Pubblicato in: Giochi da Tavolo

Gentlemen Around a (Coffee) Table: The Potion

Non si vive di soli giochi da due o più ore.

Una parte importantissima del mio lato da giocatore è quella della divulgazione: sebbene attualmente la faccia solo in cerchie particolarmente ristrette – come amici e parenti – mi piace vedere il viso di una persona che si illumina nel momento in cui capisce che, in fondo, anche lei può divertirsi in maniera spensierata, sociale e analogica.

Da questo nasce la mia passione per i filler: giochi immediati, di dimensione ridotta, dal regolamento breve, ma non per questo banali.

Per questa tipologia di giochi non è necessario avere un tavolo intero: ci basta un tavolino da caffè. E, grazie a una strana confezione che sembra contenere dei medicinali, si diventa subito alchimisti.

The Potion, gioco da tavolo di Kasper Lapp da tre a sette giocatori, edito da FoxMind e pubblicato in Italia da Cranio Creations, è un gioco di bluff e livelli di pensiero che occupa pochissimo spazio e pochissimo tempo (circa dieci minuti a partita).

Le regole

Siamo alchimisti in lotta per poterci sbarazzare dei nostri ingredienti e prendere il controllo della pozione che stiamo creando. Ogni giocatore inizia il gioco con due ingredienti per tipo (scarafaggi, fiale e funghi) e, tenendo sempre la propria riserva di ingredienti nascosta agli avversari, cercherà di essere il primo a rimanere con un solo tipo di ingrediente in proprio possesso.

Ogni turno vengono tirati tre dadi che possono dare come risultato da uno a tre ingredienti di un determinato tipo, oltre ad avere facce vuote. Quindi ogni giocatore sceglie segretamente un ingrediente dalla propria riserva, lo chiude nel proprio pugno, infine si rivelano contemporaneamente tutti gli ingredienti scelti.

Se il numero totale di ingredienti di un determinato tipo rappresenta il risultato di un dado, tutti quegli ingredienti vengono rimessi nella confezione. Attenzione però: se un dado mostra due funghi e un altro ne mostra tre, rivelare un totale di cinque funghi non permette di sbarazzarsene. Servono esattamente o due, o tre funghi.

Se nessun giocatore è riuscito a liberarsi di ingredienti presenti sulle facce dei dadi tirati, i giocatori che hanno scelto gli ingredienti non presenti possono sbarazzarsi di essi.

In ogni caso, se tutti i giocatori sono in grado di sbarazzarsi del proprio ingrediente, nessuno lo fa.

I turni si susseguono quindi finché un giocatore non rivela che nella propria riserva è presente un solo tipo di ingrediente. Quel giocatore è quindi il vincitore.

La componentistica è di tutto rispetto.

Il clima

Il gioco non ha tempi morti, è rapido e – grazie alla sua natura – da spazio a bluff semplici ma sagaci, che spesso lasceranno di stucco qualche giocatore. Le espressioni di chi scopre di aver fatto una scelta errata sono impagabili: arrivano violentemente sui volti dei malcapitati, ma svaniscono altrettanto velocemente appena si tirano nuovamente i dadi.

Spesso ci si perde nel labirinto dei livelli di pensiero (“Io so che tu sai che io so…”), e fermarsi al livello sbagliato significa perdere la possibilità di progredire verso la vittoria.

Anche il momento della rivelazione di quest’ultima è una vera goduria: verso la fine della partita la tensione è infatti palpabile, e tra un turno e l’altro il gioco di sguardi per vedere se qualcuno sta per mostrare il proprio successo è intenso, concreto, breve ma interminabile.

È necessaria una piccola parentesi sulla modalità a tre giocatori: essa richiede di tirare solo due dadi (quello che rappresenta ingredienti in triplice copia non è utilizzato), il che è meccanicamente funzionale, ma rende il gioco molto meno “spettacolare” nella sua esecuzione.

Conclusioni

Ho proposto The Potion ai miei colleghi (non giocatori) in pausa pranzo, e ormai ha piantato le sue radici nella routine quotidiana.

Regala un momento di svago immediato, un assaggio di spensieratezza, un istante di gioco in una giornata (spesso) difficile. Sa attirare gli sguardi grazie alla sua componentistica ben curata, e non è un caso se spesso le persone che ci vedono giocare chiedono di unirsi alla partita.

The Potion si conferma quindi un gioco che non ha chissà quali pretese, ma svolge egregiamente il suo mestiere: intrattiene, regala risate, talvolta fa odiare gli amici, spesso completa la pausa pranzo.

Andrea Barbasso

Web Engineer che non ha mai smesso di giocare. Appassionato in primis di giochi da tavolo, non disdegna alcun tipo di attività ludica. Gioca per vincere, divertirsi, e passare del tempo di qualità, tutto in contemporanea. Amante del buon bere, del buon tabacco, della buona compagnia, e di un paio di baffi ben curati.

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