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Nel futuro di Instagram (e dei social) non ci saranno like?

Instagram potrebbe iniziare a mutare abbandonando una delle features che lo hanno definito sino a tale momento; tale vento del cambiamento potrebbe venir presto adottato anche da altri social network di uguale importanza.

Il mondo dei social network potrebbe star iniziando un periodo di grande cambiamento, il più grande forse da quando essi esistono, in virtù di un miglioramento che sposti le piattaforme verso un futuro primo di tossicità, privo di like, privo di numeri su cui star male.

Vediamo insieme  cosa vuole fare instagram, chi potrebbe seguirlo, e perché tale cambiamento potrebbe essere una delle mosse più importanti del mondo tech.

Instagram potrebbe dire ciao ai Like

La ricercatrice Jane Manchun Wong ha mostrato al mondo con un tweet degli screenshot che sembrano arrivare da un test fatto in tempi recenti; tale esperimento sta venendo portato avanti internamente dal social network fotografico più famoso al mondo per un motivo ben preciso: cambiare gli interessi degli utenti.

La ricercatrice ha accompagnato il tweet con quelle che sembrano essere le frasi introduttive che servono a motivare la natura di tale test:

“Vogliamo che i tuoi followers si concentrino su cosa condivido, non su quanti like ottiene il tuo post. Durante questo test, solo la persona che ha prodotto il contenuto è in grado di vedere quanti like lo stesso ottiene, nessun’altro.”

Un utente esterno, dai post di Instagram, è in grado di ricavare semplicemente il nome dei suoi amici che hanno messo like a tale post; il dato complessivo viene nascosto a tutti quelli che non sono il creatore del post stesso.

Il senso di questa mossa fatta da Instagram è abbastanza chiaro: basta problemi legati alla salute mentale derivanti dal numero dei like, un fenomeno che è piuttosto presente nel mondo dei social media.

Tale processo ha fatto classificare primo Instagram in una classifica dedicata ai social network più dannosi per le menti degli adolescenti; tale ricerca è stata direttamente finanziata dal governo britannico.

Quanto sono pericolosi questi like?

La ricerca ha determinato Instagram come il più pericoloso per la salute mentale tra cinque differenti social network. Per inciso, Snapchat si è posizionato al secondo posto ed è stato seguito da Facebook e poi Twitter; all’ultimo posto in tale lista troviamo Youtube.

Questa ricerca, fatta indagando su di un campione di oltre 15000 adolescenti e giovani adulti in tutto il regno unito, ha cercato come tali social network interagiscono con la depressione, la solitudine, il sonno, l’immagine di sé e altre 10 differenti fattori che impattano sulla salute e sul benessere degli utenti.

Shirley Cramer, principale ricercatrice dietro al progetto, ha dichiarato che dai dati raccolti è possibile comprendere a pieno come Instagram e Snapchat, con il loro focus sulle immagini, possano facilitare la creazione di situazione dove il senso di inadeguatezza e l’ansia la facciano da padrone nei giovani.

Sempre secondo Shirley Cramer, il mondo dei social media è diventato una vera e propria droga che su quella specifica fascia di utenti ed è diventato eticamente impossibile ignorare gli effetti negativi che è possibile riscontrare.

Come si muovono gli altri social network?

Qualche giorno fa, in uno degli ultimi TED Talk, Jack Dorsey ha pubblicamente ammesso l’esistenza di una vasta gamma di problemi legati al suo più importante prodotto: Twitter.

Secondo il founder dell’uccelino blu più famoso del Web, il problema è talmente radicato nella struttura del sito e del social media in generale che è necessario ripensare tali tipologia di siti web dalla base; è necessario evitare quello che Chris Anderson ha definito twittanic.

Per Dorsey è importante cambiare quelli che sono gli incentivi delle piattaforme, ormai pericolosamente slegate dalla forma attuale dell’internet. Twitter, Facebook, Instagram e tutto questo genere di siti web sono nati con degli incentivi rivolti principalmente verso gli azionisti: era nell’interesse di tutti creare il maggior numero possibile di utenti per ottenere un bacino monetizzabile in un qualche modo, per permettere al sito di camminare sulle sue gambe.

Ora che quella massa critica è stata ampiamente raggiunta, tali incentivi non hanno più senso perché le piattaforme riescono a camminare sulle loro gambe e non hanno più realmente bisogno di quei determinati comportamenti per ottenere dei risultati.

L’utenza che attualmente è sui social media, secondo Dorsey, andrebbe stimolata diversamente al fine di ridurre con determinate strategie la tossicità che imperversa nel corso degli ultimi anni.

Perché i social network come Facebook sono restii a cambiare?

Un altro annoso problema che imperversa all’interno del mondo dei social è la sostenibilità dei progetti. Al momento tutti quanti i più grandi social network esistenti basano la loro sopravvivenza sulle inserzioni pubblicitarie.

Tale modello di business lascia uno spazio di manovra risicato al cambiamento perché, come sostenuto dal buon Marco Montemagno, ci sono importanti restrizioni sul contenuto e diventa difficile armonizzare il tutto.

Senza modelli di business sostenibili, o in caso di grandi scandali come quelli che hanno travolto la piattaforma di Mark Zuckemberg, le piattaforma devono obbligatoriamente arretrare e la sua utenza potrà generare malcontento o fuggire in massa verso social media che non sono ancora pronti a gestire determinate fasce di età (come lo stesso Instagram, molto più giovanile di Facebok)

Al momento la mossa testata da Instagram potrebbe avere del potenziale perché risolve un problema annoso. Quello che preoccupa è legato alla reazione degli utenti a tale problema, visto che al momento è impossibile prevedere con correttezza le dinamiche sociali che potrebbero instaurarsi dopo la rimozione di un gesto che è diventato praticamente quotidiano nella vita di molti.

Instagram ha, in ogni caso, rilasciato attraverso un suo portavoce una dichiarazione a Techcrunch in cui specifica la natura del prototipo mostrato ad inizio articolo. Secondo tale dichiarazione, tale prototipo non è al momento in fase di testing.

La domanda che rimane alla fine è una sola: riusciranno i social network a salvarsi dall’incapacità comunicativa umana e dalla propensione degli stessi per essere tossici quando non serve?

Graziano Salini

Classe 93', ore spese sui videogiochi tendenti alle decine di migliaia. Viaggia in rete alla ricerca di notizie strambe su giochi mai usciti e competizioni al limite dell'assurdo mentre si diletta con qualche single player partorito da qualche giapponese impazzito. Ogni tanto tenta anche di arrivare ad un MMR decente su Dota2 ma evita di dirlo troppo in giro.

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Tags: facebook Instagram snapchat Social Media twitter

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