno dei tre finali: niente di particolarmente complesso. Sebbene si presti a essere rigiocato con le stesse persone, credo che dia il meglio come one-shot tematica da fare ogni tanto, magari con gruppi differenti. La piacevolissima veste grafica rende La Sposa di Barbablù un gioco adatto anche solo come manuale da collezione e come chicca da sfoderare nelle occasioni più adatte.

Leggi anche: “Smonta il Sistema: Come funziona Dungeon World”

Diego Martelli

Classe 1978, da sempre appassionato di fantastico e di cultura pop, geek e nerd. Lavora a Verona come tecnico informatico, e coltiva evitando di dormire le sue passioni come larper, roleplayer, game master, autore di giochi di ruolo dal vivo (per GRVItalia, Terre Spezzate, Eryados, e molti altri), attore amatoriale e copywriter. Collabora gioiosamente con player.it. Vive con la moglie e un paio di gatti irrequieti.

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