Una strada di collegamento, una giornata qualsiasi, poi lo strappo. Sulla Terni-Rieti il silenzio dopo le sirene pesa più dell’asfalto. A Colli sul Velino, lì dove il Lazio sfiora l’Umbria, la normalità si è spezzata all’improvviso.
Chi guida spesso conosce quel tratto. La SS79, due corsie, curve che si aprono e si chiudono. Campi ai lati, bosco a tratti. Un viaggio di lavoro, una gita, un ritorno a casa. Bastano pochi secondi perché tutto cambi. Un incidente multiplo. L’impatto. Poi le radio che gracchiano, i lampeggianti che arrivano, i telefoni che non smettono di squillare.
Il sinistro è avvenuto a Colli sul Velino, al confine tra Lazio e Umbria. Secondo le prime informazioni, sono rimasti coinvolti un autobus, tre auto e un camper. La dinamica è in fase di accertamento. La Polizia Stradale ha eseguito i rilievi. I tecnici hanno misurato distanze, segni di frenata, posizioni dei veicoli. Non ci sono indicazioni ufficiali sulle cause. Al momento non risultano conferme su velocità, sorpassi o guasti. Le autorità potrebbero acquisire immagini da telecamere di bordo o di esercizi vicini. È una prassi che richiede tempo.
Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco e i sanitari del 118. Non è chiaro se si sia reso necessario l’elisoccorso. La strada è rimasta a lungo chiusa, con traffico bloccato e deviazioni su viabilità locale predisposte da Anas. Chi era in coda ha atteso notizie con il motore spento e le mani sul volante. Qualcuno ha guardato il navigatore, qualcuno soltanto la linea dell’orizzonte.
A metà pomeriggio è arrivata la conferma più dura: in questo schianto hanno perso la vita cinque persone. Cinque storie interrotte sulla stessa striscia d’asfalto. Le identità non sono state rese note in modo completo. Non divulghiamo dettagli non verificati su età o provenienza. Gli inquirenti informeranno le famiglie prima di comunicare dati certi.
C’è un punto che merita chiarezza. Le strade extraurbane secondarie, come questo tratto della SS79, restano tra le più rischiose in Italia. I report più recenti indicano ogni anno più di tremila morti sulle nostre strade, con un peso elevato proprio su queste arterie a due corsie. Non serve essere tecnici per capirlo: margini ridotti, spazi stretti, un errore basta.
Non possiamo cambiare quello che è accaduto oggi. Possiamo però fare scelte diverse domani. Rallentiamo nei tratti incerti. Teniamo distanza. Usiamo luci e frecce con anticipo. Evitiamo distrazioni. Se siamo stanchi, ci fermiamo. Piccoli gesti, ma sono quelli che fanno la differenza tra un rischio e un rientro sereno.
Nel frattempo, aspettiamo la ricostruzione ufficiale. La Polizia Stradale e l’Anas aggiorneranno su riaperture, tempi e lavori di messa in sicurezza. L’esito dei rilievi chiarirà la sequenza degli eventi e, se servirà, indicherà interventi sulla strada: segnaletica, barriere, limiti, controlli.
Resta l’immagine di quella curva, oggi, ferma nel tempo. Le rotaie di gomma sull’asfalto, i gilet fluorescenti che si muovono lenti, le luci blu che rimbalzano sugli alberi. Torneremo a passare di lì, prima o poi. Ci chiederemo istintivamente di scalare una marcia, di guardare più lontano. Non è paura. È memoria che diventa prudenza. E forse è l’unica eredità giusta che possiamo dare a chi, su quella strada, non ha fatto in tempo a tornare.
This post was published on 3 Agosto 2026 16:02