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Pubblicato in: Recensioni

Shantae And The Seven Sirens | Recensione (Nintendo Switch)

Wayforward è una software house che da trent’anni ormai lavora su giochi educativi e prodotti su licenza, non sempre ciò a cui i creativi del mondo videoludico anelano. Nel corso della loro trentennale carriera qualche soddisfazione se la sono tolta grazie alla creazione del personaggio di Shantae, un mezzo genio nato a fine ciclo vita del Game Boy Color e poi sopravvissuto in diverse forme.

Il personaggio di Shantae è riuscito, in modi davvero curiosi, a sopravvivere in modi curiosi reinventandosi continuamente grazie ad un sacco di buone idee e ad un amore spassionato dei suoi creatori per un determinato genere videoludico: quello del gioco di ruolo a scorrimento orizzontale tipico degli anni ottanta, portato avanti da videogiochi come Zelda 2: Adventures Of Link, Castlevania 2: Simon’s Quest o la saga di Monster World.

Facciamo un passo avanti: nel 2020, con quattro capitoli alle spalle, il mezzo genio più simpatico del mondo dei videogiochi riesce ad approdare nel magico mondo dei videogiochi mobile grazie all’intercessione di Apple che, con Apple Arcade, da a Wayforward un’occasione per portare il gameplay del loro titolo su smartphone e tablet made in cupertino.

Dopo quasi un anno di tempo da tale release la compagnia porta il suo titolo anche sulle altre piattaforme, permettendoci di godere di Shantae And The Seven Sirens anche su schermi e controller più comodi.

Signori e signore: vediamo insieme come è fatto questo nuovo videogioco di Shantae.

Parola d’ordine: semplicità

La narrativa, come in ogni capitolo della saga, è essenziale e assurdo quanto serve per dare ai giocatori un pretesto per andare avanti. La nostra Shantae è stata invitata per il festival del mezzo genio su di un isola tropicale; il suo compito sarà quello di partecipare ad una splendida esibizione canora insieme a sue illustri colleghe, al fine di stupire il pubblico presente e di far fare una vacanza ai suoi amici.

Il giocatore, nei panni della protagonista, si ritroverà ad assistere ad un outcome piuttosto diverso: l’intero corpo di ballo dei mezzi geni scompare e solo Shantae si salva da questo rapimento di massa, misterioso e ben organizzato. La nostra allora, incapace di starsene con le mani in mano, deciderà di andare alla ricerca delle sue amiche e per farlo esplorerà da cima a fondo l’isola di gioco e i suoi abissi.

Nel fare ciò la nostra si ritroverà a dover conoscere un sacco di nuovi personaggi, ovviamente tutti dotati di una caratterizzazione macchiettistica nel migliore dei casi e a litigare con un sacco di boss diversi, tutti molto molto belli da vedere. La struttura di gioco è molto simile a quella di Shantae Half Genie Hero, con un hub centrale che si dirama poi in varie direzioni offrendone per ognuna sfide differenti e scelte differenti.

Un po’ metroidvania, un po’ Monster World, Shantae è un gioco che si lascia navigare con gusto e che risulta piuttosto semplice nella quasi totalità del suo tempo. La struttura del titolo è digeribilissima, sia a piccoli sorsi che in lunghe partite ed il backtracking selvaggio è scongiurato da un sistema di teletrasporti attivabili fin da subito e piuttosto comodi.

La mappa è funzionale alla causa, con icone e colori che ben segnalano le varie aree di gioco. Quest’ultima è anche richiamabile in qualsiasi momento della partita tramite la navigazione nel menù di gioco. Quest’evoluzione rappresenta un enorme passo in avanti rispetto agli spigoli che erano presenti nel primissimo capitolo della saga, dove tra livelli orizzontali infinitamente lunghi ed una mappa praticamente inutilizzabile.

Metroidvania all’acqua di rose

Il resto del succo del gioco è quanto di più safe ci si può aspettare da un titolo Wayforward. Il gameplay di Shantae And The Seven Sirens è quello di un platform a scorrimento orizzontale con tanta esplorazione, del backtracking ed un utilizzo più o meno intelligente delle tecniche che la nostra protagonista, di area in area, finisce per imparare.

In questo caso la nostra Shantae potrà utilizzare una serie di fusioni utili per esplorare le varie zone di gioco, una serie di danze (che si utilizzano senza particolari combinazioni di comandi, grazie a dio) ed una serie di magie acquistabili in negozio e dipendenti dalla barra del mana. Tutte le caratteristiche offensive di Shantae potranno essere migliorate attraverso l’acquisto di potenziamenti nei negozi sparsi per le varie città dell’isola mentre i punti vita della nostra eroina saranno dipendenti dalla nostra voglia di esplorare caverne ed anfratti alla ricerca di simpatici calamari rossi.

