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Recensione (PC) Ion Fury

Prima dell’avvento di poligoni complicati sistemi di sprite e scaler dominavano il mondo degli sparatutto in prima persona. L’intero genere era pressoché trainato dai semi lanciati da una software house americana chiamata Id Software, responsabile per giochi diventati poi mattoni di intere generazioni videoludiche. L’arrivo di Doom (da poco tornato sulle console di attuale generazione) sul mercato, dopo le prove generali fatte con Wolfenstein, ha letteralmente dato il via ad un’ ondata creativa che da ricorda da lontano il mercato odierno, saturo di videogiochi battle royale.

Se c’è però un gioco che rappresenta il perfetto punto di mezzo tra l’inizio del genere e la sua scomparsa a causa dell’arrivo dei poligoni, quello è Duke Nukem 3D, realizzato da 3D Realms.

Ecco, il primo logo contro cui ci si imbatte quando si accede ad Ion Fury è proprio quello di 3D Realms e questo basta ed avanza per far si che il tuffo al cuore avvenga.
Nell’estate del 2019 è possibile mettere le mani su uno sparatutto in prima persona che sembra la versione ampliata e migliorata di un Duke Nukem 3D o di un Rise Of The Triads, tutto sprite e segreti da trovare interagendo con l’ambiente. Ion Fury, una volta chiamato Ion Maiden (il cambio di nome è dovuto ad una causa persa contro la nota band NWOBHM), è qui per accontentare quella voglia estremamente specifica che molti, moltissimi giocatori potrebbero nutrire.

Bando alle ciance e andiamo a vedere di che pasta è fatto questo Ion Fury.

C’erano una volta gli anni novanta e gli sparatutto in prima persona…

Ion Fury è uno sparatutto in prima persona vecchia scuola ambientato in un futuro non particolarmente lontano in bilico tra Deus Ex (il primo) e Ghost in the shell.
In un mondo che ha accettato di buon grado il potenziamento umano attraverso gli impianti cibernetici c’è bisogno di qualcuno che controlli e tenga sott’occhio gli individui più pericolosi, dotati di poteri e di abilità psico-cognitive decisamente superiori a quelle di un normale essere umano.

Qui entriamo in gioco noi, nei panni della protagonista Shelly “Bombshell” Harrison, poliziotta tutta d’un pezzo che ha la stessa goliardia di un famosissimo maschione tutto piombo e donnine disinibite; il nostro avatar nel gioco, dissacrante quanto serve, ci strapperà più di una risata per i suoi modi di fare tutto fuorché gentili; tutto ciò all’interno di ambientazioni piene di richiami alla cultura pop dell’epoca o alla cultura geek attuale. Le citazioni sono pressoché infinite, con poster a tema, negozi che strizzano l’occhio a cose che già conosciamo e con cabinati che nasconondono, spesso e volentieri, segreti di tutto rispetto.

Ion Fury è letteralmente un videogioco uscito a metà anni novanta non solo nella tecnica ma anche nella struttura, con tutti i pro e con i pochi contro del caso.
La trama è ridotta al minimo termine e funge da scusante per i massacri che, armati delle nostre potenti bocche da fuoco, ci ritroveremo a fare volta per volta. Perennemente a cavallo tra il kitsch degli action movie di serie B e lo scanzonato stile over the top di Duke Nukem, Ion Fury ci metterà al centro di sparatorie in locali notturni, visite a ville mafiose, battaglie in piazze cittadine in un tripudio di esplosioni, fiamme e avversari da abbattere.

Come nei cari vecchi titoli di Id Software, di Apogee e 3D Realms avremo a che fare con una vasta gamma di avversari caratterizzati dal loro tipo di comportamento, da armi particolari e da pattern d’attacco specifici: da strani monaci dotati di rivoltella, a figuri corazzati col lanciamissili passando per droni volanti armati di mitragliatrice (fastidiosissimi) e giganti robotici con la potenza di fuoco di un incrociatore da guerra.

Sparare agli sprite è sempre stato così divertente?

Il build engine che anima il gioco dopo diciannove anni mostra ancora i muscoli attraverso un gameplay supersolido e dinamico, impreziosito da sprite di tutto rispetto ed effetti speciali che fanno fare tranquillamente balzi di venti anni a chi gioca. Sparare, in Ion Fury, è divertente ed eccitante grazie anche ad una decina di armi diverse, ognuna dotata di modalità d’uso alternative; tutte soluzioni in grado di donare al parco armi del titolo la giusta versatilità per poter fronteggiare un grande numero di differenti situazioni. Tra revolver, mitragliatrici uzi, fucili a pompa che per l’occasione diventano lanciagranate e palle da bowling ripiene di esplosivo Ion Fury farà sicuramente contenti i giocatori alla ricerca dello shooting over the top che ha caratterizzato moltissimi titoli di metà anni novanta.

