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Commovente Addio a Franco Baresi: Sei Ex Compagni Portano il Feretro, tra Applausi e Cori di Affetto

Davanti a Sant’Ambrogio, Milano si è fermata: sciarpe al cielo, occhi lucidi, un applauso lungo come un abbraccio. L’ultimo saluto a Franco Baresi ha avuto il suono semplice e pieno di verità di un “grazie, Capitano”.

L’aria sapeva di incenso e di pioggia leggera. Gente comune e volti noti si sono stretti sotto la facciata di Sant’Ambrogio. Nessun eccesso, solo rispetto. Le sciarpe rossonere hanno disegnato una scia di colore. Le mani hanno battuto insieme, a tempo, come in curva ma in silenzio.

Poi sono arrivate le voci. “Sarai sempre con noi”. “C’è solo il Capitano”. Cori semplici, senza effetti. Bastava il nome: Franco Baresi. Milano lo ha pronunciato come si pronuncia una parola di casa, con la confidenza di chi sa quanto conti.

La scena ha preso ritmo quando il portone si è riaperto. Il feretro è avanzato con passo lento. Davanti, un istante di sosta. Dietro, una folla che si faceva spazio con pudore. Qualcuno ha fatto il segno della croce, qualcuno ha solo chiuso gli occhi. Tutti hanno capito il momento.

A sorreggere quel legno scuro c’erano mani amiche. Sei ex compagni che hanno diviso spogliatoio e partite, sconfitte e trionfi. Demetrio Albertini, Alessandro Costacurta, Pietro Paolo Virdis, Massimo Ambrosini, Marco Simone e Alberico Evani hanno portato fuori il feretro dalla basilica. La piazza ha risposto con un applauso lungo, quasi a voler togliere peso a quelle spalle.

C’è stato un attimo di silenzio. E in quel vuoto si è sentita, nitida, la memoria. Le notti europee, San Siro che ruggiva, le linee difensive tirate su col gesso della leadership. Un’idea di calcio che Baresi ha incarnato da capitano e da guida.

Una città in silenzio e in coro

Milano conosce questo rituale, sobrio e potente. L’ha imparato nello sport, nelle sue curve, nelle sue strade. Davanti a Sant’Ambrogio si sono incontrati generazioni diverse: chi ha visto Baresi alzare coppe e chi lo ha conosciuto nei racconti dei padri. Le parole erano poche, i gesti giusti. Ogni coro iniziava piano, prendeva corpo, e poi si spegneva da sé, come per rispetto.

Nel mezzo delle voci, dettagli concreti. La maglia numero 6 che il Milan ha ritirato nel 1997. I 719 incontri ufficiali in rossonero. Sei Scudetti, tre Coppe dei Campioni/Champions League, due Intercontinentali. Ottantuno presenze in Nazionale, dal Mondiale ‘82 vissuto nel gruppo alla finale del ‘94 da leader vero. Dati che oggi sembrano righe d’archivio, ma che ieri erano vita vissuta sul campo.

L’eco di una carriera che resta

Non servono aggettivi, bastano le immagini. Una diagonale perfetta. Uno sguardo che sistema la linea. Un braccio che chiama il pressing. Il carisma come abitudine quotidiana. È questo che in molti si sono raccontati sul sagrato: non le statistiche in sé, ma la grammatica semplice del difendere bene e del tenere insieme una squadra.

Quando la bara ha imboccato il portico, le sciarpe rossonere si sono alzate ancora. Qualcuno ha registrato col telefono, altri hanno preferito non farlo. In casi così, ognuno trova la propria distanza dal ricordo. C’è chi cerca un’immagine da tenere, chi una parola da ripetersi.

Non tutto, oggi, ha bisogno di essere spiegato. Alcuni applausi, certe pause, parlano da soli. Forse il modo più vero di dire addio è restare un attimo fermi sul sagrato, ascoltare la città che respira e chiedersi quanto a lungo possa durare un grazie.

This post was published on 4 Agosto 2026 16:03

Giorgio Di Egidio

Biografia di Giorgio 2

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