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Presto il tuo smartphone da 300 euro diventerà più potente di un PC da 3000: il trucco

Tutti gli smartphone possono ora trasformarsi in macchine potenti quanto i più aggionati computer.

I telefoni, ormai, sono macchine di calcolo spesso potentissime. Quasi tutti gli smartphone sono infatti progettati per supportare varie funzionalità che normalmente vengono associate al lavoro sul personal computer. Ma la limitata potenza di calcolo degli smartphone continua a palesarsi rispetto all’uso dei modelli AI più avanzati.

Le intelligenze artificiali che girano sugli smartphone sono infatti quasi sempre più leggere rispetto ai grandi modelli in cloud… Ciò significa che gestiscono meno parametri, occupano meno memoria e sono ottimizzate per funzionare con delle risorse limitate, senza cioè consumare troppa batteria o rallentare eccessivamente il dispositivo.

Ed è inevitabile: uno smartphone ha CPU, GPU e RAM molto più ridotte rispetto a un server. Per questo i modelli devono essere compressi o ridisegnati. Ora, però, arriva una nuova piattaforma di elaborazione AI basata su cloud che consentirà agli smartphone di sfruttare anche dei modelli molto complessi, ma senza doverli eseguire interamente in locale.

Con questa novità le funzioni più pesanti potranno in pratica essere elaborate in un ambiente sicuro, nel cloud, ma con tutte le opportune garanzie del caso. Per quanto concerne la privacy, per esempio, la protezione dovrebbe essere equivalente a quella dell’elaborazione sul dispositivo.

La soluzione si chiama di Google Private AI Compute. Questa nuova piattaforma nasce appunto per permette di eseguire i modelli di intelligenza artificiale più potenti, come Gemini, sugli smartphone, offrendo all’utente massima privacy e massima sicurezza dei dati. Di conseguenza Google potrà portare i modelli Gemini più avanzati su tanti modelli di smartphone, anche quando l’hardware locale non basta…

Con il Private AI Compute Google risponde così ad Apple, che aveva già introdotto una piattaforma simile, per l’elaborazione di LLM “private” in cloud. In tutti e due i casi, l’obiettivo primario è quello di permettere l’uso del modelli AI più aggiornati e dunque molto potenti senza sacrificare la privacy degli utenti.

Uno smartphone potentissimo con Google Private Compute AI

La differenza principale sta nell’ecosistema. La Apple ha integrato il sistema su iOS e macOS, mentre Google vuole portare la sua piattaforma anche su Android, sfruttando ovviamente i suoi modelli Gemini. Inoltre Google userà TPU Trillium e Titanium Intelligence Enclaves (TIE) per garantire sicurezza e performance.

Uno smartphone potentissimo con Google Private Compute AI – player.it

Il problema principale sta proprio nella dipendenza dal cloud. Per non procedere a singhiozzi serve una connessione stabile. Inoltre, l’ecosostema Google, almeno inizialmente, sarà limitato ai Pixel. Ma, verosimilmente, la piattaforma potrebbe presto arrivare su più dispositivi Android. E Google dovrà anche convincere gli utenti che non accederà ai loro dati.

Ma l’utente potrà godere di più potenza e di funzioni avanzate. Se porrà fiducia nel nuovo sistema proposto da Google, naturalmente.

This post was published on 16 Novembre 2025 19:59

Giuseppe F.

Napoletano che vive e lavora a Roma ma tifa Inter. Scrivo per professione e diletto. Ho collaborato con varie riviste culturali e siti online, corretto bozze ed editato o riscritto libri. Mi piacciono la filosofia medievale, i film horror anni ’70 italiani e la musica krautrock. Idolo calcistico: Ivan Zamorano.

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