Il sistema di controllo di Shantae And The Seven Sirens è reattivo e severo; alle volte ci si ritrova a morire per colpa di poche concessioni lasciate ai salti pixel perfect ma grazie alla rapidità di respawn ciò non finisce per pesare particolarmente sull’alchimia complessiva del divertimento. I combattimenti con i mob alle volte risultano stucchevoli a causa di un intelligenza artificiale non particolarmente sveglia ma il basso numero di HP e il fatto che quasi tutto sia skippabile con dei salti ben piazzati aiuta il mantenimento dello status quo.

Dove Shantae inciampa è nell’apporto contenutistico. Il titolo si finisce molto facilmente in meno di dieci ore; i giocatori più legati al genere dei metroidvania potrebbero portarlo a termine al massimo delle sue caratteristiche in poco più di cinque ore a dirla tutta. Non esattamente quello che si aspetta da un prodotto che costa comunque trenta euro.

Idillio visivo.

Se abbiamo trenta euro da spendere per un singolo videogioco in ogni caso rimarremo soddisfatti dal prodotto in sé e per sé poiché dal punto di vista tecnico ci troviamo davanti un gioco meraviglioso, con degli sprite particolarmente definiti, degli sfondi di qualità (fin quando non si va a finire sottoterra…) ed con un comparto animazioni piuttosto curate.
Il design cartoonoso dei precedenti Shantae è stato mantenuto ed il gioco ha un livello qualitativo generalmente molto alto, simile a quello del suo predecessore.

La mappa di gioco purtroppo alle volte potrà sembrare un po’ ripetitiva a causa di una certa monotonia di fondo nello sviluppare le parti sotterranee dell’isola. Queste ultime sono dove il giocatore passerà più o meno metà del gioco e sono tristemente monotone dal punto di vista visivo, con una palette di colori non esaltante ed un mood forse anche troppo costante. Chiariamoci, niente per cui cestinare un gioco ma comunque un elemento che sembra stonare in mezzo a tutto quel ben di dio che è invece il resto della produzione.

Di gran pregio la colonna sonora, realizzata dal quartetto Kentaro Sakamoto, Mark Sparling, Madeline Lim e Gavin Allen con brani ariosi, felici e melodicamente ficcanti. Le timbriche sono quelle del moderno retrosound con un feeling molto tropicale: chiaramente quello che ci vuole per un avventura del genere anche se non c’è nulla che farà perdurare nel tempo la colonna sonora come una pietra miliare del genere.


Shantae And The Seven Sirens è un videogioco nato su Apple Arcade che dopo quasi un anno di esclusività è riuscito a fare il passo ed arrivare su sistemi di controllo più comodi. Il prodotto, sviluppato da Wayforward (il cui portfolio è enorme ma non esaltante), fortunatamente è in linea con le precedenti produzioni ed è in grado di accalappiare tanto i fan storici della saga che quelli invece meno legati al mezzo genio più famoso della storia dei videogiochi. Peccato per il rapporto qualità/prezzo che non lo rende la scelta più indicata del mondo se volete giocare molto e spendere poco.

Graziano Salini

Essere umano dotato di infinito nozionismo su cose di dubbia utilità, interagisce con il mondo dei videogiochi da quando ritiene di avere coscienza di sé. I punti forti del suo curriculum sono le oltre seimila ore passate sui moba, gli infiniti titoli conosciuti (e giocati) esplorando i meandri più reconditi della rete e l'indubbia capacità nel "flammare" con gentilezza il giocatore che ha davanti nella sua lingua natia. Dopo aver preso coscienza dell'esorbitante numero di ore passate su giochi in grado di danneggiare gli organi interni, il tizio raffigurato in foto ha deciso di comprarsi un computer normale e di tenersi aggiornato con le console dando frutto a lunghe sessioni di blasfemie e coccole davanti all'action adventure o al gioco di ruolo di turno, impazzendo davanti a enigmi dalle soluzioni lapalissiane o superando con scioltezza nemici dalla difficoltà aberrante. Nemico pubblico della punteggiatura e del bel scrivere, può vantare un lessico forbito da completo autistico derivato dai quintali di fumetti Disney letti in tenera età. Al momento sta aspirando alla santità aiutando tutto e tutti in missioni dalla dubbia utilità; aggiorna costantemente i suoi amici facebook sulla musica che ascolta (bella sopra ogni buon senso) e sui giochi che conclude, giusto per dare un senso ad account vecchi lustri.

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