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Conglomerate 451 : Recensione breve

Prendete i combattimenti a turni di Darkest Dungeon, mixateli con XCOM e mischiate il tutto con una tinta di Underworld e sentore cyberpunk, ecco a voi Conglomerate 451.

Una commedia oscura

Vestiremo i panni di un delegato dell’agenzia speciale governativa, il nostro compito? Riportare l’ordine nel Conglomerato 451, un settore formicaio che brulica di criminali e corporazioni dedite al malaffare.

Per contrastare il crimine avremo a disposizione un arsenale di Cloni ingegnerizzati in laboratorio, manipoleremo il DNA sbloccando nuovi elementi nel corso di gioco e potremo creare il nostro party di killer.

(Un nuovo soldato clonato e pronto per la battaglia)

Il resto della storia? Banalmente.. sconfiggere i criminali, guideremo i cloni in un ambiente ben raffigurato ma poco caratterizzato. I dialoghi in cui ci imbatteremo manterranno le distanze dagli RPG ricolmi di narrazione ma ci offriranno comunque momenti di ilarità un po’ dark e decadente, un’ironia che non guasta mai.

Come si comporta il gioco?

Benino.

Il gioco è un dungeon crawler auto generato proceduralmente. Che significa? Che la maggior parte degli scontri sono creati da un’IA che cerca in ogni modo di creare situazioni diverse, finendo a volte nel ripetersi con una certa ridondanza.

Ogni scontro positivo aiuterà la corporazione a migliorare la sua reputazione, così facendo avremo possibilità di sbloccare nuovi cloni e power up sicuramente utili durante il gioco.

Gli scontri con un po’ di dimestichezza diventeranno facili sfruttando al meglio le potenzialità del nostro party, ad esempio ricordandoci di curare i feriti o di alzare barriere protettive per i diversi tipi di attacchi, facendo fuori più criminali possibili riusciremo ad arrivare agli scontri contro i boss che sono mediamente difficili e richiederanno un buon acume per riuscire nella missione.

Un fattore decisamente positivo è il comparto “hacking” del gioco, per aprire porte o accedere a potenziamenti dovremo risolvere dei minigiochi dal sentore di inizio nuovo millennio, come trovare stringhe di codice in backlog di terminali o far combaciare velocemente dei puzzle. Divertente, davvero.

Sempre riguardo l’hacking durante i turni di combattimento potremo sfruttare le capacità del nostro party per carpire informazioni dagli innesti cibernetici dei nostri nemici, così da poter sferrare attacchi mirati e potenti o disabilitando componentistiche robotiche dei nostri avversari, anche qui tanta roba.

Grafica e caratterizzazione

Sarò poco cattivo ma incoraggiante con questa breve recensione, gli sviluppatori sono relativamente pochi e in due – tre persone hanno tirato su un qualcosa di realmente interessante che merita attenzione, ma parliamo soprattutto dei difetti, in ottica costruttiva.

In primis la caratterizzazione dell’ambiente di gioco, scarsa e poco interattiva, abbiamo tanti elementi di scena ma non possiamo farci nulla, stessa cosa per gli NPC che ciondoleranno tutto il tempo e al massimo blaterano qualcosa a caso generato dall’IA dalla libreria di frasi / dialoghi.

Il mondo di gioco a volte sembra spoglio, a volte inutilmente ricco, l’ambientazione comunque risulta piacevole alla vista e anche il mood generale del gioco.

Un punto REALMENTE dolente sono le musiche, assolutamente fuori contesto e con un grosso sentore di “cheap”, soprattutto i riff di chitarra degli scontri che sembrano un po’ buttati lì, stessa cosa i suoni diegetici totalmente anonimi. La ost per le bossfight e nelle schermate di caricamento invece risultano più curate e godibili.

Vogliamo dare un incoraggiamento agli sviluppatori, un giovane team italiano che merita supporto. Se con un budget risicato hanno tirato fuori un prodotto divertente sicuramente in futuro potranno mostrare gli artigli, vi lascio alla conclusione.

Conclusione

Conglomarte 451 ha dei difetti sostanziali e ha una scarsa componentistica RPG, il sonoro è quasi da buttare e l’IA ogni tanto fa cilecca.
Ciononostante il fulcro del gioco è il dungeon crawling e i combattimenti a turni, riuniti dall’ottimizzazione del proprio party per affrontare le diverse tipologie di scontro proposte dall’IA.
Quest’ultimo fattore rende l’esperienza ludica appagante e interessante, mi sento quindi di premiare il gioco che, se supportato nel tempo e fixato nei punti dolenti può diventare un punto di riferimento nel genere e acquisto consigliato agli amanti dello sci-fi.
P.s. mezzo punto di voto per l’hacking system, lodevole, davvero.

Daniele Di Egidio

Daniele Di Egidio è il creatore di Player.it e vicedirettore della testata. Videogiocatore da quando ha memoria, prese in mano il primo joypad nel lontano 1997 su un fiammante Super Nintendo regalato dal fratello, da li arrivò l'amore per il mondo del gaming. Dai lontani primi anni 2000 fino ad adesso ha giocato oltre cinquecento titoli, dal retrogaming ai giochi contemporanei, predilige i moba come Dota 2, gli sparatutto classici e i giochi di strategia. La sua fissa attuale è per MTG Arena. Decise di fondare Player con uno scopo ben preciso, portare i giocatori di ruolo "analogici" nel mondo del digitale e viceversa, infatti le due realtà difficilmente in Italia hanno un luogo dove incontrarsi e imparare vicendevolmente la magia che c'è dietro un GDR o un videogioco single play. Al di fuori del mondo del gaming Daniele è un fotografo ben ambientato nel mondo della fotografia dei concerti, ha fotografato in lungo e in largo per l'europa più di 1000 band di caratura mondiale, ha seguito artisti di fama mondiale in tour, è stato fotografo ufficiale di diversi festival da 50.000 e più ingressi e ha avuto diverse pubblicazioni con Metal Hammer italia e con MetalManiac negli anni passati. Ha militato per 8 lunghi anni in SpazioRock dove copre ancora il ruolo di fotografo ufficiale.

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