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Recensione Bridge Costructor Portal

Devo essere sincero: da amante della saga, anzi, da fan sfegatato che ogni tanto condivide le peggiori (migliori) battute di GlaDOS con gli amici che non hanno nemmeno la più lontana idea di cosa sia Portal (a quanto pare è possibile vivere una vita normale ignorando tale magnificenza), mi sono emozionato nel sapere che Valve ha concesso i diritti per uno spin-off ad un piccolo sviluppatore. Non vi nascondo inoltre che, quando in redazione è sorta la disponibilità di provare questo Bridge Constructor Portal non mi sono tirato indietro, anzi ho fatto ferro e fuoco per avere l’occasione di provarlo e scriverne.

Portali, Torrette, Cubi da Compagnia: il meglio di Portal riappare in questo Bridge Constructor

Benvenuto, Capo Custode

Se avete mai giocato ad uno dei vari Bridge Constructor in passato, avete una vaga idea delle caratteristiche principali del gioco. In linea di massima, il nostro compito è trasformarci in aspiranti ingegneri e costruire, con gli strumenti offerti, dei ponti abbastanza solidi da permettere il passaggio di veicoli in sicurezza. Le cose diventano più complicate, e senza dubbio più divertenti, se trasferiamo questa formula all’interno delle bianche e letali camere da test del complesso di Aperture Science: qui, veicoli da consegnare a destinazione sono dei muletti che devono integri arrivare all’uscita delle arene bidimensionali. I mezzi in questione, guidati dai sacrificabili omini neri già incontrati in nella campagna marketing ed in un aggiornamento di Portal 2, sfrutteranno molte delle diavolerie tecnologiche che abbiamo avuto l’occasione di testare in passato nella serie originale.

Abbiamo imparato che passando attraverso i Portali manterremo moto e velocità. In alcuni livelli sarà fondamentale tener conto di questa cosa.

“For Science, you Monster!”

Le prime stanze introduttive vi permetteranno di prendere familiarità coi comandi e gli strumenti. Proseguendo nei livelli, le soluzioni da studiare per raggiungere il nostro scopo richiederanno strutture sempre più complesse. Ogni Test Chamber sarà considerata completata quando un muletto avrà raggiunto l’uscita. Il gioco ci consentirà quindi di proseguire al livello successivo o di sottoporre la nostra costruzione al passaggio non di un solo mezzo, ma di un piccolo convoglio. Questa opzione aumenta la longevità del titolo, dato che saremo costretti a riadattare la struttura costruendo ad esempio rampe incrociate, sulle quali dovremo far sì che i veicoli si alternino in maniera ritmica e precisa per evitare di farli collidere tra loro o appesantire troppo i sostegni. A volte i nostri ponti saranno talmente instabili che gli omini alla guida dei muletti non riusciranno a rimanerci a bordo e andranno incontro alla morte nella pozza acida sottostante. Ma si sa, nel complesso di Aperture Science le vite umane sono sacrificabili, in nome della Scienza.

Ebbene sì, GlaDOS è presente nel gioco. Peccato per le sue battute non all’altezza dei Portal originali.

Fare e rifare

Tutto ciò comunque, offre una curva di difficoltà piacevolmente ripida, basata su un mai frustrante trial-and-error: al termine dei puzzle, saremo accolti da un genuino senso di soddisfazione in caso di riuscita e, cosa più difficilmente riscontrabile in questo genere di produzioni, un particolare senso di divertimento nel caso in cui il nostro ponte non risulti sufficientemente buono e condanni i nostri amati Test Subject. I comandi presenti nell’interfaccia sono comunque piuttosto chiari, ed il comodissimo pulsante “annulla” ci permette di ripercorrere ad una ad una tutte le modifiche effettuate.

Nel caso in cui nemmeno quest’ultimo possa essere d’aiuto a ripristinare l’ammasso di cavi e camminate ad uno stato accettabile, un paio di click nel menù principale ci consentiranno di eliminare l’intera creazione e di ricominciare daccapo. Data l’impossibilità di muovere o aprire nuovi portali nell’area di gioco, per superare correttamente i livelli bisognerà scoprire la soluzione ideata originariamente dai creatori del gioco, lasciando poca “libertà d’espressione” al giocatore a differenza di quanto eravamo abituati a fare con Portal.

Per completare il livello, a volte bisogna costruire strutture piuttosto precise.

“Now you are thinking with portals bridges!”

Insieme alle Piattaforme di Fede Aerea, i Gel Propulsivo e Repulsivo, le mitiche Torrette e i Cubi da Compagnia, sarete felici di sapere che anche la nostra amata GlaDOS ritorna in questo Bridge Constructor Portal. A gestire i test sarà proprio la cinica IA, anche stavolta doppiata dall’insostituibile Ellen McLain. Oltre quindi ad avere un nuovo assaggio del suo palese disprezzo nei confronti dell’umanità, ed a scorgere piccoli riferimenti a note gag della serie principale, dobbiamo criticare le battute non esilaranti, anche se divertenti – ma forse siamo noi ad essere un po’ troppo pretenziosi. Le musiche non sono quelle originali, ma ne riprendondo lo stile e risultano piacevoli e mai ripetitive. Sul piano grafico, Bridge Construtor Portal sa ricreare gli ambienti bianchi e (quasi) asettici ai quali eravamo abituati, con un numero di dettagli che non ci aspetteremmo di trovare in una produzione minore come questa.

Essendo basato su delle meccaniche semplici come quelle di Bridge Constructor, questo spin-off si sposa facilmente con l’immediatezza d’utilizzo dei portali e delle invenzioni create da Aperture. Tutto l’insieme funziona molto bene sul piano concettuale ed anche su quello pratico, senza risultare ripetitivo o banale. Bridge Constructor Portal può risultare godibile per qualunque giocatore e, tenendo bene in mente che questo non è un terzo capitolo della saga, chi ha amato i due Portal trarrà il massimo divertimento da questo titolo.

Gianvito Abbruzzese

Alcuni mi danno del "nerd", ma non mi piacciono i supereroi. Ho il nervoso facile, la memoria corta e sono vegetariano. Adoro i cani e i gatti, il bluetooth e la pizza. Odio la Apple, le religioni e Carl di The Walking Dead. Il mio sogno nel cassetto è... In quale cassetto l'avevo messo?

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