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Recensione Stranger Things 3 The Game (PS4)

Come recitava una celebre canzone: nostalgia, nostalgia canaglia, che ti prende proprio quando non vuoi. Non si potrebbero trovare parole più adatte descrivere il successo commerciale di Stranger Things, la serie Netflix che, in occasione dell’uscita della terza stagione, è approdata anche sulle nostre piattaforme di gioco, con Stranger Things 3 The Game.

Oramai, si sa, basta piazzare qualche riferimento agli sfarzosi e sfavillanti anni ’80 per mandare in solluchero tantissimi nerd di tutto il mondo, che inizieranno a sognare ad occhi aperti, o a cantare squarciagola Never Ending Story. Ebbene, se la formula in questione ha funzionato così bene con una serie tv (di assoluto valore, c’è da sottolineare), perché non ripetere l’esperimento con un videogame?

Stranger Things 3 The Game è il risultato di questo ragionamento, con tutte le conseguenze del caso, positive e negative, che approfondiremo nel corso di questa recensione.

Recensione Stranger Things 3 The Game: quando gli anni ’80 ce li hai nel sangue

Una mappa piena di tutti i luoghi della serie che abbiamo imparato ad amare.

Iniziamo subito questa recensione dicendo che, se siete alla ricerca di qualcosa di nuovo sulla serie, magari un approfondimento su determinati personaggi secondari, o magari uno spin off dello show televisivo, siete completamente fuori strada. Stranger Things 3 The Game altro non è che la trasposizione videoludica della terza stagione della serie cult di Netflix.

Il gioco andrà a ripercorrere pedissequamente tutte le vicende narrate nelle otto puntate recentemente rilasciate sulla piattaforma di streaming per eccellenza, partendo dal black out al cinema del primo episodio e concludendosi con… no, non preoccupatevi, non troverete alcuno spoiler in questa nostra recensione.

La novità consiste, ovviamente, nel fatto che potremo controllare praticamente tutti i personaggi principali dello show. Da Mike a Bill, da Dustin a Lucas, passando per Hopper, fino ad arrivare, ovviamente, ad Undici. I personaggi potranno essere sbloccati nel corso della trama di gioco, e ognuno di essi sarà dotato da un tipo di attacco, di una tecnica speciale e, in alcuni casi, di un’abilità che potrà sbloccare l’ingresso a nuove aree di gioco.

Il tutto condito da un look che sembra uscito direttamente dal Super Nintendo, con una grafica a 16 bit e con una versione retro della colonna ufficiale della serie.

Un videogioco anni ’80… nel 2019!

Sarà possibile costruire oggetti per potenziare i vostri personaggi.

Passando ad un’analisi squisitamente tecnica, Stranger Things 3 The Game può essere categorizzato come un beat’em up, con qualche elemento ruolistico e con delle meccaniche che, per certi versi, ricordano i metroidvania. Il vostro scopo, infatti, sarà quello di ripercorrere la storia di tutti gli episodi della trama della terza stagione della serie, risolvendo enigmi e facendovi largo tra schiere di nemici di ogni tipo, sia umani che non.

Ogni personaggio avrà un’arma diversa, che gli consentirà di attaccare in corpo a corpo, oppure dalla media/lunga distanza. Lucas sarà armato con la sua fedele fionda, Dustin con una bomboletta spray al peperoncino, mentre il buon Hopper combatterà a suon di pugni. A tutto questo, dobbiamo aggiungere gli attacchi speciali, che consumeranno un certo numero di tacche della barra di “mana”, ricaricabile bevendo… una lattina di Coca Cola!

La mappa di gioco ci farà esplorare i luoghi della serie Netflix che abbiamo imparato ad amare: dalle case di tutti i bambini alla casa nel bosco di Hopper, dalla piscina di Hawking allo Starcourt Mall, fino ad arrivare ai celebri laboratori dove tutto ha avuto inizio. Si potranno utilizzare fino a due personaggi, ragion per cui, scegliete con cura chi dovrà far parte del vostro team.

