Come superare la morte del proprio PG

Come superare la morte del proprio pg

La morte di un Personaggio Giocante è sempre un dramma nei giochi di ruolo, soprattutto quando a monte ci sono ore e ore di ragionamenti, pagine e pagine di background e lunghi calcoli per la “build”. Un PG diventa col tempo parte di noi stessi e vederlo sparire, magari complice la casualità di un tiro di dado, può essere un duro colpo per un giocatore, soprattutto se alle prime armi. In questo articolo vogliamo dare alcuni consigli e motivazioni per superare uno scoglio del genere, restringendo a tre casi le scelte possibili.

Anche io una volta ero un avventuriero come te, finché mi sono buscato alcune frecce nella schiena

La scelta “nostalgica”.

Chi non riesce proprio a staccarsi dal PG defunto potrebbe trovare conforto in una nuova scheda inerente il vecchio personaggio. Un background complesso presuppone spesso legami di parentela o di amicizia, utilissimi per motivare l’arrivo di un nuovo eroe fortemente connesso al vecchio PG. Potrebbe essere un parente o un amico intimo della vittima, sceso in campo per vendetta o per il desiderio di continuare una missione non portata a termine. L’onore di famiglia è a repentaglio nel momento in cui un membro della stessa non porta a termine un compito e quindi occorre che qualcuno si faccia carico dei “debiti”. Questa scelta può essere esasperata fino ad arrivare al fratello o alla sorella del defunto, che ha ricevuto lo stesso identico addestramento e quindi si propone come una fotocopia della vecchia scheda… anche se sconsigliamo questo approccio perché limita la crescita del giocatore.

Qualcuno ha parlato di famiglie che cercano vendetta?

La scelta “saggia”.

Mettersi d’accordo col Master per il background del nuovo PG potrebbe essere la scelta migliore che potete fare. Esiste la possibilità che al DM serva l’intervento di un tipo di personaggio in particolare e, se classe/razza rientrano nelle vostre corde, può risultare interessante far evolvere un nuovo eroe utile alle circostanze della campagna. Un altro metodo molto simile consiste nel far diventare “giocante” un PNG, sempre concordando la cosa col master. Magari l’anziano della montagna si rivela essere un esperto di arti marziali e scende in campo come monaco, la guaritrice del villaggio è in realtà una druida che protegge il bosco e la sua gente dai pericoli, etc… La difficoltà di questa scelta consiste nel fatto che non si tratta di un personaggio partorito dalla propria mente e potrebbe volerci qualche tempo per entrare in sintonia col ruolo.

L’epicità di un NPG che diventa un eroe.

La scelta “curiosa”.

La morte di un personaggio potrebbe non essere assolutamente un dramma! Ci sono tante combinazioni di classe/razza da giocare e possibilità di personalizzazione potenzialmente infinite. “Non ho mai giocato uno stregone, son proprio curioso di provarlo!” questa potrebbe essere il tipo di motivazione migliore per proseguire la propria carriera da giocatore, soprattutto se ci si sente bloccati dalla perdita del PG. Anche provare a fare un “rebuild” della stessa classe per limare delle scelte fatte in precedenza… o addirittura osare combinazioni improbabili per esplorare ogni aspetto possibile del role-play! Il nano-ladro incapace di compiere un furto in silenzio, che si affida al peso della sua ascia per spaccare i forzieri, potrebbe essere davvero divertente da giocare. Il desiderio di non limitarsi e sperimentare è l’approccio al GDR che più ci piace.

Un PG Kenku che fa il Samurai… perchè no!?

Una morte gloriosa.

Non gettate via il vostro vecchio PG come se foste alle prese con un videogioco. Ruolare le ultime parole dell’eroe morente o il cordoglio del party intero è un ottimo modo per affinare le proprie capacità e rende il momento solenne. Al contrario trattare le schede come se fossero “usa e getta” inaridisce il gioco e toglie spessore all’interpretazione. Voi come vi comportate quando il vostro personaggio incontra la sua fine? Scrivetelo nei commenti, soprattutto se avete compiuto in passato delle scelte non elencate in questo articolo!

“Fammi un funerale vichingo”, dicevi. Non è molto. Non mi hai chiesto molto. Non dopo tutto quello che hai fatto.