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Pubblicato in: Recensioni

There is no Game: Wrong Dimension, la non recensione (PC)

Se tecnicamente non c’è un gioco come è possibile scrivere una recensione? Proviamo a capirlo insieme.

Lettore, dammi una mano e fai scorrere questa pagina verso l’alto.

Cosa fareste se non ci fosse il gioco?

Il titolo proposto da Draw me a Pixel si presenta come un non gioco tanto che, proprio come suggerisce il titolo, una voce fuori campo ci intima di andare via portandoci a cliccare su un tasto che fa chiudere il programma.

Tornati per un secondo round la voce si rivela essere il (non) gioco stesso che continua a non gradire a pieno la nostra presenza nella schermata principale. Ora parliamoci chiaramente, noi videogiocatori siamo terstardi fino al midollo, non ci facciamo comandare dalla prima voce registrata che rompe la quarta parete, ed è in questi casi che mettiamo in pratica la più grande skill acquisita in anni di gioco: Cliccare ovunque!

Ho riso non poco.

Proprio il nostro OCD mettere in moto una serie di eventi che riveleranno la vera identità del (non) gioco. There is no game è in realtà un’ironica avventura punta e clicca che farà leva proprio sulla nostra smania di giocare che ci porterà a smantellare letteralmente la struttura stessa del (non) gioco pur di trovare un senso alla storia proposta. Ma smontare le cose e cliccare ovunque ha delle conseguenze dato che libererà Mr. Glitch, un errore di programmazione con manie di conquista del mondo, il quale trasporterà noi e il (non)gioco in altre dimensioni.

Per un pugno di citazioni

Il tipo fluttuante si chiama Wilhelm e urla se lo cliccate, a voi le conclusioni.

La prima dimensione proposta sarà quella di Sherlock Holmes, un’avventura grafica in pieno stile Monkey Island/Day of the Tentacle nella quale aiuteremo il famoso duo investigativo mentre cercheremo un modo per tornare a casa. Durante questo livello ci verranno proposti enigmi e puzzle tipici del genere con un piccolo twist gestendo un televisore a tubo catodico che ci permetterà addirittura di guardare dietro le quinte del livello.

La seconda dimensione proposta è la parodia del tipico RPG in stile Legend of Zelda (tanto è che si chiama Legend of the Secret), in questo mondo dovremo naturalmente aiutare il piccolo eroe a salvare la principessa. Per farlo però la formula non cambierà e dovremo escogitare diversi modi per sfruttare l’interfaccia a nostro vantaggio. Mr. Glitch però non starà a guardare e trasformerà Legend of the Secret in un Free 2 Play pregno di money grinding, anche in questo caso sarà la nostra arguzia l’arma principale per andare avanti.

Vi siete mai chiesti cosa ci sia dietro un livello?

Naturalmente nulla vi impedisce di utilizzare i suggerimenti forniti dal gioco, ma il “Buuuh!” che ne uscirà vi farà sentire parecchio stupidi.

Durante il nostro viaggio il (non) gioco si aprirà di più con noi raccontandoci la sua storia e di come sia stato abbandonato dal proprio sviluppatore, nel mentre ci saranno tantissimi riferimenti a film, serie tv e soprattutto ai più famosi titoli del panorama indie come Goat Simulator, Undertale e Paper Please giusto per citarne alcuni.

Breve ma intenso

Il gioco non dura tantissimo (5 ore circa) ma propone una serie di rompicapo davvero ben studiati che pongono il cosidetto “Thinking outside the box” come vera e propria chiave di volta dell’intero titolo.

Il comparto artistico è una gioia sia per gli occhi che per le orecchie, una grafica che spazia tra i diversi stili di pixel art in modo da fornire le migliori visual a seconda delle situazioni e musiche perfettamente adattate per seguire l’andamento delle scene.

Anche qui ho riso.

Unico difetto che potrei trovare in questo gioco è la difficoltà che alcuni giocatori potrebbero trovare nello sbattere contro una barriera linguistica non indifferente. Il gioco non presenta un supporto nella nostra lingua, ma fidatevi se vi dico che alcuni enigmi e alcune battute sono intraducibili ed infatti non so come sia nelle altre lingue supportate. Diciamo quindi che per essere davvero goduto il titolo richiede una certa conoscenza della lingua inglese.

In conclusione:

There is no game: Wrong Dimension è una vera lettera d’amore al mondo dei giochi Indie, sottolineando con ironia alcuni aspetti critici di questo mondo come budget, scadenze e condizioni di lavoro. Il paradosso proposto ci porterà in un viaggio in cui nonostante ci sia un gioco ci farà giocare a tantissimi giochi senza nemmeno accorgercene come le vecchie cassette 9999 in 1. La storia e le presentazioni delle diverse situazioni mantengono un ritmo costante ed incalzante che non vi faranno staccare dallo schermo tanto facilmente. Se siete amanti dei meta game non potete farvelo scappare.

Diego Del Buono

Classe 1992 Studente di lingue cresciuto a pane e videogames, dalla Super Nintendo a tutta gamma Playstation. Nel 2007, scoperto l'online gaming con World of Warcraft, il suo interesse per il mercato videoludico è cresciuto a dismisura. Il suo sogno è di trasformare la sua passione per i videogames in un lavoro.

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