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One Piece: Pirate Warrios 4 | Recensione (PS4)

A circa cinque anni di distanza dal precedente capitolo della saga, Bandai Namco e Omega Force rilasciano One Piece: Pirate Warriors 4, la new entry del musou basato sulle avventure di Monkey D. Luffy e compagni.

Sin dalla pubblicazione dei primi trailer, era subito chiaro che la trama di gioco si sarebbe spinta fino a Wano, l’arco narrativo che è attualmente in prosecuzione sulle pagine del manga di Eichiro Oda.

Nuovi personaggi giocabili, stage ricreati, resi più grandi e, soprattutto, un numero di nemici su schermo ancora maggiore: sono queste le carte che il quarto Pirate Warriors sembra volersi giocare, confermando in buona parte la formula proposta con le precedenti incarnazioni del franchise.

E allora arriviamo subito alla fatidica domanda: One Piece: Pirate Warriors 4 ci ha convinti? La “ricetta segreta” di Omega Force si conferma vincente anche questa volta? Cercheremo di dare la risposta più esaustiva possibile, ma possiamo anticiparvi che, stavolta, qualcosa sembra essersi inceppato, e vi spiegheremo il perché nelle righe che seguono.

Rivivere una grande saga… tutta d’un fiato!

Nuovo mondo, nuovi nemici.

Diciamoci la verità: c’è veramente qualcosa che non sia stato detto o scritto su One Piece? Fiumi di parole sono stati spesi per la mastodontica opera di Eichiro Oda, arrivata quasi al suo ventitreesimo anniversario.

Se il primo Pirate Warriors ci aveva narrato gli esordi di Cappello di Paglia e della sua singolare ciurma, portandoci fino allo scontro di Marine Ford, se il secondo capitolo della serie è stato forse il più goffo dei “what if” su cui l’occhio umano si sia mai posato, se il terzo capitolo si era spinto fino alla saga di Dressrosa, questo quarto episodio decide di… ricominciare tutto daccapo!

Proprio così, avete capito bene: in One Piece: Pirate Warriors 4 rivivrete tutti (o più o meno tutti) i principali archi narrativi del manga, partendo però dalla saga di Alabasta. La scelta di Bandai Namco è comprensibile: si vuole fornire il prodotto più completo possibile, sia ai vecchi giocatori che, soprattutto, a chi si avvicina al franchise, o addirittura a One Piece, per la primissima volta.

Il risultato di questa scelta è però altalenante, sia per motivi tecnici che “logistici“. Come i fan della saga di Oda sicuramente sapranno, One Piece è enorme, probabilmente la più grande storia mai creata nel mondo dei manga e non solo, e proprio per questo motivo è praticamente impossibile comprimerla in un singolo videogame.

Proprio per questa ragione, verranno saltate a piè pari saghe importanti ed iconiche come, ad esempio, quella di Skypiea, quella Thriller Bark, quella di Impel Down, ecc. a cui verranno dati solo dei cenni fugaci nelle varie sezioni animate (che avranno spesso il ruolo di veri e propri “spiegoni“).

Sotto certi aspetti, sarebbe stato preferibile, concentrarsi sulle saghe più recenti, come quella di Big Mom, presente in questo quarto videogame, o quella di Wano, anch’essa inclusa ma la cui trama, a causa dei problemi di contemporaneità col manga, è però completamente inedita.

Alla ricerca dell’isola del tesoro

Un nuovo modo di utilizzare i Berry e le monete di gioco.

Aprendo il menu di gioco, i giocatori più esperti della saga avranno un senso di déjà vu: le voci che ci troveremo innanzi, infatti, sono più o meno le stesse con cui già ci eravamo interfacciati nei precedenti capitoli di Pirate Warriors.

Il consueto “Diario Narrativo” ci aprirà la strada ai principali archi narrativi della trama di gioco, che costituiranno di fatto la main quest. Accanto ad esso, troviamo il “Diario del Tesoro“, dedicato a determinati personaggi secondari di cui potremo affrontare le rispettive avventure, divise in “Mare Orientale”, “Rotta Maggiore” e “Nuovo Mondo”, e non tutte disponibili da subito.

Infine, ritroviamo anche il “Diario Libero“, con cui potremo rivivere i vari stage del Diario Narrativo con i personaggi che più ci aggrada impersonare, dopo averli ovviamente sbloccati. A quanto ora detto si aggiunge una modalità multiplayer online che consente di affrontare determinati stage in compagnia di altri tre giocatori.

