Molti lavoratori autonomi con partita IVA trovano il regime fiscale troppo oneroso: portare a casa un guadagno discreto è complicato.
La causa principale delle preoccupazioni degli autonomi è data dal peso delle tasse. Le aliquote fiscali appaiono spesso troppo alte a fronte di possibilità di deduzioni limitate. Gli autonomi devono pagare un’imposta sostitutiva dell’IRPEF che può arrivare fino al 43%. Un onere assai alto specie se le entrate non sono costanti.
E anche se il regime fiscale permette di dedurre alcune voci di spesa professionale le possibilità di recupero sono il più delle volte parziali e inadeguate a coprire quanto si è realmente speso per affitti, acquisto di beni strumentali, spostamenti e altri costi concreti.
Gli autonomi con partita IVA devono anche pagare i contributi previdenziali che, sebbene necessari per garantire una pensione, aumentano spesso in modo insostenibile il costo del lavoro autonomo. In generale, i lavoratori autonomi e i professionisti con partita IVA, a differenza di quanto avviene per i lavoratori dipendenti, devono pagare di tasca loro sia le tasse che i contributi previdenziali. E poi devono versare anche l’IVA.
Chi ha la partita IVA, il più delle volte, non riesce neanche a quantificare a quale guadagno puntate, visto che più si fattura e più crescono le tasse. Per vivere dignitosamente, si sente spesso dire che si debba incassare almeno 1.700 euro al mese… Ma non tutti gli autonomi riescono a garantirsi entrate fisse su questa soglia. Di conseguenza faticano a permettersi di coprire le spese essenziali e mettere da parte un po’ di risparmi.
Con il regime ordinario, chi fattura da 8.500 euro fino a 28.000 euro paga il 23% di IRPEF. L’aliquota sale al 35% per redditi da 28.001 euro a 50.000 euro. Si passa poi al 43% per i redditi oltre i 50.000 euro. E questa è la spesa fissa, senza considerare i contributi previdenziali, da calcolare in percentuale diversa a seconda della cassa previdenziale di iscrizione
Per arrivare a guadagnare almeno 1.700 euro netti al mese bisognerebbe fatturare almeno 50.000 euro all’anno, stando però attenti a non superare questa soglia per non pagare il 43% sull’IRPEF. 50.000 euro diventano circa che 21.000 euro annui netti. Quindi poco più di 1.700 euro al mese.
C’è chi sceglie il regime forfettario, per ricavi annui fino a 85.000 euro: in questo caso si paga un’imposta sostituiva del 15% e non si versa l’IVA. Per contro, non si può neppure portare in detrazione o deduzione le spese sostenute, come invece fanno i titolari di partita IVA in regime ordinario. L’aliquota scende poi al 5% per i primi cinque anni di attività.
In questo specifico caso, considerando la tassazione al 15%, per avere uno stipendio di 1.500 euro mensili, bisogna fatturare almeno 25.000 euro all’anno. Somma da cui poi sottrarre, come sempre, tasse e contributi previdenziali. Per superare la soglia di 1.700 euro netti al mese, si deve perciò riuscire a fatturare intorno ai 30.000 euro all’anno.
This post was published on 5 Febbraio 2025 6:57
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