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Plaguemon: Intervista al creatore Michele “Hiki” Falcone

1) Ciao Hiki, seguiamo da un po’ lo sviluppo di Plaguemon, dopo il video degli amici di Motherboard il progetto ha avuto il giusto e meritato seguito, come ti senti ad essere diventato a tutti gli effetti una rockstar del design?

Salve Player.it,

Sicuramente non mi aspettavo il progetto passasse inosservato, certo.
D’altro canto ciò che sicuramente non mi sarei mai aspettato è avere questa sorta di visibilità per qualcosa del genere, che ho partorito gelosamente nel cuore di casa mia.
C’è chi è addirittura arrivato a chiedermi un selfie per strada o un autografo e mentre sprofondavo nella mia timidezza, scappavo il più lontano possibile.
Adoro perdermi come una formica in metropoli multi-colore come Tokyo o Londra, girando col cappuccio sulla testa, fra i sobborghi fumosi in cerca della più rara delle ispirazioni.
La popolarità non fa per me.

2) In redazione apprezziamo molto il “politicamente scorretto” del gioco, ci chiedevamo se nel gioco fossero presenti ingiurie ai santi o alle divinità, magari possiamo mettere in guardia i puritani ( :V )

Nel gioco c’è di tutto. Come nel mondo reale.
Non può fare più paura di quest’ultimo.

3) Quali sono i suoi creepypasta pokemon preferiti ?
Che ruolo hanno avuto i creepypasta nella creazione del gioco?

Alle creepypasta sui Pokemon ho sempre preferito quella sul gioco di Godzilla per NES.
Inoltre, spesso vivendo una creepypasta in prima persona, il terrore vista soggettiva è sempre più stimolante di quello raccontato.

4) Considerando soprattutto quanto tengano alla loro brand awareness, hai timore di ripercussioni legali da parte di Nintendo?

Un topo avrebbe timore di un elefante?

In generale io ho cercato di scostarmi il più possibile dal prodotto Nintendo, facendolo sembrare appunto per quanto abbia potuto, qualcosa che non li riguarda.
La Nintendo molto spesso abbatte i progetti che possono interferire o confondere i giocatori e far pensare che siano prodotti della casa madre. Vedi Pokemon Prism che ci sono stati momenti che su google analytics era piu cercato della serie originale, in uscita in quei giorni.
Plaguemon non lo è nella maniera più lapalissiana possibile, anzi spesso sprono i giocatori ad acquisire i prodotti Nintendo, soprattutto la prima generazione di Pokemon.
In ogni caso io distribuisco la patch gratuitamente e ciò che vendo a tema è solo l’artwork, i bootleg non sono un reato. Da Warhol a Kaws, sono parte integrante dell’arte contemporanea da un bel pò di generazioni.

5) In media quante ore al giorno dedichi al progetto? Ti stai avvalendo di collaboratori?

Tutte.
Ci ho dedicato un anno fin’ora, per darlo alla luce, le madri dedicano meno tempo alla gestazione di un figlio che poi ameranno per tutta la vita. O almeno si spera.
Al momento, non riuscirei mai a separarmene, è come se avessi un avatar che vive in questa dimensione binaria. Ho un rapporto decisamente cyberpunk con il progetto, anche perchè il protagonista del gioco sono io.
Detto questo, c’è chi mi aiuta, a gestire i server di chat, le spedizioni etc.
Ma sul codice ci sono solo io e credo rimarrà così per molto tempo.
E’ la mia opera.


6) Hai mai giocato alle romhack storiche italiane di Pokémon?

No. Io al pokemon hacking ci sono arrivato dal rom hacking per Nes.
Ho iniziato a scoprire l’esistenza di altre hack a progetto iniziato.
Uno delle prime che ho conosciuto, che rimane ancora una delle mie preferite, è sicuramente
Pokemon Knife.
Quella funzione, implementata dopo pochi anni dall’ uscita del gioco originale, direttamente in esadecimale è una reale opera d’arte.


7) C’è qualche artista di pixel art che puoi consigliare ai nostri lettori?

Per la mia pixel art non m’ispiro ad altra pixel art, bensì ai più grandi fumettisti dell’ Ero Guro giapponese. Suehiro Maruo, Shintaro Kago e Junji Ito soltanto per citarne alcuni.
Per questo la scelta del grayscale per il gioco. E’ tutto sostanzialmente una love letter a quella branca dei fumetti.


8) Cosa ne pensi della politica di Nintendo contro la creazione di fangames sulle proprietà intellettuali dell’azienda pur senza scopo di lucro?