Volendo rinnovare la formula rispetto al passato, in Pirate Warriors 4 i Berry e le varie monete raccolte ci consentiranno di progredire in diversi alberi delle abilità. Si tratta di skill tree a forma di mappa, con varie isole presenti al loro interno. Troveremo una “Mappa d’Inizio“, i cui perk si estendono a tutto il roster di combattenti, ed altre mappe relative al singolo personaggio che intendiamo utilizzare.

In entrambi i casi, potremo acquistare abilità, potenziare la salute, l’attacco, la difesa, la resistenza dei lottatori che ci accompagneranno nelle nostre avventure, potendo arricchire anche il loro stesso “parco tecniche” con nuove combo.

Squadra che vince non si cambia (?)

Il roster di personaggi più vasto di tutti i Pirate Warriors.

Tuffandoci nel gameplay di One Piece: Pirate Warriors 4, possiamo dire con certezza che niente o quasi è cambiato rispetto al recente passato del franchise. Combattere contro orde di nemici, che poco o nulla potranno per fermare la nostra avanzata, è ancora il cuore pulsante dell’esperienza di gioco.

Le combo dei vari personaggi sono mappate su soli due tasti del pad, mentre le tecniche speciali sono utilizzabili con la pressione combinata dei precedenti pulsanti e dei dorsali.

Le varie missioni che affronterete nei vari archi narrativi sono più o meno riassumibili in: sconfiggi il nemico X, conquista la zona Y, impedisci a Tizio di raggiungere Caio o, in rari casi, premi il pulsante per accedere ad un’area altrimenti irraggiungibile.

A seconda del tempo impiegato a completare lo stage ed al numero di nemici sconfitti, vi sarà assegnato un voto e, sulla base di questa valutazione, sarete ricompensati con un determinato numero di Berry e di monete, la cui funzione è stata già affrontata nel precedente paragrafo.

Un gameplay che sa di già visto…

I nemici giganti sono una nuova aggiunta agli avversari che affronteremo.

Come avrete facilmente compreso, la formula proposta dalla saga targata Bandai Namco è rimasta praticamente intatta. Le uniche due novità consistono nel fatto che ora sarà possibile distruggere determinati elementi di gioco (come ad esempio torri, palazzi, ecc.) ed in un roster che arriva a comprendere 43 personaggi diversi, a cui andranno ad aggiungersi nuovi combattenti con i successivi DLC.

Sotto questo aspetto, dobbiamo dire che i personaggi sono decisamente bene assortiti, ognuno con il proprio stile, la propria estetica e, ovviamente, le proprie tecniche speciali ad alto tasso di spettacolarità. Dobbiamo però aggiungere che la gran parte di queste mosse hanno una funzione meramente estetica, in quanto, per progredire nei vari stage, potrete anche solo limitarvi al più selvaggio dei button mashing.

Che lo si ami o lo si odi, Pirate Warriors è questo: un continuo sbaragliare orde di nemici che non opporranno la benché minima resistenza, e che potranno arrecarvi danni praticamente nulli. Alcuni boss potranno essere un pochino più impegnativi, ma nulla che possa farvi temere un prematuro game over.

Tuttavia, come detto in apertura, in questo quarto capitolo della serie qualcosa sembra essersi rotto; la ripetitività di fondo del gameplay sembra essere ancora più accentuata, e non vi nascondiamo che, da amanti della saga, non ci siamo divertiti come avvenuto in precedenza.

Quanto visto in Pirate Warriors 4 è troppo simile a quanto già giocato nei precedenti capitoli, sia dal punto di vista del gameplay che da quello tecnico.

… ed un comparto tecnico altalenante

Orde di nemici da sbaragliare.

Uno dei lati in cui questo Pirate Warriors 4 zoppica maggiormente è proprio quello tecnico. Da un punto di vista grafico, ad esempio, stupisce come non ci sia stato alcun passo in avanti rispetto al precedente capitolo della serie, di cui sono però presenti anche delle lacune.

Le mappe dei vari stage sono molto simili a quelle già viste nelle precedenti incarnazioni del franchise, anche se più grandi e, in certi casi, più confusionarie, anche a causa di una telecamera spesso ballerina, che tende ad “incastrarsi” e ad essere tutt’altro che precisa.

