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Arise: A Simple Story Recensione | Una storia tutt’altro che semplice

Una storia non è mai una cosa semplice. Eppure gli sviluppatori di Piccolo Studio presentano così la loro prima opera videoludica Arise: A Simple Story. Un viaggio nei ricordi, anzi, quasi un interludio tra quello che siamo stati e quello che saremo, che ci porta a riflettere sulla nostra vita passata dandoci il potere, o l’illusione, di poter cambiare le cose.

Una carezza al cuore

I ricordi sono una cosa strana. Alcuni rimangono vividi nel tempo, nonostante siano avvenimenti successi nella nostra infanzia, altri invece sbiadiscono pur essendo avvenuti qualche giorno prima. Poi ci sono i ricordi artificiali, quelli che creiamo per tappare un buco come restituire il sapore a qualche dolce che ci preparava sempre la nonna. A volte ci impegnamo talmente tanto a costruire questi artifizi, che col tempo ci sembrano più veri dei ricordi originali. Quanto sarebbe bello però poter rivivere le proprie memorie per ricordare un momento senza doverlo ricreare?

Durante lo scorso State of Play, ha fatto capolino tra i vari trailer anche quello di Arise: A Simple Story che basa la sua essenza proprio sul rivisitare alcuni avvenimenti della vita. Un cammino faticoso che non risparmia al giocatore né il dolore né la perdita, ma in cui sono presenti anche piccoli momenti di gioia, che scaldano il cuore come un piccolo falò scoppiettante in mezzo ad una bufera di neve.

Imitation of Life

Avete presente Imitation of Life dei R.E.M.? Il video del loro singolo del 2001 dura 3 minuti e 57 secondi eppure le immagini mostrate appartengono a un girato che non dura più di 20 secondi. Questo perchè il video viene rallentato, mandato avanti e indietro a più velocità e zoomato in diverse zone dell’inquadratura in modo da offrire sempre una prospettiva differente del complesso. Arise prende la stessa idea e la porta in campo videoludico, mixando questa specie di controllo del tempo al genere platform.

In ogni livello del gioco, infatti, potremo far scorrere il tempo in avanti o indietro per far cambiare il mondo attorno a noi e sbloccare il cammino per procedere. Può sembrare un procedimento banale o una meccanica che risulta ormai stra-abusata, ma vi assicuriamo che Piccolo Studio non solo l’ha resa una caratteristica interessante da giocare ma è riuscito a integrarla perfettamente nella narrazione.

Nei vari ricordi la frazione di tempo che potremmo riavvolgere cambierà sensibilmente: Inizialmente saremo in grado di mandare avanti o far scorrere all’indietro intere stagioni, ma poi si passerà al tempo di una giornata, a quello di un avvenimento in particolare oppure di un oggetto. A volte potremo controllare solo lo scorrere di un fiume o la crescita di una pianta, altre ancora potremo bloccare un temporale illuminando il nostro cammino con un tuono, rallentare una frana per scappare o risalire un dirupo controllando la caduta di un masso.

Infine, nel gioco avremo a disposizione una sorta di hub in cui giocare o rigiocare ogni livello per sbloccare il successivo e per raccogliere dei Ricordi, una collezione di bozzetti che mostrano la storia di quel livello.

Un cammino faticoso eppure splendido

Se avete dato un’occhiata al trailer del gioco sarete sicuramente rimasti colpiti dal comparto tecnico e musicale di Arise. In alcune fasi del gioco infatti è stato difficile trattenere qualche lacrimuccia, sia per la forte simbologia e forza metaforica con cui ogni livello è stato costruito, sia per via dell’immensa colonna sonora composta da quel David García che già ci ha fatto piangere su Hellblade: Senua’s Sacrifice e RiME.


A stupire è la delicatezza e il calore con cui ogni cosa viene raccontata dalla grafica minimal adottata dal gioco: dalla visione dell’infanzia che rende anche la più piccola delle lumache un vero e proprio gigante, alla paura di un temporale che nasconde nel buio dei mostri senza volto. Tutto su Arise fa leva sulle emozioni del giocatore che fatica insieme al barbuto protagonista per ricostruire i frammenti della sua storia. Non ci sono parole e non ce ne è bisogno, c’è bisogno solo di lasciarsi guidare in una serie di puzzle ambientali e ambientazioni che sanno come togliere il fiato. E poi c’è l’amore. Amore per ogni dettaglio. Amore nel raccontare una storia. Amore nel ricordare ogni momento, anche il più doloroso.

Commento finale: una storia semplice

Alla fine Piccolo Studio aveva ragione: Arise è una storia semplice, è giocarla che risulta complesso. Non certo per via del gameplay, il gameplay è un gioiello. Un platform diretto che risale pian piano tra i pochi appigli della vita, aggrappandosi ai ricordi felici, imparando a rialzarsi di fronte alle avversità e raggiungendo la cima del cuore di ogni giocatore. Un piccolo capolavoro di design e musica che sa come scaldarvi l’animo. Se amate i giochi che sanno emozionare, se vi piace lasciare il controller con un po’ di malinconia nel cuore, lasciatevi raccontare questa semplice storia.

Simone Alvaro "Guybrush89" Segatori

Ritrovato in tenera età su una spiaggia pixelata le sue prime parole sono state "Voglio fare il pirata!" In mancanza di un vero galeone è partito all'arrembaggio del mare della rete depredando le conoscenze di ogni isola su cui è approdato. Dopo qualche anno passato nell'arcipelago del cinema, dei fumetti e delle serie tv mette l'ancora alla fonda nella baia dei videogiochi, dove passa la vita in compagnia di scimmie, balene e altri animali. Il richiamo dell'oceano però lo trascina continuamente tra le onde e anche se non sa dove lo porterà il vento quello che conta davvero è il viaggio.

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