Pubblicato in: Giochi da Tavolo

Recensione | Blackout: Hong Kong

In una tranquilla serata dell’autunno 2020, mentre siete impegnati in una cena di lavoro nel ristorante del miglior hotel del centro finanziario di Hong Kong, all’improvviso vi ritrovate nell’oscurità completa; l’immensa vetrata che, di norma, garantisce una delle migliori viste sulla città vi fornisce la conferma: un black-out generale è in corso. Guadagnate a fatica la vostra suite e prendete sonno.

Al risveglio, le mille diavolerie elettroniche che vi circondano non danno segni di vita, la crisi non è stata risolta notte tempo dalle autorità. Scendete nella strada e ogni attività è paralizzata, di minuto in minuto cresce il caos e la situazione è fuori controllo.

Vedete che iniziano ad organizzarsi gruppi spontanei di volontari per fornire i primi soccorsi a chi si trova in difficoltà e decidete di mettere in campo le vostre capacità organizzative.

La plancia giocatore con le 8 fasi del turno di gioco

Come si gioca

Blackout: Hong Kong, gioco per 1-4 giocatori di Alexander Pfister (autore di Mombasa e Great Western Trail)  portato in Italia da Cranio Creations e presentato all’ultimo Modena Play, ci scaglia nello scenario di tensione appena presentato.

In tutte le zone della città ormai nel caos si organizzano squadre di soccorso. Voi siete a capo di un gruppo di tecnici e volontari con il compito di ripristinare la situazione, in competizione con altri leader, che hanno organizzato squadre simili in altre zone, per acquisire le maggiori benemerenze al cospetto delle autorità incapaci di riprendere il controllo.

Ogni giocatore, a inizio partita, può contare su un team formato dagli stessi elementi: un Leader, un Dottore, un Meccanico, un esperto in Perlustrazioni e otto volontari con abilità di recupero risorse diverse. Il Leader e un volontario si trovano però all’ospedale in attesa di cure e non potranno essere operativi prima dell’intervento del Dottore.

Sono queste le 12 carte a disposizione a inizio partita, perché Black Out: Hong Kong è soprattutto un gioco di deck building.

Useremo gli elementi del nostro team, turno dopo turno, per raccogliere le risorse dal Centro Raccolta dove Cibo, Acqua, Medicinali, Carburante, Attrezzi e Manuali diventano disponibili, vista la situazione di emergenza, con modalità non prevedibili, ben rese dall’alea di tre dadi.

Turno dopo turno, il deck personale può essere arricchito ingaggiando altri personaggi, specialisti e volontari, o  aggiudicandosi missioni da compiere soddisfando i requisiti richiesti.

La modalità di formazione del mazzo, in due fasi, è particolare: si acquista una carta (si paga di più quando sono disponibili più scelte) e per poterla utilizzare la prima volta la si deve attivare con le risorse che richiede; solo a questo punto potrà diventare parte del deck.

Se, come me, amate la profondità dei german duri e puri, troverete pane per i vostri denti pianificando l’utilizzo e il ripristino delle carte nel vostro mazzo. Se ne giocano tre per turno (possono diventare quattro dopo il successo in una specifica missione) in tre spazi pianificazione dove man mano si crea la pila delle carte utilizzate.

Una volta che il proprio mazzo è ridotto a 4 carte o meno potrete ripristinarlo raccogliendo le carte solo dallo spazio pianificazione che ne contiene di più.

Se a questo aggiungete che missioni particolarmente remunerative prevedono che una singola pila contenga combinazioni definite di carte, scoprirete che la scelta e la disposizione richiedono una stimolante analisi.

La rotella e i dadi delle risorse

Come si vince

“Tutto molto interessante. Ma vincere è l’unica cosa che conta”, la voce della coscienza rammenta che non ho ancora detto nulla su come si raccolgono i punti necessari per emergere nella sfida.

Iniziamo con il dire che, a fine partita, tutte le carte volontario e specialista del proprio mazzo garantiscono i punti indicati su di esse a meno che esse si trovino in ospedale in attesa di cure (che possono essere prestate giocando una carta medico). Così come si ottengono punti portando a compimento le missioni ricevute.

Ma Blackout: Hong Kong non è solo un gioco di deck building e gestione risorse; non facendosi mancare nulla, è presente anche una importante componente di gestione e controllo delle aree.

L’esecuzione di missioni consente di espandere la propria presenza sulla mappa della città occupando nodi della rete stradale adiacenti a quelli già visitati. Da questi si possono fare partire pericolose operazioni di ricerca nei quartieri visitati: le ricompense, sulla base della difficoltà della missione, vanno da risorse a ricchi bottini in punti passando per vile denaro senza dimenticare che a fine partita sarà profumatamente premiata la varietà delle ricerche svolte.

Il prezzo da pagare è il ricovero in ospedale di uno dei partecipanti alla operazione determinato a caso.

Una volta che uno o più giocatori nello stesso turno avranno occupato tutti i nodi che circondano un quartiere, il distretto potrà essere dichiarato sicuro e gli artefici conquisteranno punti sulla base della dimensione dell’area e sbloccheranno nuove azioni che possono essere eseguite ogni qual volta venga ripristinato il mazzo.

Gli altri giocatori otterranno, a loro volta, punti per la loro presenza nei nodi del quartiere messo in sicurezza.

Si procede turno dopo turno, attraverso otto fasi forse un po’ troppo macchinose ma con il pregio, essendo svolte contemporaneamente da tutti i giocatori, di ridurre al massimo i tempi morti. La partita si conclude all’esaurimento del mazzo di 72 carte obiettivo che, tenendo conto che ad ogni turno almeno tre carte vengono scartate, garantiscono in 4 giocatori un tempo di gioco di poco più di due ore.

Distretto messo in sicurezza dal giocatore verde

Conclusioni

Pur concedendo forse troppo poco al tema, riprodotto solo nella grafica decisamente buia della plancia e delle carte personaggio affidandosi per il resto a componenti standard (cubetti e casette), Blackout: Hong Kong propone una interessante esperienza di gioco a chi ama profondità di analisi e ricerca della corretta pianificazione delle azioni.

È, semmai, da sottolineare come difficilmente il primo contatto possa garantire una completa soddisfazione poiché prima di godere totalmente della sessione di gioco è necessario comprendere al meglio le implicazioni di tutte le azioni e dei diversi percorsi che possono essere perseguiti per raccogliere punti.

Un gioco da giocare e rigiocare per scoprire ogni volta nuove peculiarità.

Massimo Brignolo

Diversamente giovane, è cresciuto alla rigida scuola dell'integralismo "german" ma, con il passaggio delle ere che intenerisce anche la convinzioni più radicate, sta iniziando a concedersi qualche divagazione eretica tra dadi e miniature provandone inconfessato piacere.

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