I livelli dove sono ambientate le vicende del titolo poi, giusto per non farci mancare nulla, sono di ottima qualità e cercano di imitare con stile e discrezione le idee del passato usando una certa grammatica di design: chiavi d’accesso, scorciatoie che si aprono, segreti nascosti negli anfratti o nei pertugi; tutti stilemi tipici che richiamano davvero da vicino i titoli principali di metà anni novanta.
La corsa al 100% di ogni livello in Ion Fury è un percorso lungo e irto di pericoli, con acrobazie da effettuare e sguardi da fissare alla ricerca del particolare perduto.

Nel corso della campagna, della durata di una dozzina di ore, ci troveremo anche ad affrontare bossifight niente male con nemici in grado di assorbire decine e decine di colpi e in grado di restituircene altrettanti, a gran velocità e con un grande numero di esplosioni a seguito. Ovviamente non abbiamo a che fare con bossfight carismatiche come quella del devastante cyberdemone o come quella di El Oscuro ma sapranno farvi sudare le proverbiali sette camicie a praticamente qualsiasi difficoltà.

Parlando di quest’ultima è importante sottolineare che il titolo ha dalla sua quattro differenti difficoltà destinate a diverse tipologie di giocatori: c’è la difficoltà per chi con gli sparatutto vecchio stile ci si deve approcciare per la prima volta e quella per i giocatori più smaliziati, in grado di mirare ai nemici un decimo di secondi dopo averli visti.

In breve abbiamo a che fare con un titolo dal grande level design, in grado di far incaponire tutti i completisti con un gameplay estremamente divertente. Le pecche di Ion Fury sono minuzie, principalmente legate ad un comparto sonoro non all’altezza della situazione e da qualche bug e da qualche scivolone nei bilanciamenti. Mentre gli effetti sonori di Ion Fury sono perfettamente in linea con quello che all’epoca ci si poteva aspettare e ancora oggi riescono a dare una sensazione a metà tra l’efficacia e la nostalgia, le musiche non risultano altrettanto brillanti e finiscono per stancare molto rapidamente, a causa di loop non particolarmente generosi. Poi si, le bombe bowling sono armi difficli da utilizzare a causa di rimbalzi strani e di una potenza non calibrabile con semplicità, qualche bug qua e la è capitato più di una volta (come strane compenetrazioni poligonali) ed il titolo non ha il carisma immortale dei grandi classici ma ehi, non è intenzione di nessuno sperare in un nuovo Doom II.

Ion Fury è un titolo realizzato con un motore grafico in disuso da oltre diciannove anni, con un gameplay vecchio di venticinque e con un grandissimo quantitativo di divertimento al suo interno. Un compitino estremamente ben realizzato, con ambientazioni e level design di grande classe ed un gameplay molto divertente. A far da contro troviamo qualche problema di bilanciamento nel comparto ludico e una colonna sonora non altrettanto brillante, macchiette su di una pietra preziosa che potrebbe far venire l’acquolina in bocca ad un grande numero di giocatori e appassionati. Obbligatorio per gli appassionati, consigliato ai curiosi.

Graziano Salini

Essere umano dotato di infinito nozionismo su cose di dubbia utilità, interagisce con il mondo dei videogiochi da quando ritiene di avere coscienza di sé. I punti forti del suo curriculum sono le oltre seimila ore passate sui moba, gli infiniti titoli conosciuti (e giocati) esplorando i meandri più reconditi della rete e l'indubbia capacità nel "flammare" con gentilezza il giocatore che ha davanti nella sua lingua natia. Dopo aver preso coscienza dell'esorbitante numero di ore passate su giochi in grado di danneggiare gli organi interni, il tizio raffigurato in foto ha deciso di comprarsi un computer normale e di tenersi aggiornato con le console dando frutto a lunghe sessioni di blasfemie e coccole davanti all'action adventure o al gioco di ruolo di turno, impazzendo davanti a enigmi dalle soluzioni lapalissiane o superando con scioltezza nemici dalla difficoltà aberrante. Nemico pubblico della punteggiatura e del bel scrivere, può vantare un lessico forbito da completo autistico derivato dai quintali di fumetti Disney letti in tenera età. Al momento sta aspirando alla santità aiutando tutto e tutti in missioni dalla dubbia utilità; aggiorna costantemente i suoi amici facebook sulla musica che ascolta (bella sopra ogni buon senso) e sui giochi che conclude, giusto per dare un senso ad account vecchi lustri.

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