La decisione di portare più nemici su schermo e di aggiungere la “distruttibilità” di certe parti dell’ambiente di gioco ha appesantito il motore grafico, che non sempre riesce a garantire un framerate stabile, che dovrebbe essere una caratteristica essenziale di questo genere di titoli. A quanto ora detto, si aggiungono inoltre schermate di caricamento continue e non esattamente di breve durata.

I modelli 3D dei mob e di quasi tutti i vari NPC che incontreremo negli stage sono praticamente gli stessi già visti in tutti gli altri Pirate Warriors, con pochissime modifiche e pochissime aggiunte. Tra queste ultime possiamo annoverare i nemici giganti, tra cui gli stessi Kaido e Big Mom; in questi casi, dovrete avere un approccio leggermente diverso, ma non così tanto da richiedere una strategia elaborata.

Dal punto di vista estetico, invece, questo Pirate Warriors 4 è il capitolo della saga che sfigura di più rispetto ai suoi predecessori. Sarà che oramai la fine di questa generazione si avvicina sempre più, sarà che oramai siamo abituati ad un dettaglio grafico sempre più elevato, ma vedere delle texture tanto sgranate, dei modelli 3D spigolosi e con delle animazioni farraginose e spesso ridotte all’osso ci ha fatto rimanere decisamente male, soprattutto nel caso di un videogame che porta “One Piece” nel titolo.

Giudizio Finale

Ma, alla fine della fiera, One Piece: Pirate Warriors 4 diverte oppure no? Se questa è la domanda che vi state ponendo, la risposta che abbiamo da darvi è: ni. La formula è praticamente la stessa a cui siamo già abbondantemente abituati, senza grosse variazioni sul tema: distruggi la prima orda di nemici, dirigiti alla zona 1, sconfiggi il boss, e ripeti tutto. Nonostante un roster di personaggi vario e vasto come non mai, stavolta la ricetta di Omega Force sembra essere diventata stantia, e probabilmente avrebbe bisogno di un restyling, sia per quanto riguarda il gameplay che dal punto di vista grafico e tecnico. Consigliato prevalentemente ai fan sfegatati del franchise, di One Piece e dei musou.

Claudio Albero

Nasce a Torre del Greco, una piccola metropoli alle falde del Vesuvio, nei favolosi anni ’80, che già però non avevano più niente di favoloso. Provano ad educarlo con Beatles e musica classica sin dalla più tenera età, ma lui, di tutta risposta, si appassiona all’ heavy metal ed ai videogame , spendendo un piccolo patrimonio in sala giochi, quando queste due parole erano ancora slegate dalle slot machine. Dopo aver mosso i primi passi su Sega Master System II con Alex Kidd, il Super Mario con le orecchie a sventola, si innamora dei platform, degli action/adventure e degli RPG, con particolare attenzione alla saga di Final Fantasy. Inguaribile sognatore con le radici saldamente ancorate nel passato, scopre la sua passione per la scrittura quasi per caso, in uno dei tanti pomeriggi passati tra i corridoi della Facoltà di Giurisprudenza di Napoli, dove si laureerà giusto qualche anno dopo, con una tesi in Diritto d’Autore basata sull’opera multimediale. Dopo aver scritto di attualità e musica su Lacooltura.it , Road TV Italia e Federico TV , approda sui lidi di Player.it , in cui comincia sin da subito ad apprendere e fare domande, guadagnandosi rapidamente il titolo di “ redattore rompiscatole del mese ”. Nonostante sia legatissimo alla grande famiglia di Player, non sono rare alcune sue incursioni su portali come Gameplay Café e Spazio Rock . Musica, videogame, concerti, boardgame, modellismo, fumetti, cinema e serie tv: tanti hobby diversi tra loro, ma collegati da un fil rouge che li unisce tutti: il divertimento . È proprio questo che cerca in un videogame, è proprio questo sentimento che muove le sue dita, ed è sempre il divertimento la sensazione che cerca di infondere nei suoi articoli. Al di fuori del mondo del gaming, indossa giacca e cravatta per mimetizzarsi nel mondo degli avvocati, esercitando la professione forense, con lo scopo di conoscere a fondo le “ regole del gioco ”, nonché di minacciare di far causa a chiunque al minimo pretesto.

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