A rendere più intrigante il tutto, ci saranno diverse missioni secondarie da svolgere per ottenere oggetti utili a fabbricare orpelli, oggetti che andranno a potenziare il vostri eroi preferiti, nonché alcuni enigmi sfiziosi e mai troppo impegnativi.

Ne avevamo veramente bisogno?

Riconoscete questa scena?

Sappiamo che quanto detto potrà essere interpretato come una provocazione bella e buona ma, dopo aver giocato le prime ore di Stranger Things 3 The Game, è esattamente questo che ci siamo chiesti. Perché ci si è limitati a ricalcare la terza stagione della serie, invece di creare qualcosa di nuovo, almeno parzialmente?

Se chi ha già spolpato le nuove puntate non troverà assolutamente niente di nuovo nella main quest, le missioni secondarie non aggiungono assolutamente niente all’esperienza complessiva, finendo anche per risultare abbastanza ripetitive. Le abilità speciali dei vari personaggi vi spingeranno a ritornare nelle aree già esplorate per sbloccare stanze precedentemente inaccessibili, allungando un po’ il brodo, ma Stranger Things 3 The Game è veramente tutto qui.

Alla fine della fiera, viene da chiedersi: a chi è diretto veramente Stranger Things 3 The Game? La risposta è presto data: ad un nostalgico degli anni ’80 che ha già divorato le nuove puntate della serie e che deve ingannare il tempo che lo separa dall’uscita della quarta e (forse) ultima stagione dello show.

Giudizio Finale

Alla fine, dopo i facili entusiasmi iniziali, Stranger Things 3 The Game ci lascia un (bel) po’ di amaro in bocca. Sarà perché avremmo voluto qualcosa in più di una semplice trasposizione videoludica della terza stagione di una serie comunque di alto livello, sarà perché oramai si parla solo di Stranger Things, sarà perché oramai le “operazioni nostalgia” stanno iniziando a stufare. Il gioco è e resta comunque un gradevole passatempo, ma non è destinato ad essere più di un semplice riempitivo, non molto diverso da un gioco mobile, ed è veramente un gran peccato, perché la sensazione è che si potesse fare molto ma molto in più.

Claudio Albero

Nasce a Torre del Greco, una piccola metropoli alle falde del Vesuvio, nei favolosi anni ’80, che già però non avevano più niente di favoloso. Provano ad educarlo con Beatles e musica classica sin dalla più tenera età, ma lui, di tutta risposta, si appassiona all’ heavy metal ed ai videogame , spendendo un piccolo patrimonio in sala giochi, quando queste due parole erano ancora slegate dalle slot machine. Dopo aver mosso i primi passi su Sega Master System II con Alex Kidd, il Super Mario con le orecchie a sventola, si innamora dei platform, degli action/adventure e degli RPG, con particolare attenzione alla saga di Final Fantasy. Inguaribile sognatore con le radici saldamente ancorate nel passato, scopre la sua passione per la scrittura quasi per caso, in uno dei tanti pomeriggi passati tra i corridoi della Facoltà di Giurisprudenza di Napoli, dove si laureerà giusto qualche anno dopo, con una tesi in Diritto d’Autore basata sull’opera multimediale. Dopo aver scritto di attualità e musica su Lacooltura.it , Road TV Italia e Federico TV , approda sui lidi di Player.it , in cui comincia sin da subito ad apprendere e fare domande, guadagnandosi rapidamente il titolo di “ redattore rompiscatole del mese ”. Nonostante sia legatissimo alla grande famiglia di Player, non sono rare alcune sue incursioni su portali come Gameplay Café e Spazio Rock . Musica, videogame, concerti, boardgame, modellismo, fumetti, cinema e serie tv: tanti hobby diversi tra loro, ma collegati da un fil rouge che li unisce tutti: il divertimento . È proprio questo che cerca in un videogame, è proprio questo sentimento che muove le sue dita, ed è sempre il divertimento la sensazione che cerca di infondere nei suoi articoli. Al di fuori del mondo del gaming, indossa giacca e cravatta per mimetizzarsi nel mondo degli avvocati, esercitando la professione forense, con lo scopo di conoscere a fondo le “ regole del gioco ”, nonché di minacciare di far causa a chiunque al minimo pretesto.

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