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Shadow Of The Colossus, uno dei videogiochi migliori di tutti i tempi, è stato ispirato da un videogioco veramente insospettabile

Potrebbe sembrare strano e controintuitivo, ma come lo stesso Fumito Ueda ha dichiarato, è stato un videogioco FPS a ispirare il suo capolavoro, Shadow Of The Colossus.

Il mondo videoludico è molto più stratificato di quanto non si possa intuire, a un’occhiata superficiale. Molto spesso, i grandi autori videoludici, quelli la cui visione autoriale viene elevata e analizzata, finiscono poi per essere ispirati da più insospettabili fattori. Basti pensare, giusto per fare un esempio, all’autore di Dark Souls, Hidetaka Miyazaki, che partorì l’idea del multiplayer asincrono dopo che degli sconosciuti lo aiutarono a far ripartire la sua auto, rimasta in panne.

Shadow Of The Colossus, uno dei videogiochi migliori di tutti i tempi, è stato ispirato da un videogioco veramente insospettabile (player.it)

Un’altra convinzione che si tende a sviluppare, è che chi crea un determinato tipo di videogioco, venga necessariamente ispirato da altri giochi della stessa categoria. Nonostante ciò sia vero in alcuni casi, esistono delle eccezioni che, per quanto assurde, permettono davvero di notare aspetti nascosti di titoli che conosciamo da tutta la vita ma che non abbiamo mai avuto la possibilità di vedere, con gli occhi dell’autore. E un esempio arriva da una delle opere più amate, del grande Ueda.

I colossi, ma senza le armi? I percorsi mentali di Ueda

Già, nonostante quel grandissimo capolavoro di Shadow Of The Colossus non abbia all’interno né armi da fuoco, né carri armati, né cacciabombardieri e men che meno soldati in divisa armati di baionette, pare che una delle ispirazioni più forti per la realizzazione del titolo, sia stata proprio Battlefield 1942. Il celebre FPS del 2002 di DICE, nonostante possa dirsi un classico del genere ormai, rappresenta un’esperienza parecchio distante da SOTC.

Quando iniziò lo sviluppo di quello che a oggi è considerato il suo più importante titolo, Ueda veniva fuori dal flop commerciale che era stato ICO. In quel periodo, Sony gli aveva concesso praticamente carta bianca e lui sfruttò tanto del tempo a disposizione… a giocare a Battlefield 1942. Ciò che più lo affascinava durante le sue sessioni, era vedere come i giocatori riuscissero a coordinarsi e collaborare, nelle sessioni multiplayer.

I colossi, ma senza le armi? I percorsi mentali di Ueda (player.it)

E proprio quello divenne il suo primo obiettivo: creare un titolo in cui, orde di videogiocatori, avrebbero dovuto collaborare per abbattere degli enormi colossi. Proprio così: il primo concept di Shadow Of The Colossus, era quello di un multiplayer cooperativo. Ma cosa fu dunque, a farlo desistere e cambiare totalmente direzione?

Beh, banalmente, il costo che un’operazione del genere avrebbe avuto e la poca spendibilità di un titolo multiplayer online per console, nel 2005. Mentre Bf 1942 puntava all’utenza PC e nonostante nel 2005 PS2 avesse già la possibilità di connettersi a internet, a Sony parve che il gioco non valesse la candela. In questo modo, Ueda convertì il progetto in un single player. Il pallino della cooperazione forse, non ha ancora abbandonato Ueda che in The Last Guardian, ha reso l’interazione cooperativa tra il protagonista e il suo “cane”, l fulcro dell’esperienza.

E chissà cosa sarebbe successo su il piano di Ueda fosse andato in porto. Potremmo forse attualmente avere un rivale di titoli come Monster Hunter? L’operazione sarebbe fallita? Tutto ciò che possiamo sapere, è che probabilmente avremmo perso un titolo essenziale ma spettacolare, che ha davvero scritto un pezzo di storia artistica del medium.

This post was published on 19 Ottobre 2025 12:00

Pietro Falzone

Redattore Appassionato di videogiochi sin dal sempre più lontano 2002, quando per festeggiare i 5 anni ricevette una copia di Crash Bandicoot per la prima PlayStation. Il richiamo dell'avventura digitale lo fece innamorare di un mondo fatto di pixel, più o meno definiti. E l'amore non si è mai fermato. Inizia così a tastare tutti gli aspetti del mondo videoludico. Tra le sue più grandi passioni, si piazzano in ordine gli MMORPG (con sempre meno per giocarli, purtroppo), gli sparatutto in prima persona e, doprattutto, giochi di ruolo single player. Così si spiegano le più di mille ore, spalmate sui vari titoli From Software, da Demon's Souls in poi. Dalla fine delle medie, scopre una nuova passione: la scrittura. E come se non bastasse, scopre che nel mondo c'è chi scrive riguardo ai videogiochi, come se fosse un lavoro vero. Cosa fare di due passioni del genere dunque? Inizia così la ricerca disperata del giusto vascello, che riuscisse a convogliare voglia di fare, idee e tempo. Dopo un periodo passato a peregrinare, tra siti e sitarelli, approda su Player.it dove trova una casa in cui convogliare idee e spunti, al fianco di un team solido e costruttivo.

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