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Italbasket: Talent e Progressi in Vista del Mondiale, ma Serbia e Turchia Rappresentano un Girone Infernale

Un’Italia che gioca leggera, sudata ma serena, riaccende la curiosità prima del Mondiale: luci accese sui giovani, zoccolo duro affidabile, ambiente che respira. Poi guardi il sorteggio possibile e ti assale un brivido: Serbia e Turchia insieme suonano come un campanello d’allarme, il presagio di un girone infernale.

L’uscita di Reykjavik ha raccontato molto. La squadra ha corso, ha condiviso il pallone, ha difeso con disciplina. Sul perimetro si sono visti lampi sull’asse Gabriele ProcidaMatteo Spagnolo: tagli puliti, letture rapide, coraggio. In regia, Niccolò Mannion ha dato ordine senza strappi. Stefano Tonut e Pippo Ricci hanno portato mestiere. Sotto canestro Amedeo Tessitori ha messo corpo e timing. E Tommaso Baldasso ha aperto il campo con mano calda. Piccoli segnali, ma netti.

L’Italbasket oggi è questo: una base solida, un orizzonte che si allarga. L’ultimo Mondiale ci ha lasciato un’identità e un piazzamento da alta fascia (top-10/15 del ranking FIBA). Il gruppo è riconoscibile. Lo staff allena un linguaggio comune. I giovani ci entrano senza timidezza.

Nota di trasparenza: in alcune cronache è spuntato anche il nome di “Francesco Ferrari”. Non risultano convocazioni recenti nella Nazionale maggiore. Prendiamo quindi quel riferimento con cautela, in attesa di riscontri ufficiali.

Talenti che crescono, rotazioni più profonde

Procida ha allungato il passo. Attacca il ferro in pochi palleggi, chiude forte il contropiede, difende due ruoli. Spagnolo gestisce il pick-and-roll con tempi adulti e sta migliorando la selezione di tiro. Sono dettagli che pesano perché fanno salire il tetto della squadra. Baldasso, da specialista, costringe le difese a scegliere: raddoppiare i ball-handler o concedere un lato debole pulito. Mannion tiene il ritmo giusto, Tonut è collante su entrambi i lati, Ricci porta spaziature intelligenti da lungo moderno. Tessitori, quando impatta, sporca linee di passaggio e libera i compagni a rimbalzo.

Sono caratteristiche misurabili. Più triple dagli angoli, meno palle perse live, rotazioni a nove-dieci affidabili. Così si vince lontano da casa, come visto a Reykjavik, e si tengono vivi i finali punto a punto. Non serve magia. Serve ripetere abitudini buone.

Quando il sorteggio pesa: Serbia e Turchia

Qui la strada s’impenna. Incrociare la Serbia significa affrontare taglia fisica, tecnica scolpita e gerarchie chiare. Sono abituati a partite da dentro o fuori. Hanno creatori d’élite sul perimetro e lunghi che occupano l’area. Li abbiamo battuti a Manila, è vero, ma resta un colosso.

La Turchia è diversa, più ondivaga ma esplosiva. Se arrivano con i big, la taglia perimetrale e un lungo creativo come Şengün cambiano il quadro. Con un tiratore-gestore come Larkin, quando disponibile, il pick-and-roll ti mette alla prova su ogni possesso. Atletismo, strappi, pubblico caldo: è una trappola costante.

Come si regge l’urto? Tre chiavi concrete:
– rimbalzo difensivo pulito per togliere seconde opportunità;
– falli gestiti sui lunghi avversari, niente bonus regalati;
– percentuali da tre sopra il 35%, soprattutto dagli angoli.

Dentro questo quadro i nostri giovani diventano ago della bilancia. Se Procida e Spagnolo reggono il contatto e danno due canestri “difficili” a serata, il livello medio sale. Se Baldasso apre la difesa con due triple veloci, anche Tonut e Ricci si prendono spazi migliori. E allora la partita non è più solo sofferenza: è scelta, è ritmo, è fiducia.

Forse è questa la domanda da farsi prima del Mondiale: meglio strade comode o avversari che ti costringono a crescere adesso? A Reykjavik il pallone rimbalzava leggero. Chissà che, nel frastuono di un girone infernale, non torni proprio quella leggerezza a farci strada.

This post was published on 3 Luglio 2026 16:02

Giorgio Di Egidio

Biografia di Giorgio 2

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