Come scrivevo prima viviamo nell’era dei bootleg.
La Ferrari non paga i diritti allo scopritore della ruota.
Molto spesso le idee di artisti indipendenti vengono riutilizzati stesso dalle grandi aziende cui si sono ispirati.
Molto spesso, appunto, dipende dalla politica dell’ azienda stessa.
Nintendo boccia tutto, I simpsons hanno accolto Kaws come collaboratore molteplici volte, fino ad arrivare a collaborare ad una scarpa per Vans.
Penso che la Nintendo dovrebbe cambiare la propria posizione sulle fan creations, se sapesse gestirla per bene, potrebbe addirittura aprire un’ ulteriore opportunità di guadagno.
Poi ancora, in Giappone, tuttò ciò che arriva a noi estremamente sintetizzato visto da vicino risulta ancora più una copia di una copia di una copia.
Lì è ancora sentitissimo il culto di Godzilla, e anche i Pokemon sono partiti da lì. Uno dei primi Pokemon si chiamava appunto Godzillante.


9) La tua opera racchiude l’immaginario alternativo delle ultime due decadi, quali generi musicali ti hanno ispirato e influenzato di più?

Quando programmo, la maggior parte della musica che ascolto sono tappeti musicali in cui far scorrere indomito il flusso dei pensieri. Non deve distrarmi la musica, ma accompagnarmi.
Sono un enorme fruitore delle radio lo-fi su youtube. Spesso aggiungo il suono della radio della polizia di qualche metropoli o della pioggia che batte su una tenda.
Nell’ adolescenza invece, preferivo il grunge, nu metal e post hardcore, Deftones e Nirvana su tutti, che ancora ascolto molto volentieri. Ciò che cerco di fare col mio lavoro è di unire l’immaginario musicale della Generazione Y alla distopia futuribile contemporanea.


10) Sei intenzionato a fare un altro lavoro del genere o tonerai a fare il tatuatore ?

In realtà il tatuatore è sempre stato un lavoro secondario, di base io voglio fare il designer.
Mi piacerebbe inventare qualcosa che rimanga eterno come Akira o Batman.
Qualcosa che quando morirò rimarrà vivo a sostituirmi e sintetizzarmi.
E deve essere nero. Nerissimo.


11) Perché gettarsi in un progetto tanto assurdo? Vuoi colpire una nicchia precisa di persone?

Assurdo, quanto efficace. Ciò che volevo dimostrare è che il videogioco, soprattutto i retrogames, sono uno strumento di comunicazione ancora estremamente efficace.
Avendo avuto alle spalle una scuola fumettistica, il mio obiettivo era quello di dimostrare che un hack può avere la stessa valenza artistica di una graphic novel.


12) Ti va di raccontarci un aneddoto interessante sullo sviluppo del titolo?

Bhè, ho sempre dichiarato che il gioco fosse maledetto. Ho inserito in-game principalmente rock-star morte. Una delle poche vive che inserii era xxxtentacion, è morto due mesi dopo.
Questo basta?

13) Per noi l’intervista può finire qui, se ti va saluta a modo tuo i nostri lettori!

Ciao lettori, diffondete la piaga!

______________________________________

Piccolo estratto del gioco:

Daniele Di Egidio

Daniele Di Egidio è il creatore di Player.it e vicedirettore della testata. Videogiocatore da quando ha memoria, prese in mano il primo joypad nel lontano 1997 su un fiammante Super Nintendo regalato dal fratello, da li arrivò l'amore per il mondo del gaming. Dai lontani primi anni 2000 fino ad adesso ha giocato oltre cinquecento titoli, dal retrogaming ai giochi più attuali, predilige i moba come Dota 2 e i giochi di strategia senza disdegnare passatempi come Hearthstone. Decise di fondare Player con uno scopo ben preciso, portare i giocatori di ruolo "analogici" nel mondo del digitale e viceversa, infatti le due realtà difficilmente in Italia hanno un luogo dove incontrarsi e imparare vicendevolmente la magia che c'è dietro un GDR o un videogioco single play. Oltre ai giochi Daniele è un fotografo affermato nel mondo della fotografia dei concerti, ha fotografato in lungo e in largo per l'europa più di 1000 band di caratura mondiale, ha seguito artisti di fama mondiale in tour, è stato fotografo ufficiale di diversi festival da 50.000 e più ingressi e ha avuto diverse pubblicazioni con Metal Hammer italia e con MetalManiac. Ha militato inoltre per 8 lunghi anni in SpazioRock dove copre ancora il ruolo di fotografo ufficiale di una delle online zine rock tra le più grandi d'Italia.

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Daniele Di Egidio
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