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Anteprime

Il treno più pazzo del mondo può fare un Ollie? La nostra anteprima di Denshattack!

Ci sono pitch che sembrano una gag scritta sul retro di un biglietto del treno e, una volta ogni tanto, questi diventano videogiochi. Ora ci sono teoremi redazionali per cui i videogiochi nati “bislacchi” sono mediamente più interessanti degli altri e basta guardare rapidamente il trailer del gioco su Steam per capire che Denshattack è esattamente uno di questi. Per l’opera di Undercoder, secondo noi, il pitch è stato qualcosa tipo ” e se diamo ai giocatori un treno da controllare manco fosse uno skateboard, con trick, combo e stage da punteggio?”.

Si, esattamente: il bello è che poi Denshattack è dichiaratamente ispirato a capolavori ribelli e coloratissimi come Jet Set Radio, il tutto con una spruzzata frizzantissima di schemi di pensiero arcade e che permette al costruzione di un concept che non dovrebbe stare in piedi ma non solo lo fa, ci riesce e con grande efficacia.

Post apocalisse ferroviaria?

Quella di Denshattack è una cornice dal gusto di distopia pop in cui il cambiamento climatico ha rovinato la qualità dell’aria, costringendo le persone a rifugiarsi in città protette da enormi cupole. Fuori la natura lotta per riprendersi le rovine, il tutto mentre le infrastrutture sono lsciate a marcire; è in questo contesto che si muovono i Denshattackers, ovvero dei reietti che vivono ai margini e si muovono su rotaie guidando velocissime locomotive. La protagonista del nostro titolo è una Denshattacker che guida una locomotiva per quel che resta di un Giappone distrutto, il tutto con una quantità di stile che non si vede da una ventina di anni all’interno delle produzioni ad alto budget.

L’impostazione ludica vede il nostro giocatore poter governare velocissimo treno su un percorso fatto di rotaie e poter alternare, ai vari cambi di rotaia, trick di vario gesto da governare attraverso combinazioni di movimento con l’analogico destro. Il risultato finale è un linguaggio immediato, fisico, che si impara in fretta ma che richiede ore per venir perfezionato fino al suo massimo potenziale: un po’ perché il numero di mosse che si possono mettere insieme è composto da decine e decine di trick, un po’ perché il level design chiede al giocatore un certo livello di impegno per poter dichiarare un livello come completato al 100%.

Premettiamo che nella demo a cui ci è stato dato accesso per l’anteprima è stato possibile solo scoprire qualche circuito del gioco ma questo ci sembra comunque abbastanza per capire che la formula scelta è vincente. Invece di costruire un open world dispersivo, il gioco della software house spagnola punta su livelli chiusi e precisi, costruiti per essere rigiocati ed essere spremuti fino all’ultimo trick, con un loop quasi da videogioco arcade da consumare a forza di gettoni. Ogni livello ha poi un dato numero di obbiettivi che costringono il giocatore a ottimizzare un elemento del gameplay invece di un altro, tra esplorazione dei bivi, superamento di segmenti opzionali difficili o raggiungimento di punteggi molto elevati. Il lavoro fatto è ottimo ma l’elevatissima velocità del gioco sembra quasi costringer eil giocatore a puntare verso un’approccio trial & error, una cosa che andrà bilanciata in una maniera sostenibile sul lungo periodo.

Una delizia da vedere

Sul fronte stilistico, Denshattack è oggettivamente una delle pagine più nostalgiche e solide della produzione videoludica del 2026 in quanto coloratissimo, velocissimo, con animazioni sopra le righe e un character design che strizza l’occhio senza vergogna a un certo immaginario anime-pop in orbita Dreamcast e Y2K, tra Space Channel 5 e Jet Set Radio. L’eterno capolavoro di Sega, inoltre, gli è di chiara ispirazione nel comparto sonoro e atmosferico, con una coolness veramente irraggiungibile nonostante di mezzo ci sia soltanto una demo.

Il gioco presenta un magistrale lavoro di graphic design e animazioni, con un’interfaccia di grande impatto che presenta uno stile esageratissimo e che richiama a più riprese la “scoppiettanza” dei menu dei videogiochi arcade, obbligati a convincere anche visivamente un giocatore di donargli del tempo. Questo non vuol dire che Denshattack ci sembri un videogioco perfetto: è importante che risulti leggibile nonostante l’alta velocità, deve avere un raffinato bilanciamento tra spettacolo e sensazione di controllo e idealmente dovrebbe anche offrire varietà sul lungo periodo… ma l’idea di base, per ora, è talmente ben realizzata (oltre che potente) che siamo più che sicuri sia destinato a diventare un piccolo culto.

Conclusioni

Denshattack! è quello che in tantissimi avrebbero sognato di vedere all’interno di un cabinato e che sembra tradursi correttamente anche nel presente. Il gioco esce fra poco e vi possiamo assicurare che siamo più intrigati che mai dall’idea di provarlo: di spigoli da limare l’opera di Undercoded ne ha veramente pochi.

This post was published on 3 Marzo 2026 18:30

Graziano Salini

Perennemente alla ricerca di legami tra argomenti distanti tra loro, con una certa predilezione per musica e videogiochi. Faccio il possibile per fare in modo che ci siano meno errori di concetto possibili sugli articoli di Player.it, grande fan degli errori grammaticali invece, quelli fanno sempre ridere. Quando non sto amministrando questo sito lavoro mi occupo di spiegare cose difficili in maniere semplici su altri siti, su tematiche molto meno allegre dei videogiochi.

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